Quelli di Aimster sono dei cybersquatter

Lo hanno deciso gli arbitri del NAF americano. A questo punto America Online in qualsiasi momento può reclamare il dominio del celebre servizio di file-sharing e tutta una serie di altri domini. Decisione del tutto sorprendente

Web - Ha colto tutti di sorpresa la notizia di una decisione del NAF americano che dichiara i fondatori di Aimster, celeberrimo sistema di file-sharing in grande ascesa, di essere dei cybersquatter, ovvero "accaparratori di domini Internet".

Secondo gli arbitri del Forum nazionale americano (NAF), il dominio "Aimster" richiama troppo da vicino il nome "AIM", quello del celebre sistema sparamessaggi di America Online (AOL). Non solo, Aimster, secondo gli arbitri, ha registrato quel dominio e una serie di domini simili (come AimsterTV) per speculare sul nome del software AOL e costruire un proprio business a spese di quest'ultimo.

La decisione è scioccante perché se è vero che Aimster sfrutta le buddy list di AIM per consentire la condivisione dei file, è altrettanto vero che si tratta di un prodotto e di un servizio diverso da AIM e di un nome, soprattutto, del tutto diverso. Secondo qualcuno, quanto affermato dai giudici equivarrebbe a bocciare un dominio "Pepsi Cola" perché ricorda troppo "Coca Cola".
Come conseguenza della decisione, maturata nell'ambito delle procedure di risoluzione introdotte dall'ICANN, c'è la possibilità per America Online di chiedere ed ottenere per sé il dominio Aimster.com, sito visitatissimo dai partecipanti di una delle più importanti community del file-sharing. Con quel dominio, AOL potrebbe reclamare anche Aimster.com, AimsterTV.com e AimsterTV.net. Domini che secondo il NAF spetterebbero proprio ad AOL.

Per Johnny Deep, fondatore di Aimster, l'unica strada possibile per "salvare la situazione" è chiedere l'intervento di un tribunale federale che dia parere favorevole su una questione fondamentale: l'azienda Aimster ha diritto o no al dominio Internet che porta il suo nome? Con quel parere in mano, Deep eviterebbe di perdere il popolarissimo dominio.

"Gli utenti Internet che si trovano su domini basati sul termine AIM sono portati a pensare - hanno scritto gli arbitri del NAF - che il servizio di Deep o il sito siano in qualche modo legati o affiliati o sponsorizzati da AOL, il che non è". Parole chiare con un'accusa: "Puntando su questa ambiguità, Aimster sta intenzionalmente attraendo utenti con scopi commerciali facendo loro credere di accedere ad un servizio fornito da AOL". Da qui l'aver riconosciuto in Deep la "cattiva fede" nella registrazione di quei domini.

Uno dei tre giudici, contrario alla "condanna", ha dichiarato che a suo parere "poiché Aimster si richiama espressamente ad AIM per il suo funzionamento non c'è nulla di male che lo faccia anche nel dominio". Una questione, comunque, che non sembra destinata a chiudersi qui.
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