Responsabilità provider: no della Corte Suprema

Negli States una sentenza di massimo grado ridà fiato alle libertà digitali: un provider non può essere ritenuto responsabile per i messaggi apparsi sui newsgroup che ospita

Washington (USA) - La questione può sembrare idiota ai più smaliziati o semplicemente superficiale, se non fosse che sulla responsabilità dei provider continua a regnare una grande confusione in tutto il mondo. E così una sentenza della Corte Suprema, con la quale si stabilisce che un provider non può essere responsabile dei messaggi apparsi sui newsgroup ospitati dai propri server, diventa un caso internazionale destinato a segnare una rotta.

Il caso specifico è quello di Prodigy, uno dei principali provider statunitensi, citato in tribunale perché non avrebbe fatto abbastanza per fermare un utente che, spacciandosi per un ragazzo, ha inviato messaggi osceni in un gruppo e una email oscena ad un capo Boy Scout.

Il ragazzo "vittima" delle email false, Alexander G. Lunney, insieme al padre si è appellato alla Corte Suprema degli Stati Uniti per vedere condannato Prodigy, visto che i messaggi contenenti termini offensivi e illeciti sono stati inviati dai suoi server. Ma la Corte Suprema ha confermato la sentenza già emessa dalla Corte d'Appello dello Stato di New York secondo cui Prodigy ha un ruolo passivo di veicolo per i messaggi e, proprio come un'azienda telefonica, non può essere denunciato per il suo servizio.
Padre e figlio cercavano danni per offese, negligenza e stress emotivo. Ma al di là del caso specifico, il pronunciamento della Corte Suprema, proprio perché si tratta del massimo organismo della magistratura americana, potrebbe trasformarsi in una "guida" per i paesi nei quali sul tema della responsabilità dei provider si naviga ancora "a vista".
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