Claudio Tamburrino

Istio, nuovo approccio ai microservizi

Google, IBM e Lyft danno vita ad un progetto open source che ha l'obiettivo di rendere i microservizi pių facili da sviluppare e gestire

Roma - Google, IBM e Lyft hanno annunciato Istio, nuovo progetto open source che ha l'obiettivo di rendere più sicura e semplice la gestione dei microservizi. In campo informatico, i microservizi sono servizi autonomi e, appunto, "piccoli" che lavorano insieme: soluzioni che rispondono alla necessità di scompattare un'applicazione in singole e semplici operazioni che interagiscano tra loro per riprodurre strutture più complesse.

Il progetto di Google, IBM e Lyft si basa sul proxy di quest'ultima Envoy, il software impiegato dalla compagnia di car sharing nella gestione di 100 diversi servizi su circa 10mila macchine virtuali processando in questo modo 2 milioni di richieste al secondo.

"Proprio come i microservizi aiutano a scompattare diverse funzionalità - si legge nel comunicato di presentazione - creare una rete di servizi aiuta a dissociare gli operatori dagli sviluppi delle funzionalità delle applicazioni e dai processi di rilascio". In questo modo "Istio trasformerà microservizi disparati in una rete di servizi integrati, inserendo sistematicamente un proxy tra i percorsi di rete tra di essi".

Per farlo Istio monitorerà i microservizi offerti e mostrerà agli utenti i dati ad essi relativi, insieme a quelli relativi al comportamento generale del network e altre informazioni potenzialmente utili a individuare velocemente eventuali anomalie. Inoltre, Istio permetterà la gestione di operazioni legate a policy specifiche, permettendo cioè agli operatori di implementare diversi aspetti relativi alla sicurezza, senza dover mettere mano da zero al codice.

"Gli operatori possono indirizzare un sottogruppo preciso del traffico di produzione per qualificare una nuova release di servizio. Eventuali problemi o ritardi possono essere inseriti nel traffico per verificare la resilienza della rete di servizio". Inoltre, Istio offre sistemi automatizzati per equilibrare il traffico HTTP/1.1, HTTP/2, gRPC e TCP e garantisce standard elevati di sicurezza nelle comunicazioni tra i servizi grazie a una connessione TLS.

Istio per il momento farà il suo esordio solo per il sistema open source Kubernetes, ma è possibile che nei promessi aggiornamenti (ogni tre mesi) diventerà presto disponibile per altri ambienti.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàBUILD2016/ Giorno 2, oggi tocca ad AzureDopo la ridda di annunci dell'esordio, con Windows 10 aggiornato a un anno dal lancio, oggi tocca a Office, ai servizi cloud, e a tutta l'infrastruttura online di Microsoft. Bing compreso
  • AttualitàLIVE/ Future Decoded 2016Torna a Milano la conferenza che presenta il meglio della tecnologia Microsoft agli addetti ai lavori. Qual č la visione di Redmond per il futuro della tecnologia?
6 Commenti alla Notizia Istio, nuovo approccio ai microservizi
Ordina
  • Č una novità, mi pare iniziata nel 1964, si chiamava Multics, ora si chiama Plan9. Diciamo che, dalla prospettiva attuale,la sua idea consiste nel passare dai mainframes (2.0, aka datacenters aka servizi "cloud") ai clusters.

    Ah, si questo a qualcuno non piace... Bé per questi qualcuno ho una notizia: potrete andare avanti ancora un po' ma oltre dovrete perforza passare a soluzioni "distribuite", la storia insegna (se la si studia) ed è piuttosto ripetitiva.
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > È una novità, mi pare iniziata nel 1964, si
    > chiamava Multics, ora si chiama Plan9. Diciamo
    > che, dalla prospettiva attuale,la sua idea
    > consiste nel passare dai mainframes (2.0, aka
    > datacenters aka servizi "cloud") ai
    > clusters.
    >
    > Ah, si questo a qualcuno non piace... Bé per
    > questi qualcuno ho una notizia: potrete andare
    > avanti ancora un po' ma oltre dovrete perforza
    > passare a soluzioni "distribuite", la storia
    > insegna (se la si studia) ed è piuttosto
    > ripetitiva.

    blablablabla sono mesi che rompi le palle con Plan9 ma tanto non se lo caga nessuno. nessuno!
    non+autenticato
  • E' vero. Questo tool non è poi questa grande novità, ma hai fatto l'esempio sbagliato.
    Plan9 si può considerare una delle tante piattaforme per mettere su clusters, questo tool va ad un livello più alto, deployment e monitoraggio dei servizi.
    non+autenticato
  • Plan9 è un *sistema operativo* che ha implementato prima che la SUN nascesse il motto della SUN the network is the computer. Puoi riassumere il suo modello come: "ogni macchina è autonoma, può cooperare con altre e se ha bisogno di risorse extra può richiederle a macchine dedicate in rete, le macchine possono servire, storage, cpu ecc". Anche la sua UI era incredibile per i tempi.

