Alfonso Maruccia

Didi, guerra commerciale contro Uber

Il colosso del car sharing cinese investe somme sostanziose nei business "alternativi" a Uber presenti in giro per il mondo. Un modo per mettere sotto pressione la corporation statunitense che pure non se la passa benissimo.

Roma - Didi Chuxing non ferma la sua rincorsa al business di Uber, colosso del car-sharing che deve affrontare i suoi ben noti problemi interni mentre tiene a bada una concorrenza che si batte a suon di mega-investimenti in giro per il mondo. Nel giro di pochi giorni, infatti, la corporation cinese ha incrementato ulteriormente la propria presenza sui mercati internazionale "alleandosi" con due concorrenti minori di Uber.

Il primo investimento importante - ancorché nulla è stato ufficialmente comunicato in merito alle cifre in gioco - riguarda Taxify, società di corse automobilistiche a chiamata in "stile Uber" presente sia in Europa (soprattutto nei paesi dell'Est) che in Africa che può ora contare sui danari di Didi per continuare a estendere il network del servizio.

Taxify è attiva in 18 paesi inclusi Ungheria, Romania, Sud Africa, Nigeria e Kenya, con 2,5 milioni di utenti e una rete comprensiva di auto private come di taxi operanti con l'apposita licenza. Per come l'ha descritta il CEO di Didi Cheng Wei, la partnership "strategica" con Taxify metterà in comunicazione i servizi di trasporti privati sparsi nei tre continenti (Asia, Europa, Africa) e garantirà alla corporation europea fondi per far crescere il business e tecnologie per prodotti più "smart."
Nei fatti, l'investimento in Taxify garantisce a Didi un ulteriore canale di pressione su Uber al di fuori dell'oramai conquistato mercato locale cinese. Un obiettivo più che evidente anche considerando l'altro investimento che il colosso cinese - il secondo al mondo per valutazione finanziaria dopo Uber - ha fatto in questi primi giorni di agosto, vale a dire l'accordo finanziario con Careem.

Anche in questo caso si tratta ovviamente di una corporation specializzata in corse automobilistiche private, con un'area di influenza che parte da Dubai e si estende in 80 città di 13 diversi paesi del Medio Oriente e del Nordafrica. L'azienda vanta 12 milioni di clienti registrati, una rete di 250.000 autisti e una valutazione di mercato pari a più di 1 miliardo di dollari.

A salutare l'arrivo dei soldi cinesi di Didi è stato il CEO di Careem Mudassir Sheikha, che ha evidenziato le tecnologie a base di intelligenza artificiale tra i "vantaggi" che saranno presto a disposizione dell'azienda. Dal punto di vista di Didi, infine, l'investimento in Careem permette ora all'azienda di dichiarare un "framework globale di collaboratori" capace di servire il 60% della popolazione mondiale e 1.000 diverse città. Uber, evidentemente, non ha motivo di stare serena.

Alfonso Maruccia
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