La UE vuole i videogiochi in Grecia

La Commissione tra due mesi farà il punto: se Atene non avrà concesso l'uso e la diffusione di sistemi elettronici oggi messi al bando allora il paese sarà deferito alla Corte di Giustizia europea

Bruxelles - A otto mesi di distanza da un primo warning ufficiale, la Commissione europea ha avvertito le autorità greche che la UE non accetterà ulteriormente il notissimo e criticatissimo divieto imposto all'uso di certi videogiochi in Grecia.

La questione, dovuta ad una legge che un tribunale greco ha già definito incostituzionale, secondo la Commissione dovrà essere risolta entro due mesi. In questo lasso di tempo la legge e i regolamenti di pubblica sicurezza ad essa collegati dovranno essere superati da una nuova normativa, oppure cancellati.

Per la Commissione, in ballo, evidentemente, ancora prima dei diritti dei cittadini europei in Grecia, ci sono diverse questioni di natura commerciale e di trattati internazionali. La legge greca, d'altra parte, concepita per dare scacco matto al fenomeno dei videopoker, mette al bando l'uso di giochi elettronici e sistemi elettromeccanici per il gioco. Ma è stata formulata in un modo talmente poco ortodosso da aver creato panico nel mondo videoludico. Oltre ai videopoker, infatti, sono stati presi in mezzo anche tutta una serie di altri games, come quelli a pagamento da sala giochi o da bar. Ci sono voluti alcuni casi giudiziari per spingere il Governo ad esprimersi sulla vicenda per limitare l'applicazione della legge ai soli giochi "a scommessa", pur senza arrivare ad una soluzione deffinitiva del caso.
L'intervento della Commissione, più energico del warning dello scorso luglio, si basa sul fatto che il divieto alla commercializzazione e all'uso di certi dispositivi nonché all'attività di installazione di aziende europee "è incompatibile con i principi del Trattato europeo sulla libera circolazione dei beni e servizi. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrebbe deferire lo stato membro interessato davanti alla Corte di Giustizia europea".

Com'è ovvio a far rumore, ancor più del richiamo ufficiale della Commissione, è il fatto che un paese come la Grecia possa ancora mantenere in vigore quella normativa nonostante le forti pressioni nazionali e internazionali.
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