Claudio Tamburrino

Facebook contro la pirateria video

Il colosso dei social network acquisisce una startup specializzata nella gestione dei diritti di proprietÓ intellettuale online. Dopo aver raggiunto YouTube cerca di non ripeterne gli errori

Roma - Facebook ha acquistato Source3, startup sviluppatrice di una tecnologia per identificare la proprietà intellettuale condivisa dagli utenti Internet senza il permesso degli aventi diritto.

Facebook si sta così armando di tecnologia per contrastare la pirateria video sulla propria piattaforma: un modo per guadagnare la fiducia dei produttori di contenuti e consolidare così la sua strategia di miglioramento della qualità dell'intrattenimento offerto ai propri utenti.

La tecnologia di Source3 è in questo senso ideale: perfezionata per riconoscere, organizzare e analizzare i contenuti protetti da proprietà intellettuale è stata finora utilizzata - come si legge sul sito della startup dove si annuncia l'acquisizione - "per identificare quelli di diverse aree tra cui sport, musica, intrattenimento e moda". Insomma, è in grado di lavorare sia sul riconoscimento dei video, dell'audio e dei marchi.
Facebook è ormai una delle piattaforme online più utilizzate per la condivisione e la visione di video. Per diventare regina anche in questo settore ha finora sfruttato la presenza, fra gli User Generated Content su cui non può certo effettuare un controllo preventivo, dei video caricati e/o condivisivi in violazione della proprietà intellettuale dei titolari. Ora che la sua rincorsa al Tubo sembra essersi conclusa con successo, tuttavia, sembra intenzionata ad allinearsi alla piattaforma di Google nella gestione dei contenuti, anche al fine di evitare le rischiose cause di violazione di proprietà intellettuale che hanno in passato fatto la storia per esempio proprio di YouTube.

Così, nei mesi scorsi contro la pirateria video Facebook ha aggiornato il suo Rights Manager, strumento del tutto simile a Content ID di YouTube pensato per limitare le ripubblicazione di video ad opera di terzi, permettendo ai detentori dei diritti di gestire una propria collezione di soli video da proteggere, e quindi confrontare in termini di tracce audio e di immagini con il materiale caricato da terzi sul social network in modo da autorizzare o bloccare a monte il replicarsi dei contenuti su cui vantano il copyright.

Claudio Tamburrino
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