Claudio Tamburrino

NASA, corsa di intelligenza ad ostacoli

Dopo le sfide all'antico gioco da tavolo del Go il genere umano entra in competizione con lo stato dell'arte dell'Intelligenza Artificiale in una prova più adrenalinica: una gara alla guida di droni telecomandati. Com'è andata? E come andrà in un futuro ormai alle porte?

Roma - Intelligenza artificiale e umana si sono sfidate al comando di droni in una gara nella quale questi dovevano essere guidati su un percorso con tanto di ostacoli dentro cui passare.

A organizzare la corsa, un modo originale per fare il punto sullo status della ricerca, sono stati gli studiosi della NASA che l'hanno messa in pista lo scorso 12 Ottobre nei loro laboratori jet propulsion a Pasadena: ad essere messi alla prova non solo la capacità di controllo dell'AI sulla velocità dei droni, ma in generale la sua comprensione dell'ambiente circostante, degli ostacoli e del percorso migliore di navigazione.

Ad essere contrapposto è stato il meglio di entrambi i mondi, da un lato i droni, nomi in codice Batman, Joker e Nightwing, automatizzati dagli algoritmi sviluppati nel corso degli ultimi due anni dalla NASA utilizzando anche la tecnologia impiegata tra l'altro nella navigazione aerospaziale (finanziata anche da Google), dall'altra il pilota di droni della NASA Ken Loo.

A favore delle AI, in particolare, è contato il fatto che - a differenza dei piloti umani - non si stancano e non sono istintive: i ricercatori hanno per esempio sottolineato come i droni automatizzati prendevano una velocità di marcia mantenendola nel corso di tutta la gara, mentre quello guidato dall'uomo tendeva ad accelerare aggressivamente in alcune fasi, per poi decelerare in situazioni critiche o nei momenti di stanchezza.

Nel complesso questo ha significato una vittoria sulla lunga per i droni automatizzati, ma con il giro più veloce rimasto appannaggio di Loo, che inoltre è stato in grado di eseguire acrobazie aeree più ardite e quindi impressionanti e con le quale ha in alcuni casi disorientato i droni avversari.

È ovvio che tali sfide non siano soltanto dei passatempi per geek, ma che rappresentino delle fasi necessarie per tarare al meglio gli algoritmi delle AI al fine di consentirne un uso sempre più massiccio nella vita di tutti i giorni. I test condotti sulle capacità delle AI di governare "sapientemente" dei velivoli anche in condizioni in cui la reattività nel prendere una decisione o la destrezza nel saper affrontare o aggirare ostacoli apre nuovi scenari sui mezzi di trasporto a "volo autonomo" (non potendo parlare propriamente di "guida autonoma"). E questo non soltanto in ambito aerospaziale (NASA), ma anche commerciale: si pensi ad esempio all'implementazione di un'AI infallibile sui taxi volanti del futuro di Uber, o al corrispettivo di Google che di certo non mancherà (visto che Waymo è di Mountain View e che la stessa è tra i finanziatori del sistema di navigazione utilizzato nel test condotto dalla NASA).

E proposito di Big G: come dichiarato da Demis Hassabis, CEO di DeepMind, la sussidiaria di Alphabet votata all'AI che già non ha eguali tra gli esseri umani al gioco del Go: "Vogliamo sfruttare algoritmi come questo per risolvere problemi complessi del mondo reale come il ripiegamento delle proteine o la progettazione di nuovi materiali". E tra i problemi reali c'è anche la lotta contro il cancro. È di pochi giorni fa, infatti, l'annuncio in tal senso della partnership con il Cancer Research UK Centre dell'Imperial College di Londra.
Che ben vengano dunque le AI se per scopi così nobili?

Claudio Tamburrino
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