P2P, la retromarcia di Urbani

Sull'onda delle proteste, il ministro decide di cancellare le sanzioni per il download ad uso personale. Il testo sarà dunque corretto. Soddisfatta l'opposizione ma rimangono cauti i provider. La Carlucci pensa ad una nuova tassa

P2P, la retromarcia di UrbaniRoma - La guerra non è ancora vinta ma i sostenitori delle libertà digitali tirano un sospiro di sollievo. Il ministro Giuliano Urbani ha infatti invitato i deputati che stanno esaminando il suo decreto alla Camera a cancellare dallo stesso le sanzioni previste a carico degli utenti o, più precisamente, a non sanzionare il download di file ad uso personale.

Il nuovo approccio presentato ai deputati della Commissione Cultura che stanno esaminando il provvedimento ha incontrato l'apprezzamento di maggioranza ed opposizione. Fin dal suo primo apparire il decreto aveva sollevato una enorme quantità di critiche e nelle scorse ore era emerso un orientamento diffuso, anche nella maggioranza, per apporre modifiche sostanziali al testo messo a punto dal titolare del dicastero dei Beni culturali e approvato dal Consiglio dei Ministri. Oltre al ministro delle Comunicazioni Gasparri, rilievi e perplessità su alcuni aspetti del decreto erano stati espressi anche dalla relatrice del provvedimento in Commissione, Gabriella Carlucci (Forza Italia), e dal suo collega di partito Antonio Palmieri.

"La decisione del Governo - ha dichiarato Franca Chiaromonte, deputata diessina membro della Commissione - rappresenta un primo passo verso l'apertura di una discussione che dovrà, senza alcun dubbio, riguardare i molti altri lati deboli di questo provvedimento: l'attribuzione al dipartimento della pubblica sicurezza di poteri di indagine spettanti all'autorità giudiziaria; l'uso di terminologie incoerenti con le definizioni previste dalle normative europee; l'assegnazione implicita ai provider di funzioni a carattere ispettivo che non possono certo riguardare chi svolge un'attività imprenditoriale; il rischio della violazione della privacy degli utenti di Internet e, infine, la evidente disparità di trattamento e di tutela delle opere protette dal diritto d autore".
Alla dichiarazione dell'on. Chiaromonte, che ha ripreso in toto le tesi già sostenute nella questione pregiudiziale presentata dall'opposizione per impedire l'esame del decreto, e poi ritirata, ha fatto seguito anche una presa di posizione di altri esponenti dell'opposizione. Secondo il senatore Fiorello Cortiana, presidente dell'Intergruppo Bicamerale per l'Innovazione Tecnologica, "la disponibilità della maggioranza e del presidente della VII Commissione Adornato, in accordo con il Ministro Urbani, a eliminare le sanzioni contro chi scarica file per uso personale dal decreto è un passo importante per evitare una criminalizzazione di massa di milioni di cittadini. Ora aspettiamo di vedere il testo della proposta emendativa della maggioranza. Le decine di migliaia di firme contro quella scelta e la mobilitazione del popolo della rete hanno ottenuto un primo riscontro".

Nei prossimi giorni, dunque, la Commissione continuerà a lavorare sul decreto seguendo nuove direttrici. Da un lato si renderà omogeneo il trattamento per tutte le opere dell'ingegno e non solo per quanto riguarda i film, ma dall'altro si dovrebbe riuscire a superare il nodo che nel DL Urbani impegna i provider a svolgere un ruolo che non è quello del fornitore di servizi.

Su questo punto lo stesso Cortiana ha voluto sottolineare come, nonostante la lettera di Urbani, rimanga "assolutamente critico il passaggio del decreto che prevede che i provider, uno dei settori in crescita della nostra economia, divengano impropriamente i mastini di internet, controllori degli utenti in lesione della loro privacy. E' dannoso confondere la questione del libero accesso ai contenuti e la questione della pirateria commerciale, oggi in mano alle organizzazione criminali. Ma questo richiede un approfondimento che potrà essere fatto in ambito legislativo, non attraverso un decreto legge d'urgenza".

Rimangono peraltro molto cauti proprio i provider. L'associazione AIIP contattata da Punto Informatico, in attesa di conoscere più approfonditamente già nei prossimi giorni l'orientamento della Commissione anche alla luce della posizione espressa dal Ministro, ha ribadito la propria preoccupazione per la formulazione dell'articolo 1, di cui già da più parti è stata chiesta la cancellazione, e, più in generale, per la non sufficiente distinzione tra fornitori di accesso e fornitori di servizi.

Riserve dei provider sono peraltro prevedibili anche rispetto ad una possibilità ventilata dalla Carlucci ieri, quella dell'imposizione di una "quota" tratta dai ricavi dei fornitori di connettività che andrebbe a compensare le copie fatte non a fini di lucro, similmente a quanto accade con le imposte sui supporti di registrazione, una sorta di nuova tassa su internet che, però, deve ancora essere discussa.
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