Rischi: G8 sul crimine informatico

Le nazioni più industrializzate dovranno fare il punto sul crimine informatico e cercheranno modalità di cooperazione per combatterlo. L'obiettivo è convincere che si possa vincere

Parigi - Avranno un bel daffare i rappresentanti dei paesi del G8 che nella capitale francese si riuniscono oggi per parlare di crimine informatico ("cyber crime"). Sarà dura convincere che vi siano effettivamente mezzi efficienti per contrastare quello che viene considerato il dilagare della criminalità internazionale di vario livello sostenuto dalle nuove tecnologie, internet in primo luogo.

Il Gruppo degli otto paesi più industrializzati focalizzerà la propria attenzione sulla collaborazione tra le polizie specializzate, sulla prevenzione della diffusione dei virus informatici e su tutti i temi caldi della sicurezza. Il tutto, partendo dai danni miliardari che alcune agenzie di rilevazione hanno calcolato per gli attacchi cyber ai grandi siti dell'ecommerce dello scorso febbraio, per gli attacchi successivi e per i virus che, come il recentissimo Love Letter, hanno colpito in tutto il mondo. Ma ci sono anche tutte le questioni relative alla pornografia infantile, al traffico d'armi e alla droga.

Lo spettro dei "nemici", dunque, è amplissimo e, secondo gli esperti degli otto paesi, tutto può essere ricondotto ad internet e alla sempre maggiore diffusione del nuovo medium nelle case di tutto il mondo. Naturalmente il "rischio" per tutti è che la reazione del G8 a questi problemi si diriga verso soluzioni, come quelle abbracciate di recente da Londra, che vanno più nella direzione del Grande Fratello che nella tutela della libertà digitale.
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