Online la PA discrimina i disabili

In Italia la legge che obbliga la Pubblica Amministrazione a rendere accessibili i propri materiali anche alle persone con disabilità, è disattesa sul web. Un appello-accusa gira sulla rete

Web - I siti della Pubblica Amministrazione discriminano. La discriminazione sta nel fatto che i siti non sono costruiti per essere navigati in "solo testo" o da chi fa uso di sistemi di supporto per le proprie disabilità, come i non vedenti. Questa situazione, che appare naturalmente intollerabile e antistorica, è ora oggetto di una sorta di catena di S.Antonio, con un documento che va diffondendosi sulla rete in questi giorni. Eccone alcuni importanti stralci:

"Il diritto di accesso al web, data la sua quasi consolidata universalità, e più in generale il diritto di accesso alle risorse informatiche della P.A., coincidendo sempre più col diritto al lavoro e con il diritto allo studio, (cioè con diritti costituzionalmente garantiti), deve essere, appunto, garantito.

La LEGGE, infatti, attualmente impone alla pubblica amministrazione, nella erogazione dei suoi servizi, di attenersi a criteri di economicità, di efficienza, di trasparenza e di imparzialità, garantendo cioè il DIRITTO COSTITUZIONALE DI UGUAGLIANZA (Art. 3 Cost.)."
L'appello-denuncia poi illustra alcune considerazioni pubblicate sul newsgroup it.comp.accessibilita.ciechi dal prof. Flavio Fogarolo, autore di "Erica", un software per l'esplorazione di formule matematiche per non vedenti. A proposito del "portale RadioRai", Fogarolo scrive: "A leggere i credits ci hanno lavorato in 15. Possibile che nessuno di questi "esperti" abbia provato ad accedere al sito, non dico con browser speciali, ma in modalità solo-testo?"

L'appello cita anche la recente "Web Accessibility Initiative" del World Wide Web Consortium, che definisce gli standard per la rete. Una iniziativa fatta di linee-guida tecnologiche e di principio. Dove, tra l'altro, si afferma: "L'obiettivo principale di queste linee guida consiste nel promuovere l'accessibilità. Seguendole, si otterrà il risultato di rendere i contenuti Web più facilmente fruibili da tutti gli utenti, a prescindere dal particolare interprete in uso (ad es., browser normali, browser basati su dispositivi di sintesi vocale, telefoni cellulari, personal computer per automobili, ecc.) o da eventuali limitazioni a cui essi possono essere costretti (ad es., ambienti rumorosi, stanze sottoilluminate o sovrailluminate, ambienti in cui occorra avere in qualunque momento le mani libere , ecc.). Il conformarsi a queste linee guida consentirà agli utenti di reperire sul Web informazioni in maniera più veloce. Queste linee guida non invitano gli sviluppatori di contenuti a non utilizzare immagini, video, ecc., suggeriscono invece come rendere i contenuti multimediali accessibili a un pubblico più vasto."

Come a dire, dunque, che se la PA volesse, gli strumenti ci sono. Considerando anche che della cosa si occupa persino il Consiglio Nazionale delle Ricerche in uno studio importante: Accessibilità di siti web, problematiche reali e soluzioni tecniche.

L'appello si conclude con una richiesta all'Autorità per l'informatica nella Pubblica amministrazione (AIPA) affinché:
a. predisponga un testo di Decreto Legge da portare all'approvazione del Consiglio dei Ministri, che vincoli per legge le pubbliche amministrazioni ad attenersi a questi standards internazionali;
b. emani una serie di linee guida e metta a disposizione delle P.A. una serie di strumenti di controllo (ad esempio tools e servizi di validazione (es. bobby)), per monitorare l'accessibilità dei siti pubblici, sia prima che dopo il rilascio delle pagine web pubbliche.
c. costituisca un gruppo di coordinamento di esperti delle varie amministrazioni pubbliche con lo scopo di produrre e sviluppare tecnologie assistive gratuite da distribuire attraverso i siti di amministrazioni pubbliche in linea con detti standards."

Redazione Stand By
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