Claudio Tamburrino

Russiagate, l'FBI sapeva ma non diceva

Gli hacker russi avrebbero continuato per un anno a cercare di attaccare gli account Gmail dei politici a stelle e strisce. Ma stando alle indagini condotte dall'Associated Press il bureau non li avrebbe avvertiti

Roma - L'FBI avrebbe avuto indizi degli attacchi russi nei confronti di diversi politici e personalità coinvolte nelle ultime elezioni politiche a stelle e strisce, ma avrebbe mancato di avvertire tempestivamente i diretti interessati.

La vicenda è quella del cosiddetto Russiagate, ovvero la possibile influenza giocata dal Cremlino nelle ultime elezioni politiche a stelle e strisce sia attraverso l'accesso illegale e la successiva divulgazione delle comunicazioni private di determinati politici (e in particolare di Hillary Clinton e del Comitato democratico) che la creazione di account sui social network e la condivisione di notizie ad hoc per infuocare il clima politico ed estremizzarlo verso alcuni argomenti e posizioni coincidenti con quelli supportati dall'allora candidato Repubblicano Donald Trump, che sarebbe appunto stato poi eletto come 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America.

Indizi e dati che confermano tale intervento straniero sono stati innanzitutto raccolti dal Congresso degli Stati Uniti d'America tramite la richiesta di testimonianze da parte dei big dell'IT e in particolare dei social network, le cui piattaforme sono state a quanto pare sfruttate tramite account gestiti dalla Russia: già a inizio novembre Facebook e Twitter si erano incontrati con le autorità, con le prove di circa 100.000 dollari spesi su 3.000 messaggi pubblicitari connessi a 470 account o pagine "non autentiche" su Facebook e 201 account su Twitter. Successivamente le piattaforme sono scese nei dettagli: Facebook ha riferito che la propaganda russa sarebbe arrivata a toccare addirittura 126 milioni di utenti, mentre gli account identificati sul tecnofringuello sono saliti da 2.752 e 36mila bot.
Ora, tuttavia, sembra che la stessa FBI avesse conoscenza (o quanto meno diversi indizi) delle attività di hacker russi e in particolare che avrebbe investigato su decine di migliaia profili i cui account Gmail sarebbero stati presi di mira dal gruppo di hacker allineati al Cremlino Fancy Bear: tentativi di accedere a tali caselle di posta sarebbero addirittura continuati per un anno.

Il problema - secondo quanto raccolto da Associated Press - è che di tutte queste indagini solo in pochissimi casi sarebbero stati avvertiti i diretti interessati, con la conseguenza che tutti gli altri non hanno potuto adottare le contromisure necessarie a impedire la creazione di effettivi o ulteriori problemi a loro danno, tra cui quelli che hanno portato al leak degli account e delle comunicazioni private dei membri del partito democratico nel bel mezzo della campagna presidenziale.

L'FBI non ha commentato direttamente la questione, a parte per un breve comunicato nel quale ha riferito "di notificare per routine gli individui e le organizzazioni le cui informazioni sono potenzialmente in pericolo".

Claudio Tamburrino
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