L'onda lunga della biometria

di Gilberto Mondi - Accettare l'inserimento di impronte digitali e scansione del volto nel passaporto significa non avere argomenti per impedire la futura integrazione di ben più pervasivi strumenti biometrici

Roma - C'è nessuno che vuol dire ai concittadini europei a cosa veramente servono le impronte digitali scansionate e registrate nei passaporti? Nell'Europa che agli americani piace chiamare Vecchia c'è chi si scandalizza se le autorità doganali statunitensi richiederanno scansione del volto e delle impronte a chi arriva negli Stati Uniti senza magari nemmeno sapere che questo è esattamente quello che si prepara con i nuovi passaporti biometrici voluti dall'Unione Europea.

Non si tratta quindi dell'ennesima querelle su privacy e dintorni che da anni allarga l'Atlantico, perché la biometria, come spiegava un esperto di recente proprio su Punto Informatico, è percepita come inevitabile e le tecnologie di riferimento sono tali su entrambe le sponde dell'Oceano. Impronte e registrazione dei tratti caratteristici della faccia sono solo il primo passo. Da soli sono strumenti che valgono ben poco ma, associati ad ulteriori analisi biometriche, invece, potranno consentire nuove forme di schedatura nel nome dell'anti-terrorismo.

C'è chi ritiene che la scansione del volto sia fallace ma lo è peraltro anche la registrazione delle impronte digitali, visto che ci sono tecniche ben note per ingannare gli scanner dedicati. Eppure l'ICAO, ossia l'organizzazione internazionale dell'aviazione civile, ha chiesto che tutti i paesi entro il 2010 si dotino di passaporti che possano essere letti digitalmente e includano dati biometrici comprensivi, quantomeno, di impronte e fotografie digitali. L'ICAO è quello stesso organismo che, per praticità, ha preferito la scansione del volto a quella dell'iride o ad altre tecniche biometriche per la sicurezza, così viene detto, degli aeroporti.
Tutti però hanno chiaro, anche in ICAO, che la vera "identificazione", se così la si può chiamare, deriva dall'utilizzo contestuale di procedure diverse. Ed è questo il vero obiettivo. Se oggi passa il concetto che i rilievi biometrici sono legittimi per l'identificazione di un cittadino, domani non ci sarà argomentazione che tenga capace di restringere tali rilievi ai "soli" volto, iride o impronte. E' evidente che, dovesse servire, il corpo del cittadino potrà essere sfruttato in molti diversi modi, tanti dei quali ancora allo studio, per accertare una corrispondenza tra quelle membra e una identità.

Ciò che rimane ancora in dubbio - a parte le conseguenze che tutto questo potrebbe avere sulla privacy, ma è una questione che interessa pochi - è se tutto ciò funzioni. Cioè se, rinunciando ad una piccola porzione di libertà, se considerare il proprio corpo alla stregua di una password, possa davvero portarci qualcosa di più di un'apparente sicurezza da spacciare con forza sui media mainstream. Probabilmente Benjamin Franklin (uno dei padri fondatori degli USA) la vedrebbe altrimenti visto che ha scritto, come riportato in una felice traduzione di PI, che "Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza". Ma, si sa, anche i padri della patria talvolta sbagliano.

Gilberto Mondi

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19 Commenti alla Notizia L'onda lunga della biometria
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  • tsk! ci manca solo che ci timbrano il 666 in fronte e sulla mano destra.....
    non+autenticato
  • Non vorrei sembrare banale, ma nel caso mi rubassero il pin del bancomat ne posso richiedere un altro nuovo, stessa cosa per la carta di credito o della sim card telefonica.

    Ma se in futuro fosse possibile "rubare" i miei dati biometrici oppure copiarli, come posso richiedere una sostituzione?
    Mi faccio cambiare i polpastrelli?
    Mi faccio cambiare l'iride?
    Oppure la voce?
    :s:(:$In lacrime

  • - Scritto da: Anonimo
    > e intanto ...
    >
    > www.report.rai.it/2liv.asp?s=182

    Scusa ma che c'entra ?
    Sono due distinti problemi, con risoluzioni differenti.
    non+autenticato
  • lo stato e di queste cose che si deve occupare non di impronte quindi
    non+autenticato
  • SE LO STATO SEQUESTRA IL TUO CORPO

