Alfonso Maruccia

Dropbox, quotazione più vicina

La corporation dello storage tra le nuvole sarebbe finalmente pronta a quotarsi in borsa, e avrebbe scelto una via "confidenziale" per avviare la IPO. Ai dubbi degli analisti, il management risponde con i profitti

Roma - Dopo una lunga fase di avvicinamento alle transazioni finanziarie di Wall Street, Dropbox sarebbe ora in procinto di dare finalmente il via all'offerta pubblica iniziale (IPO) che sancirebbe l'approdo in borsa del colosso del cloud storage. Coinvolti nell'operazioni i nomi grossi della finanza globale, mentre il management rivela particolari sul rapporto a dir poco conflittuale con la Apple di Steve Jobs.

Stando alle fonti, Dropbox avrebbe percorso la strada delle "offerte confidenziali" introdotta dal JOBS Act statunitense nel 2012 per preparare il terreno alla IPO. A gestire l'operazione assieme a Dropbox ci sarebbero Goldman Sachs e J. P. Morgan, mentre per quanto riguarda i tempi dell'apertura ufficiale si parla del secondo trimestre dell'anno appena iniziato.

In teoria Dropbox non avrebbe nulla da temere dal debutto a Wall Street, visto che nel 2014 aveva un valore stimato di 10 miliardi di dollari e che, secondo il CEO Drew Houston, le vendite annuali per il 2017 ammontano a 1 miliardo di dollari con profitti stabili e una crescita votata all'offerta di nuovi prodotti per utenti consumer e business.
Nella pratica, il recente passato delle IPO a tema cloud storage dovrebbero forse togliere il sonno a Houston e al resto del management di Dropbox: convinta di fare il botto dopo l'arrivo in borsa, la concorrente Box ha debuttato con numeri non particolarmente allegri e continua a perdere soldi ancora oggi.

Dropbox si sente in ogni caso forte dall'alto dei suoi 500 milioni di utenti - ad agosto 2017 - 200.000 dei quali di classe business, e una IPO con risultati positivi potrebbe essere una sorta di rivincita per Houston dopo le parole non molto amichevoli scambiate in passato con Steve Jobs: il dominus di Apple considerava il cloud storage come una "funzionalità" e non un prodotto, e secondo Houston avrebbe sostanzialmente minacciato - indirettamente - di voler fare fuori l'azienda.

Alfonso Maruccia
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