Mirko Zago

Twitter, stretta agli account verificati

Twitter cambia le regole per la validazione degli account di valenza pubblica. Per garantire maggior trasparenza serve più controllo, moderazione e rispetto di regole ferree; che ora sono state scritte

Roma - La certificazione degli account è diventata per Twitter un tema scottante. Da quando nel luglio del 2016 il servizio di microblogging ha deciso di permettere a chiunque di fare richiesta di ottenimento della nota spunta blu che garantisce il riconoscimento del "proprietario" dell'account, la sua gestione si è fatta via via sempre più complicata. L'efficacia dello strumento è scemata anche per via di una cattiva interpretazione degli utenti: "verificare significa autenticare l'identità e la voce" e non offrire un indicatore di importanza come spesso si crede, evidenzia l'azienda. Twitter riconosce che "la verifica è stata a lungo percepita come un'approvazione" anche per sua responsabilità: offrendo maggior visibilità agli account verificati, (come dichiarato con un tweet ufficiale).

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A questo punto Twitter ha scelto di rivedere il sistema di autenticazione e verifica, individuando innanzitutto delle regole da rispettare pena l'esclusione dal programma. È stato così definito che il badge blu di account verificato permette alle persone di sapere che un account di interesse pubblico è autentico. Ma finché il nuovo programma non sarà rodato, l'autorizzazione alla validazione degli account rimarrà ancora per un po' sospesa, come già preannunciato nei giorni scorsi.

In secondo luogo Twitter ha informato che il badge e lo stato di account verificato non sono permanenti. In qualsiasi momento Twitter può procedere alla revoca. "Un account potrebbe perdere il suo stato di account verificato se dei cambiamenti alle impostazioni del profilo alterano lo scopo originale dell'account. Gli account verificati in precedenza potrebbero non essere idonei per il ripristino del badge". Secondo le nuove regole, gli account verificati dovranno rispettare pedissequamente i termini di servizio di Twitter, prevedendo che anche violazioni di contenuto e non solo formali possono concorrere alla revoca.
In termini concreti questo cambio di rotta si tradurrà nell'impossibilità di validare un account appartenente ad un utente che inneggia all'odio e che discrimina. Un caso simile è accaduto la scorsa estate con la concessione del badge a Jason Kessler, organizzatore dello United the Right rally a Charlottesville, noto per le sue idee razziste. Un errore da non ripetere.

Anche il processo di richiesta di verifica riceve nuove attenzioni: si deve innanzitutto informare Twitter sul motivo per cui dovrebbe prendere in carico la richiesta. Tra le informazioni obbligatorie da condividere ci sono un numero di telefono e un'email convalidati, una biografia, una foto del profilo, una foto d'intestazione, una data di compleanno se l'account è associato ad una persona, un sito Web che rappresenti la persona o l'azienda, tweet impostati come pubblici nelle impostazioni sulla privacy e infine la verifica dell'accesso.

Contro i furbi, Twitter precisa che gli account che utilizzano un badge come parte della foto del profilo o di quella di sfondo, o in qualsiasi altro modo che simuli lo stato di account verificato, sono soggetti alla sospensione permanente dell'account. Per Twitter si apre un nuovo impegno di moderazione che gli costerà non poco sforzo, dal momento in cui ha deciso di adottare sistemi più severi di "punizione" anche nei confronti di utenti semplici (non verificati). Tra questi si trovano la riduzione della reach dei messaggi, sospensione del servizio di pubblicazione tweet e invio messaggi privati, blocco dei tweet in alcune aree geografiche, mettere l'account in modalità di "sola lettura", obbligo di dimostrare la propria identità per sbloccare l'account, ma anche la sospensione a vita. Le regole sono chiare.

Mirko Zago

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