    Giorgio Agamben

    Ho appreso oggi dai giornali che i cittadini stranieri he si recano negli Stati Uniti con un visto dovranno ssere schedati e lasciare le loro impronte digitali il loro ingresso nel paese. Poiche' non intendo sottopormi a una tale procedura, ho immediatamente
    annullato il corso che dovevo tenere in marzo presso la New York University. Cerchero' qui di spiegare perche', malgrado la mia simpatia per gli studenti e i professori americani, con i quali ho da anni relazioni di lavoro e di amicizia, che vorrei fosse condivisa da
    altri intellettuali e docenti europei.
    Non si tratta, infatti, soltanto della sensibilita' individuale a una procedura cui venivano sottoposti in passato e sono tuttora sottoposti in molti paesi i sospetti criminali e i perseguitati politici. Se fosse soltanto questo, sarebbe perfino pensabile di decidere
    di condividere per solidarieta' le condizioni umilianti cui vengono sottoposti altri esseri umani.
    Ma il problema eccede di gran lunga i limiti della sensibilita' personale e riguarda il normale statuto giuridico-politico (o forse si dovrebbe ormai diresemplicemente: biopolitico) dei cittadini degli stati cosiddetti democratici in cui ci troviamo a vivere.
    Ormai da anni, in modo dapprima occasionale e subliminare, e poi sempre piu' esplicito e insistente, si cerca di persuadere i cittadini ad accedere come normali e umani dispositivi e pratiche di controllo che sono stati sempre considerati eccezionali e
    inumani. E' noto che oggi il controllo che gli Stati possono esercitare sugli individui grazie all'uso dei dispositivi elettronici come le carte di credito e i telefoni cellulari raggiunge limiti un tempo impensabile. Ma vi sono soglie del controllo e nella manipolazione dei corpi, il cui oltrepassamento segna una nuova condizione biopolitica globale, un passo ulteriore in quella che Foucault definiva una sorta di progressiva animalizzazione dell'uomo attuata attraverso le tecniche piu' sofisticate. La schedatura
    elettronica delle impronte digitali e della retina, il tatuaggio sottocutaneo e altre pratiche del genere sono elementi di questa soglia. Le ragioni di sicurezza che vengono addotte per giustificare non devono trarre in inganno. L'esperienza insegna che
    pratiche che vengono riservate inizialmente agli stranieri, vengono poi estese a tutti. Cio' che qui e' in questione e' la nuova relazione biopolitica "normale" fra i cittadini e lo stato. Questa non riguarda piu' la partecipazione libera e attiva alla dimensione pubblica, ma l'iscrizione e la schedatura dell'elemento piu' privato e incomunicabile: la vita
    biologica dei corpi. Ai dispositivi mediatici che controllano e manipolano la parola pubblica, corrispondono i dispositivi tecnologici che iscrivono e identificano la nuda vita: tra questi due estremi - una parola senza corpo e un corpo senza parola - lo spazio di quella che un tempo si chiamava politca e' sempre piu' esiguo e ristretto.
    Anni fa mi e' capitato di scrivere che il paradigma politico dell'occidente non e' piu' la citta' ma il campo di concentramento, non Atene, ma Auschwitz. Era naturalmente una tesi filosofica e non storiografica.
    Non si tratta, infatti, di confondere fenomeni che vanno tenuti distinti. Vorrei soltanto suggerire che e' probabile che il tatuaggio a Auschwitz apparisse come il modo piu' "normale" ed economico di regolare l'iscrizione dei deportati nel campo. Il tatuaggio
    biopolitico che oggi ci impongono per entrare negli Stati Uniti e' la staffetta di quello che domani potrebbero farci accettare come l'iscrizione normale dell'identita' del buon cittadino nei meccanismi e negli ingranaggi dello stato.


    «Se lo stato sequestra il tuo corpo», in Repubblica, Roma, 8 gennaio 2004
    «Non au tatouage biopolitique» (Martin Rueff, trad.), in Le monde, Paris, 10 janvier 2004
    non+autenticato
  • Domanda: ma un tizio riuscisse a compromettere i dati digitali diciamo del mio volto e delle mie impronte, mi spiego meglio, se qualcuno in qualche modo riuscisse ad ottenere un passaporto digitale falso usando i miei dati biometrici, e se i controlli fossero fatti solo meccanicamente (perché mi sembra questo l'obiettivo, demandare ai computer il controllo di milioni di persone).... risulterebbe che io sono passato per un certo aeroporto mentre non sarebbe vero....

    Come farei in quel caso a difendermi?

    Faccio una plastica al volto? Mi taglio le dita? Mi cavo un occhio?

    E se mi faccio crescere la barba devo rifare il passaporto? E se cambio colore dei capelli (cosa normale per una donna)? E se avevo i capelli lunghi e me li taglio?

    Ingenuo 2001
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Domanda: ma un tizio riuscisse a
    > compromettere i dati digitali diciamo del
    > mio volto e delle mie impronte, mi spiego
    > meglio, se qualcuno in qualche modo
    > riuscisse ad ottenere un passaporto digitale
    > falso usando i miei dati biometrici, e se i
    > controlli fossero fatti solo meccanicamente
    > (perché mi sembra questo l'obiettivo,
    > demandare ai computer il controllo di
    > milioni di persone).... risulterebbe che io
    > sono passato per un certo aeroporto mentre
    > non sarebbe vero....
    >
    > Come farei in quel caso a difendermi?


    Bella domanda!...


    > E se mi faccio crescere la barba devo rifare
    > il passaporto? E se cambio colore dei
    > capelli (cosa normale per una donna)? E se
    > avevo i capelli lunghi e me li taglio?

