Editoriale 8/5/2000

La rapida diffusione di virus come Melissa o, più recentemente ILoveYou, purtroppo è spesso da imputarsi alla scarsa attenzione di noi utenti. Più responsabilità dunque, specie sul posto di lavoro

Con quello che è accaduto in questi giorni ? penso ne abbiano parlato anche su Marte ? questo editoriale non poteva essere dedicato che a lui: il virus che ci ama tutti! ILoveYou, per gli amici ILY, ha messo nel sacco un bel po ? di gente: del resto è nella natura umana far cadere ogni barriera alla minima lusinga? Parlando più seriamente, però, io mi trovo d?accordo con quanto potrete leggere nell?articolo ?Virus/Come fermare questa piaga?? di questo stesso numero: è vero che i virus che circolano via e-mail trovano alle volte dei mezzi molto subdoli per arrivare ai loro scopi, ma è altresì indubbio che parte della responsabilità di queste grandi epidemie sia da imputarsi a noi utenti. Sarebbe ora, infatti, che chi ?lavora? con il computer in Rete, e sottolineo la parola ?lavora?, si facesse carico di responsabilità ben superiori alle attuali. Non è possibile infatti che persone come gli impiegati pubblici, le signorine delle agenzie stampa o i centri di assistenza siano puntualmente fra i primi veicoli d?infezione per questo tipo di virus. Chi per lavoro ha nel proprio address book centinaia o migliaia di indirizzi non può pensare, a ridosso delle esperienze avute con virus come Happy99 e Melissa, di aprire ogni mail un po ? strana che gli capita a tiro: mi spiace dirlo, perché non vorrei sembrare antipatico, ma chi oggi in ambito di lavoro ancora non adotta un antivirus (ce ne sono addirittura di gratuiti!), non lo aggiorna (oggi è tutto automatico!), ma si getta invece sul primo trojan che passa, rende un pessimo servizio non solo alla sua azienda, ma a tutta la comunità. Certo, si dirà, i problemi nascono a monte, in chi i virus li scrive e in chi lascia falle a destra e a manca nei propri software, ma ho la netta impressione che se non si inizia noi dal basso a stare un po ? più accorti, sarà sempre peggio.
Alessandro Del Rosso
TAG: sicurezza