
A quest'azione, la prima del genere per quanto riguarda il nostro paese, soprattutto la prima a prendere di mira gli "heavy-user" italiani del peer-to-peer, ne seguiranno altre. L'annuncio, hanno sttolineato le major, segna infatti "l'avvio di un?azione internazionale con centinaia di nuove cause contro la pirateria musicale nei prossimi mesi".
IFPI ha ribadito stamattina che da tempo l?industria discografica persegue una strategia di informazione volta ad educare il più possibile sull?illegalità della condivisione online di brani musicali senza autorizzazione e sui danni che la condivisione stessa genera. E ha specificato come una serie di studi condotti da terze parti ha rivelato come il file sharing illegale sia
una delle principali cause della crisi del mercato musicale, un mercato che nel 2002 ha fatto segnare una riduzione del 7,4% e che per il 2003, secondo le prime stime, farà registrare un ulteriore calo del 7%.
Con l'azione di oggi - ha ribadito Jay Berman - vogliamo chiarire la nostra volontà di fare appello alle normative vigenti, denunciando alle autorità competenti persone che, mettendo a disposizione di tutti tramite Internet brani musicali copiati illegalmente, non rispettano la legge".
"Nel contempo - ricorda una nota diffusa da FIMI - l?industria discografica sta sostenendo lo sviluppo di sempre nuove alternative legali: più di 500.000 consumatori in Europa, infatti, hanno al momento accesso a un catalogo di 300.000 brani disponibili su 50 siti legali".
Oltre ai 30 denunciati in Italia, l'operazione ha portato ad una diffida e richiesta di risarcimento inoltrata a 120 utenti in Danimarca. 68 denunce a carico di altrettante persone sono state prodotte in Germania per utilizzo illegale dei sistemi di peering. In Canada 29 sono coloro che sono stati citati in tribunale per le proprie attività sul P2P.
"In termini economici - afferma la nota - l?ammontare totale dei risarcimenti, delle multe e delle sanzioni amministrative potrebbe aggirarsi attorno a diverse migliaia di Euro ad personam".
Un punto sul quale le major si sono soffermate è quella della propria convinzione che la condivisione di file musicali in grandi quantità stia causando seri danni all'industria di settore.
"L?upload illegale - è stato detto - ha severamente danneggiato l?industria della musica a livello globale, causando la caduta delle vendite e la perdita del posto di lavoro per migliaia di persone. Il fenomeno, che si è verificato in tutto il mondo,
ha generato una perdita globale da 38 miliardi di dollari nel 1998 ai 30 miliardi di dollari nel 2003.
"Il crollo delle vendite - hanno affermato le major - è stato particolarmente significativo nei paesi dove ha avuto luogo la prima ondata di cause legali. Negli ultimi cinque anni, il livello delle vendite in Canada ha subito una diminuzione del 30% circa. Negli ultimi tre anni in Germania le vendite sono diminuite di oltre il 30% e in Danimarca addirittura del 50%. Le vendite di album musicali in Italia sono scese di 50 milioni di Euro tra il 2001 e il 2003".
Intanto si stima che il numero di file musicali protetti da copyright e illegalmente condivisi via Internet, tramite software di file sharing, sia cresciuto dai 500 milioni del 2002 agli attuali
800 milioni.