    No, per quanto ne so io la scansione facciale prende le misure di alcune distanze, tipo la distanza tra gli occhi, quella tra le orecchie e cosi' via, tutte cose difficilmente modificabili.

    ciao
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Domanda: ma un tizio riuscisse a
    > compromettere i dati digitali diciamo del
    > mio volto e delle mie impronte, mi spiego
    > meglio, se qualcuno in qualche modo
    > riuscisse ad ottenere un passaporto digitale
    > falso usando i miei dati biometrici, e se i
    > controlli fossero fatti solo meccanicamente
    > (perché mi sembra questo l'obiettivo,
    > demandare ai computer il controllo di
    > milioni di persone).... risulterebbe che io
    > sono passato per un certo aeroporto mentre
    > non sarebbe vero....
    >
    > Come farei in quel caso a difendermi?
    >
    > Faccio una plastica al volto? Mi taglio le
    > dita? Mi cavo un occhio?
    >
    > E se mi faccio crescere la barba devo rifare
    > il passaporto? E se cambio colore dei
    > capelli (cosa normale per una donna)? E se
    > avevo i capelli lunghi e me li taglio?
    >
    > Ingenuo 2001


    Non penso sia così semplice riprodurre i dati biometrici di una èpersona dal nulla, anzi, penso sia impossibile, a meno che non te li rubino con la forza.
    non+autenticato

  • >
    > Non penso sia così semplice
    > riprodurre i dati biometrici di una
    > èpersona dal nulla, anzi, penso sia
    > impossibile, a meno che non te li rubino con
    > la forza.

    Integro la risposta con un esempio:

    sarebbe infinitamente più semplice avere i dati esatti della tua carta di credito.
    non+autenticato
  • > > Non penso sia così semplice
    > > riprodurre i dati biometrici di una
    > > èpersona dal nulla, anzi, penso
    > sia
    > > impossibile, a meno che non te li
    > rubino con
    > > la forza.
    >
    > Integro la risposta con un esempio:
    >
    > sarebbe infinitamente più semplice
    > avere i dati esatti della tua carta di
    > credito.
    Forse era proprio questa la domanda iniziale se io terrorista metto i miei dati biometrici sul signor Rossi integerrimo cittadino io passo i controlli e LUI finisce in galera.
    Che garanzie ha il signor Rossi ?
    non+autenticato
  • Appunto... se clonassero la carta di credito del signor Rossi, questi denuncia il fatto, denuncia il fatto e distrugge la carta di credito. Da quel momento in poi il clonatore non può più usare la c.d.c. del sig. Rossi...

    Ora supponiamo che il sig. Rossi per autenticarsi debba apporre il pollice o avvicinare l'occhio a un certo dispositivo.
    Nel momento in cui, la tecnologia ci permetterà di costruire, diciamo, un "occhio artificiale" o un "pollice artificiale" (e non è detto che non sia già possibile), un criminale potrà clonare l'occhio o il pollice del sig. Rossi e autenticarsi al posto suo.

    Anche in questo caso il sig. Rossi denuncerà il fatto ma a questo punto il suo occhio o il suo pollice non saranno più validi per l'autenticazione... che farà il sig. Rossi? E' sempre possibile farsi dare una nuova carta di credito ma mi risulta che abbiamo solo dieci (diciamo venti) dita e due occhi...

    Il sistema non rischia di afflosciarsi su se stesso??

    Ingenuo 2001

    - Scritto da: Anonimo
    > > > Non penso sia così semplice
    > > > riprodurre i dati biometrici di una
    > > > èpersona dal nulla, anzi,
    > penso
    > > sia
    > > > impossibile, a meno che non te li
    > > rubino con
    > > > la forza.
    > >
    > > Integro la risposta con un esempio:
    > >
    > > sarebbe infinitamente più
    > semplice
    > > avere i dati esatti della tua carta di
    > > credito.
    > Forse era proprio questa la domanda iniziale
    > se io terrorista metto i miei dati
    > biometrici sul signor Rossi integerrimo
    > cittadino io passo i controlli e LUI finisce
    > in galera.
    > Che garanzie ha il signor Rossi ?
    non+autenticato
  • ti offro qualcosa al bar

    e' piu facile lasciare impronte di quanto pensi,
    e' piu facile procurarsi le impronte di uno che la sua CI

    stessa cosa per l'iride
    non+autenticato
  • se hai voglia di leggere vai su questo link, se non hai voglia di leggere ci sono anche le foto che spiegano come copiare le impronte digitali.

    Chi ha fatto questa prova è un professore giapponese


    http://www.itu.int/itudoc/itu-t/workshop/security/...

    :|
  • Per riprodurre i dati di una persona basta fargli una foto.
    non+autenticato
  • per le dita un po di gelatina
    non+autenticato

  • > Non penso sia così semplice
    > riprodurre i dati biometrici di una
    > èpersona dal nulla, anzi, penso sia
    > impossibile, a meno che non te li rubino con
    > la forza.



    se hai voglia di leggere vai su questo link, se non hai voglia di leggere ci sono anche le foto che spiegano come copiare le impronte digitali.

    Chi ha fatto questa prova è un professore giapponese


    http://www.itu.int/itudoc/itu-t/workshop/security/...

    :|
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