Nanotech, gli USA accelerano

Da Washington fanno sapere che la priorità è garantire tecnologie che non danneggino la salute. Intanto da qui al 2008 si investiranno in nanoricerca quasi 5 miliardi di dollari. Ma c'è chi ne ha paura

Washington (USA) - Il futuro dei materiali del computing, delle piattaforme di sicurezza e persino della medicina e dell'esplorazione spaziale risiede, secondo le menti grigie dell'amministrazione Bush, nella nanotecnologia. Al punto che il Governo americano ha deciso stanziamenti che non hanno precedenti per sostenere la ricerca in uno dei settori che potrebbero regalare agli USA una notevole edge tecnologica sugli altri paesi.

Stando al direttore del National Nanotechnology Coordination Office Clayton Teague, l'amministrazione americana intende finanziare nel 2004 il settore per un miliardo di dollari, promettendo ulteriori 3,7 miliardi nel periodo 2005-2008. Il suo ufficio, un organismo voluto da Washington per assicurarsi che neppure un centesimo venga sprecato a causa del mancato coordinamento delle nanoricerche condotte sul territorio americano, assumerà quindi un ruolo molto più centrale che in passato.

Teague e i suoi colleghi hanno anche un ruolo considerato essenziale: quello di spiegare alla gente che le promesse della nanotecnologia non sono destinate a colpire e danneggiare l'uomo e l'ambiente. "Il nostro governo - ha spiegato lo stesso Teague ai reporter - punta molto sulla ricerca nanotecnologica, senza consentire compromessi con la salute pubblica. Con tutto questo sostegno, la nanotecnologia potrà svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo della nostra economia per i prossimi anni".
L'annuncio degli stanziamenti, confermato in occasione dello show-expo "Nanotech 2004", un evento pensato proprio per avvicinare il pubblico a questo settore, ha sollevato un certo interesse in ambito internazionale, sebbene anche Europa e Giappone abbiano pianificato investimenti per la nanotecnologia, anche se non così consistenti. Nei giorni scorsi l'Unione Europea ha dichiarato che a diversi settori della ricerca tecnologica in cui la nanotecnologia rappresenta un elemento centrale verranno dedicati fondi per almeno 24 milioni di euro. Una analoga somma sarà poi investita dalle grandi società del settore, interessate a fruire dei finanziamenti per sviluppare nuove generazioni di prodotti in alcuni lucrosi settori, come quello dei microprocessori.

I progetti su cui puntano i ricercatori vanno anche verso nuove forme di sensori wireless capaci di coordinarsi anche in grandi quantità per nuove forme di rilevazione, oppure di nanotubi al carbonio o di sistemi di emissione luminosa. Ciò che appare certo a tutti è che per portare le nanotecnologie al centro dei processi produttivi in una molteplicità di settori ci vorranno ancora molte costose ricerche.

A "remare contro" sono però coloro che si interrogano sui rischi della nanotecnologia. Scienziati dell'Università di Edinburgo, per esempio, nei mesi scorsi hanno puntato l'indice contro la possibilità che i nanocomponenti finiscano nelle vie respiratorie umane per le loro ridottissime dimensioni e causino danni di varia portata all'organismo. Scenari ancora peggiori sono quelli descritti da autorevoli menti come il co-fondatore di Sun Microsystems, Bill Joy, secondo cui l'assenza di un vero possibile controllo sulla materia renderà le cose molto più complicate di quanto oggi si è disposti a riconoscere.
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