AOL annuncia: lo spam sta calando

Le stime del maggiore provider d'America cozzano con quelle di un celebre istituto di ricerca. La legge antispam appena approvata dà segni di funzionamento? Intanto Time Warner nega di voler vendere AOL a Microsoft

San Francisco (USA) - Cala. Per la prima volta la quantità di spam che arriva ai milioni di abbonati ai servizi internet di America Online sta calando. Lo ha annunciato nelle scorse ore la stessa AOL, secondo cui, forse, la nuova legge americana antispam sta funzionando.

AOL afferma che nel corso dell'ultimo mese lo spam si è ridotto: si è passati dai 2,6 miliardi di messaggi abusivi trasmessi dagli spammer contro gli abbonati del provider registrati il 20 febbraio, agli 1,9 miliardi registrati il 17 marzo.

Un portavoce dell'azienda ha anche sottolineato come siano nello stesso periodo diminuite le segnalazioni di spam degli utenti, di quello spam cioè che riesce a superare i filtri impostati dall'azienda. Un numero, ha affermato AOL, sceso da 12,7 a 6,8 milioni nello stesso periodo febbraio-marzo.
Il merito di tutto questo, secondo AOL, risiede sì nei filtri messi a punto dall'azienda ma anche nella nuova legge. "Speriamo - ha spiegato - che gli spammer ora ci pensino due volte prima di spingere il bottone di invio".

Come noto, la legge è estremamente severa contro soggetti americani che si rendano colpevoli di spam, una disposizione che però colpisce soltanto un certo spam e soltanto chi tra gli spammer può essere rintracciato. A questo testo e ad altre normative si sono appellati anche i quattro maggiori provider americani quando hanno recentemente denunciato più di 200 spammer statunitensi. Una causa che in pochi ritengono, però, possa avere effetti sostanziali sullo spam.

Ma è una legge, quella americana, che stando ad un rapporto reso noto nei giorni scorsi dall'autorevole Pew Internet and American Life Project non sta dando i frutti sperati e in un sondaggio gli utenti USA si sono detti più tartassati che mai dallo spam di queste settimane. Addirittura, secondo la società specializzata Brightmail, il 62 per cento di tutta la posta elettronica americana di febbraio era costituita da spam.

E mentre gli esperti si scambiano numeri e stime, Time Warner è stata costretta a smentire le voci circolate nelle ultime settimane e riprese dal New York Post. Voci secondo cui il braccio telematico del colosso dell'intrattenimento, AOL appunto, sarebbe sul punto di essere venduto a Microsoft, società che controlla il secondo maggior provider americano. Si tratta di notizie, ha affermato Time Warner in una nota, destituite di ogni fondamento. Da parte sua, Microsoft ha ricordato che l'azienda non commenta le speculazioni che appaiono sulla stampa.
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