Claudio Tamburrino

Apple vs FBI, secondo round per la strage in Texas

Per velocizzare i tempi legali necessari allo sblocco dell'iPhone al centro del folle sterminio compiuto negli Stati Uniti, e memore dell'affaire San Bernardino, Cupertino ha immediatamente contattato le autoritÓ che hanno per˛ preferito agire di proprio conto ma senza successo

Roma - FBI ed Apple sono alle prese con un nuovo scontro per l'accesso ai dati di un dispositivo di proprietà dell'autore di una strage: anche Devin Patrick Kelley, autore della sparatoria nella Chiesa di Sutherland Springs, Texas, aveva un iPhone la cui crittografia sta fermando le indagini delle autorità portando allo scontro legale e di comunicazione con Cupertino.

Il tutto ruota intorno al fatto che l'FBI non sembra avere gli strumenti adeguati a forzare le protezioni disposte da Apple: sulla base dell'All Writs Act, una normativa del 1789 che dà ai tribunali il potere di emettere ordini per rendere esecutivi decisioni di altre autorità, era stata formulata un'ingiunzione con la quale si imponeva a Cupertino di collaborare per sviluppare del codice che consentisse agli inquirenti di craccare l'iPhone 5C di uno dei responsabili della strage di San Bernardino e favorire così le indagini sulle sue intenzioni terroristiche. Apple aveva puntato i piedi respingendo la richiesta come illecita e il conseguente caso giudiziario si era poi chiuso con il ritiro della denuncia da parte dell'FBI, arrivata nel frattempo per conto suo a trovare una soluzione tecnica per violare il dispositivo del killer di San Bernardino.

Il tutto aveva naturalmente avuto degli strascichi: sia dal punto di vista delle tempistiche delle indagini (allungate notevolmente dalla necessità di procedere in giudizio nei confronti di Cupertino), sia di quello economico, dal momento che, a seguito della resistenza di Cupertino e della necessità di andare avanti con le indagini, infatti, le autorità avevano alla fine pagato un hacker grey hat (o a un collettivo) per ottenere i dettagli dell'agognato exploit in grado di forzare la memoria dell'apparecchio.
Da allora i rapporti FBI-Apple non si sono normalizzati, anzi gli agenti del Bureau già in un'altra occasione erano ricorsi alla pubblicità della stampa per fare pressione su Cupertino (per esempio quando l'agenzia era in possesso dell'iPhone del responsabile dell'accoltellamento di 10 persone avvenuto a settembre in un centro commerciale del Minnesora). In quel caso, tuttavia, la questione - senza un diretto indizio di possibile legame con il terrorismo islamico la questione sembra essere finita lì.

Per il caso del Texas, dove le vittime sono 26, l'FBI ha di nuovo espresso pubblicamente le difficoltà che sta avendo nello sbloccare il dispositivo dell'autore della strage e la conseguente perdita di tempo prezioso nel corso delle indagini: tuttavia - secondo fonti informate sui fatti - nelle fondamentali 48 ore immediatamente successive ai fatti le autorità non avrebbero contattato Apple per richiedere aiuto nello sblocco dell'iPhone dell'autore della strage. In quel tempo il dispositivo è stato inviato negli uffici federali di Quantico, Virginia, dove i tecnici non sono comunque riusciti ad accedere ai contenuti protetti da crittografia o agli account online del soggetto incriminato.

Proprio per evitare lungaggini e accuse di mancanza di collaborazione, peraltro, stavolta la stessa Apple ha provveduto a contattare le autorità, offrendo la propria disponibilità al fine di accorciare i tempi legali necessari: Cupertino si è infatti detta immediatamente disponibile ad ottemperare a eventuali richieste tramite ingiunzioni preliminari.



Nel caso avesse avuto un iPhone di ultima generazione, per esempio, sarebbe bastato utilizzare la mano del morto per procedere allo sblocco del device tramite riconoscimento delle impronte digitali, una possibilità ora esclusa dal momento che gli iPhone richiedono una password oltre all'impronta digitale dopo 48 ore di non utilizzo.

Claudio Tamburrino
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7 Commenti alla Notizia Apple vs FBI, secondo round per la strage in Texas
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  • Mettete Tim Cock in una cella, assieme ad un'orda di spogliarelliste assatanate di Las Vegas e confesserà tutti i sistemi di sblocco entro 5 minuti.
    non+autenticato
  • Dopo un articolo su Apple e i paradisi fiscali ecco un bell'articolo in cui Apple può ergersi a paladino dei diritti umani e protettore della privacy dei cittadini.
    Sorride

    Che coincidenza! Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: 5f7d7415269
    > Dopo un articolo su Apple e i paradisi fiscali
    > ecco un bell'articolo in cui Apple può ergersi a
    > paladino dei diritti umani e protettore della
    > privacy dei
    > cittadini.
    > Sorride
    >
    > Che coincidenza! Sorride

    PI, cane al piede di Apple.
    non+autenticato
  • - Scritto da: 5f7d7415269
    > Dopo un articolo su Apple e i paradisi fiscali
    > ecco un bell'articolo in cui Apple può ergersi a
    > paladino dei diritti umani e protettore della
    > privacy dei
    > cittadini.
    > Sorride
    >
    beh insomma, paladina al 25%Sorride ......
    < If Apple receives a warrant or court order, it will give law enforcement authorities iCloud data, as well as the keys needed to decrypt it. >
    (..)
    < It could not be learned whether Apple had received a court order to turn over iCloud account data. >
    non+autenticato
  • Le autorità US non hanno alcun problema ad accedere a qualsiasi dispositivo (citofonare NSA), ma entrambe le parti devono fare la sceneggiata: FBI deve piangere per non svelare che può accedere quando e come vuole, Apple che pur essendo collaborativa non si presta a creare nessuna backdoor.
  • - Scritto da: bradipao
    > Le autorità US non hanno alcun problema ad
    > accedere a qualsiasi dispositivo (citofonare
    > NSA)

    Anche se fosse, non possono certo svelare pubblicamente le loro "armi segrete" contro l'uomo qualunque. Altrimenti non sarebbero più segrete...

    Se per esempio volessero utilizzare le informazioni raccolte contro di te, dopo mesi o anni di spiamento, sarebbero ovviamente costretti ad adire le normali vie legali. Ma a quel punto, in tribunale gli verrebbe chiesto di dimostrare il metodo che hanno usato per accedere (pena l'inammissibilità delle prove ottenute). Che significherebbe di fatto annunciare a tutto il mondo le loro tecniche, perdendo così il vantaggio della segretezza.

    Quindi se mai vorranno giocare (o per meglio dire, "giocarsi") le loro carte segrete, ammesso che le abbiano, lo faranno solo coi pezzi grossi. Cioè solo dove risulta accettabile rinunciare al vantaggio della segretezza. Cosa che di certo non si applica né a me, né a te, né alla stragrande maggioranza della gente.
    non+autenticato
  • FBI sono civili NSA militari e qualsiasi cosa che dispone NSA e' un segreto militare non soggetto alle autorita' civili, il passaggio non e' scontato d'ufficio non va avanti niente
    non+autenticato