Pierluigi Sandonnini

Twitter dà i numeri sul terrorismo

Dal 2015 chiusi oltre 600mila account poiché sospettati di fiancheggiare gli estremisti. Più della metà negli ultimi mesi del 2016. Francia e Turchia i paesi più a rischio

Roma - Twitter rende noti i risultati della propria lotta contro il terrorismo. Il social dei 140 caratteri dichiara di avere disattivato finora oltre 600mila account sospettati di attività di supporto al terrorismo. I dati sono contenuti in una nuova sezione del suo biennale Rapporto sulla Trasparenza, fra questi ci sono anche dettagli delle richieste governative di rimuovere contenuti accusati di promuovere il terrorismo in violazione dei Terms of Service (TOS) di Twitter stessa. Richieste governative che, però, rappresentano meno del 2 per cento di tutte le sospensioni degli account nel periodo preso in considerazione.

Negli ultimi sei mesi del 2016 sono stati sospesi 376.890 account sospettati di attività di promozione alla causa del terrore. Circa il 74 per cento di questi sono stati intercettati da Twitter con mezzi propri. Dall'agosto 2015 gli account chiusi sono stati 636.248. I paesi di provenienza degli account maggiormente interessati da questi provvedimenti sono la Francia e la Turchia.

Richieste di rimozione account
Twitter è un mezzo largamente usato da tempo da organizzazioni terroristiche ed estremiste per promuovere idee di nazionalismo, separatismo e razzismo. La società ha lavorato con gruppi come People Against Violent Extremism e il progetto Lumen per proteggere la piattaforma dall'abuso a scopo propaganda del terrorismo. Il social network ha regole ferree contro la promozione della violenza sul proprio servizio: "Non puoi minacciare di violenza o promuovere la violenza, compreso trattare o promuovere il terrorismo", si intima agli utenti.

Twitter ha affermato che continuerà a condividere nei suoi report sulla trasparenza gli aggiornamenti dei suoi sforzi per combattere l'estremismo. A dicembre dello scorso anno, Twitter, Microsoft, Facebook e YouTube hanno annunciato una collaborazione su un database condiviso che contribuisca a identificare i contenuti terroristici nelle loro rispettive piattaforme.

Pierluigi Sandonnini

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