    I microservizi oggi sono un pacchiano tentativo di tenere in piedi applicazioni scritte coi piedi di un felino deambulante sbronzo su una tastiera avendo un'infrastruttura non più gestita da sistemisti ma direttamente da sviluppatori, gli stessi "gatti" deambulanti di cui sopra, che non sapendo nulla di operation si arrangiano inanellando un disastro dietro l'altro. Questo è il "DevOps" moderno, dove dev è la code-monkey e ops è quest'ultima appena fa qualcosa (ovvero danni) e dice ops non avendo il tempo di dir altro perché già defenestrata e sostituita da un'altra pari sua che seguirà a sua volta analogo percorso fino al crollo completo dell'azienda.
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > Plan9 è un *sistema operativo* che ha
    > implementato prima che la SUN nascesse il motto
    > della SUN the network is the computer. Puoi
    > riassumere il suo modello come: "ogni macchina è
    > autonoma, può cooperare con altre e se ha bisogno
    > di risorse extra può richiederle a macchine
    > dedicate in rete, le macchine possono servire,
    > storage, cpu ecc". Anche la sua UI era
    > incredibile per i
    > tempi.
    >

    E' corretto, ma non aggiunge niente al commento precedente. Plan9 è a basso livello mentre Istio lavora a livello più alto quindi non è paragonabile.

    > I microservizi oggi sono un pacchiano tentativo
    > di tenere in piedi applicazioni scritte coi piedi
    > di un felino deambulante sbronzo su una tastiera

    Sui microservizi stanno spacchettando tutte le applicazioni quelle decenti e quelle meno decenti. La frase sopra è una semplificazione eccessiva e non corretta.

    > avendo un'infrastruttura non più gestita da
    > sistemisti ma direttamente da sviluppatori, gli
    > stessi "gatti" deambulanti di cui sopra, che non
    > sapendo nulla di operation si arrangiano
    > inanellando un disastro dietro l'altro. Questo è
    > il "DevOps" moderno,

    Si vede che dove lavori te sono degli incapaci e non sanno organizzare il lavoro. I devops non devono arrangiarsi, ogni volta che devono fare qualcosa in produzione hanno un sistemista pronto a dare supporto.


    > dove dev è la code-monkey e
    > ops è quest'ultima appena fa qualcosa (ovvero
    > danni) e dice ops non avendo il tempo di dir
    > altro perché già defenestrata e sostituita da
    > un'altra pari sua che seguirà a sua volta analogo
    > percorso fino al crollo completo
    > dell'azienda.

    Defenestrata? Mica tanto facile con la scarsità di sviluppatori.
    non+autenticato
  • > Plan9 è a basso livello mentre Istio
    Ho commentato in senso generare considerando l'intero stack: oggi hai mostri enormi per cercare di aggirare problemi che altri nel passato han assai più brillantemente risolto.

    > Sui microservizi stanno spacchettando tutte le applicazioni
    Sono solo l'ennesima moda tra le mode, come docker dove "la massa" ha scoperto che le partizioni di sistema operativo sono una forma di virtualizzazione interessante, e ovviamente codesta massa continua a non conoscere le zones, le jails, le vpar ecc e crede che lxc sia il meglio del meglio.

    > Si vede che dove lavori te sono degli incapaci e non sanno
    > organizzare il lavoro.
    Può darsi, sono in quella che viene definita la Silicon Valley europea (Sophia Antipolis) e si, ci sono tanti incapaci, ma anche gente che se la cava niente male Sorride

    > I devops non devono arrangiarsi, ogni volta che devono fare
    > qualcosa in produzione hanno un sistemista pronto a dare supporto.
    Vedi un tempo lo sviluppatore sviluppava ed il sistemista componeva il sistema e lo teneva in piedi (rozzamente parlando) oggi tu sostieni sia normale aver qualcuno che spala m*rda ogni volta che una code monkey si fida dei suoi test e della sua CI?

    > Defenestrata? Mica tanto facile con la scarsità di sviluppatori.
    Agli occhi del management ce n'è pieno, per lo più nel subcontinente indiano, nell'est Europa e in Cina... Non tutti sviluppano fw per Intel o NVidia ehA bocca aperta
    non+autenticato