
SCO afferma che la licenza originale di UNIX System V, redatta a suo tempo dalla vecchia proprietaria di UNIX,
AT&T, prevede che tutti i software che si basano sul codice - anche se profondamente modificato - di UNIX, vadano considerati prodotti derivati e, come tali, ancora soggetti alla licenza originale. Di recente Novell ha però messo in dubbio questa asserzione mostrando il vecchio numero di una newsletter distribuita da AT&T ai propri licenziatari, risalente al 1985, in cui il colosso annunciava una modifica al proprio contratto di licenza con cui rinunciava ad ogni diritto sulle versioni derivate di UNIX System V. SCO afferma tuttavia che una newsletter non può avere valore legale e che, nel contratto di licenza in suo possesso "ereditato" da AT&T, non vi è nessun emendamento di tal genere.
Al pari di
quella sui copyright, la questione dei derivati di UNIX ha un'importanza cruciale per il processo in corso contro IBM: se Novell riuscisse infatti a dimostrare che SCO non può rivendicare la proprietà dei prodotti e delle tecnologie derivate da UNIX, quest'ultima dovrebbe rinunciare alla sua maggiore arma contro Big Blue e, di conseguenza, contro gli utenti di Linux. Non va infatti dimenticato che, secondo SCO, la stragrande maggioranza del codice e delle tecnologie che sarebbero state riversate nel kernel di Linux apparterrebbero a sistemi operativi derivati da UNIX, quali, per l'appunto, AIX e Dinyx.
Le cause che SCO ha intentato mercoledì contro AutoZone e DaimlerChrysler, di cui è possibile consultare i testi delle denunce sul sito groklaw.net rispettivamente
qui e
qui, hanno suscitato vive reazioni fra la comunità open source e fra diversi esponenti dell'industria.
Secondo il papà del Pinguino, Linus Torvalds, quello di SCO sarebbe un mero tentativo di "distrarre la gente dal vero problema", ossia che "SCO non ha un business". Eric Raymond, il ben noto guru dell'open source e autore del libro-manifesto "The Cathedral and the Bazaar", ha invece persino proposto, come concreta forma di sostegno ad AutoZone, di comprare tutti qualcosa da uno dei suoi negozi di accessori per auto.
Ieri Raymond ha anche pubblicato
un comunicato interno di SCO che afferma di aver ottenuto da un dipendente dell'azienda rimasto, per ovvie ragioni, anonimo. La nota svelerebbe come SCO, per lanciare guerra a Linux, abbia ricevuto delle somme di denaro da Microsoft. Raymond
aveva già lanciato simili sospetti all'epoca dell'investimento, in SCO, della società di capital venture BayStar.
Stuart Cohen, CEO dell'Open Source Development Labs (
OSDL), ritiene che le cause intentate da SCO non avranno nessun effetto sulla crescita di Linux ma che, al contrario, potrebbero rendere la comunità open source ancora più forte e unita.
Il CEO di Samsung, Don MacAskill, ha affermato di non essere affatto preoccupato dalle azioni legali di SCO e di continuare il suo impegno nell'appoggiare lo sviluppo e la crescita di Linux.
In generale gli analisti sembrano concordi sul fatto che, anche dopo queste due prime cause legali ad utenti commerciali di Linux, la stragrande maggioranza delle aziende sembra intenzionata a stare alla finestra e osservare lo svolgersi degli eventi.