Mitnick: divieto di parlare

Se continuerà a far sentire la propria voce rischia di tornare in galera. Non può scrivere, non deve parlare, non può usare il computer o internet. Ci si chiede come debba vivere

Web - Kevin Mitnick deve tacere e deve quindi smettere di partecipare a seminari e convegni su hacking e sicurezza, perché così facendo viola i termini della libertà vigilata e se non smette di farsi sentire rischia di tornare in galera. Questo il senso dell'avvertimento arrivato dal magistrato che si occupa della libertà vigilata del più celebre tra gli hacker.

Le condizioni alle quali gli è stata concessa la libertà vigilata dopo cinque anni di carcere impediscono a Mitnick di toccare un qualsiasi computer o telefono cellulare e in generale qualsiasi device che consenta l'accesso ad internet. E questo per almeno tre anni. In una intervista a CNET, Mitnick ha detto "se non posso scrivere né parlare non so cosa farò".

Ma il celebre hacker, autore di un "j'accuse" senza precedenti contro i media e la giustizia americana all'atto del suo rilascio, è intenzionato a combattere per ottenere il permesso di esprimersi. Secondo Mitnick non è vero che i termini della libertà vigilata gli impongono il silenzio. I suoi articoli sui settimanali, i suoi commenti in televisione e nei convegni, infatti, non rientrerebbero nella richiesta del magistrato. Questi infatti ha imposto che se Mitnick scrivesse un libro sul suo caso, non potrebbe riceverne gli introiti. "Ed io, ha detto Mitnick, non intendo scrivere un libro sulla mia esperienza proprio a causa di quella limitazione".
Ciò che colpisce è che Mitnick, a cui è vietata anche qualsiasi consulenza informatica, è già stato ascoltato dal Congresso lo scorso febbraio quando si parlava degli attacchi cyber contro alcuni colossi del Web. Invece gli è stato negato il permesso di partecipare ad un convengo sui diritti civili a cui l'aveva invitato la prestigiosa Carnegie Mellon University. Pare emergere, quindi, una sorta di "accanimento persecutorio" nei suoi confronti.