Scenari/ L'Italia alfabetizzata?

di Tommaso Lombardi - Lucio Stanca, Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, annuncia che la nuova cittadinanza passa per Internet. Finanziamenti e politica permettendo. Se l'IT cambia il paese

Roma - Gli italiani devono imparare una nuova lingua comune. Si tratta della chiave per accedere alla competizione economica globale, ma non solo: l'informatica. La rivoluzione digitale tarda ad affermarsi in Italia come strumento per la realizzazione di una democrazia più attenta ai bisogni dei cittadini, nella quale la distanza tra individuo e Stato viene drasticamente diminuita per mezzo delle nuove tecnologie di comunicazione. Il numero dei cittadini connessi cresce sempre più. Secondo gli ultimi dati, circa 20 milioni di italiani disporrebbero di un collegamento Internet.

"Se 50 anni fa per essere cittadini era necessario saper leggere e scrivere, oggi la nuova alfabetizzazione passa attraverso internet e la formazione sulle nuove tecnologie deve cominciare dalla scuola": è ciò che ha detto il ministro Lucio Stanca durante un convegno su "L'educazione e l'istruzione nel XXI secolo" a Milano.

L'obiettivo da raggiungere è difficile e bisogna fare i conti con la scarsa disponibilità di fondi più volte emersa e affannosamente smentita. In mezzo ci sono i progetti per l'e-Government e gli appetiti, destinati a rimanere tali, delle imprese che vogliono innovare. Tutto questo insieme ad alcuni timidi tentativi di democrazia elettronica dello sviluppo, come quello del CNIPA, il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione, che spera di stimolare nuove forme aggregative tra enti locali e cittadini per lo sviluppo di piattaforme di governo elettronico.
Un nodo fondamentale, secondo Stanca e il Governo, è la riforma Moratti sull'istruzione pubblica, riforma in cui dovrebbe battere un cuore tecnologico. "Le tecnologie dell'informazione e comunicazione - ha dichiarato Stanca - basate sulla modalità della sperimentazione, rivoluzionano non solo il metodo di accesso alle informazioni ma anche il potenziale di apprendimento".

Si tratta delle famose "tre I" necessarie secondo il Governo per ammodernare il paese. Secondo gli esperti dei ministeri competenti, inglese ed informatica sono necessarie per entrare a pieno titolo nel mercato globale, basato a sua volta su Internet e sui mezzi di informazione. È così cominciato l'insegnamento obbligatorio di informatica nelle prime due classi della scuola elementare e sempre più insegnanti si aggiornano alle nuove tecnologie, spesso attraverso sistemi di formazione a distanza. O almeno ci provano. Ma quali sono le limitazioni del modello italiano?

Innanzitutto il progresso si blocca di fronte a barriere di tipo economico. Nonostante lo Stato abbia speso 250 milioni di euro (+30% rispetto al 2001) per rimodernare l'architettura formativa italiana, puntando sull'e-learning e sulla connettività Internet, siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei (Gran Bretagna e Germania in testa). Nelle scuole superiori e negli atenei universitari i parchi macchine a disposizione degli studenti non sono sufficientemente ampi, anche se le fonti annunciano trionfalmente che sono state create circa 8000 aule multimediali.

Un esempio è il Polo delle Scienze Sociali di Firenze: inaugurato agli inizi del 2004, dispone di una delle biblioteche più grandi d'Europa per lo studio delle materie economico-sociali. Tuttavia, nelle sale lettura si è costretti ad una noiosa fila per accaparrarsi i pochi computer disponibili. Niente a che vedere, per esempio, con la realtà del Campus Universitario di Leeds, tra i più importanti centri di ricerca in Inghilterra: ogni singolo studente dell'ateneo dispone di un account personale da utilizzare sugli oltre 9.000 personal computer disponibili.

Ci viene detto che tutta Italia è chiamata a cogliere la sfida dell'ammodernamento, visto che la nazione è quantitativamente carente nell'area scientifica e tecnologica: siamo addirittura fuori dalle medie europee per investimenti e numero di laureati nel settore. Interattività, multimedialità e banda larga tardano ad consolidarsi nel panorama sociale e culturale. Questo riguarda sopratutto la fascia più anziana della popolazione.

E allora si punta sui giovani, che si intende far crescere con un'apertura mentale ed una disponibilità strumentale tale da portare l'Italia ad un adeguato livello di competitività tecnologica. Circa 40 mila ragazzi nati nel 1987 hanno già acquistato un pc con connessione ad Internet, grazie al bonus governativo di 175 euro del progetto Vola con Internet. Un incentivo non esente da incidenti di percorso: una bocciatura del TAR del Lazio sul finanziamento dei corsi per l'ottenimento della Patente europea del computing, successivamente accusata anche dall'Autorità Antitrust, o anche le polemiche sui fondi a disposizione, appena sufficienti a contribuire all'acquisto di una macchina di bassissimo livello capace di connettersi alla Rete.

Una Rete sempre più vicina alle case italiane: a fine 2003 sono 1,7 milioni le famiglie italiane dotate di connessione broadband. Un recente comunicato stampa del Ministero delle Comunicazioni ha reso noto che all'interno dell'Unione Europea, l'Italia è al quarto posto per numero di utenze a banda larga. Si tratta del 12% del totale europeo. Benchè Internet si stia espandendo in Italia, il servizio ADSL - scelta di punta per la connettività ad alta velocità - non gode di una profonda e totale penetrazione territoriale. Infatti il contributo statale di 75 euro per l'attivazione di una connessione è senz'altro utile, ma cosa debbono fare i cittadini residenti nelle numerose zone extraurbane non ancora coperte? Come se non bastasse, talvolta le alternative non sono molte: Fastweb è un miraggio per la maggioranza dei Comuni e la connettività satellitare non gode di una significativa diffusione.

Quando arriverà il giorno in cui potremo primeggiare nella classifica tecnologica europea? I tempi stringono, la concorrenza è grande e gli obiettivi da raggiungere sono ancora lontani. Anche i più critici, tuttavia, sembrano ammettere che qualcosa, alla fine, sta comunque iniziando a muoversi.

I dati più incoraggianti provengono dal settore della sanità hi-tech: il Ministro Sirchia ha avallato un programma per l'uso delle nuove tecnologie informatiche nel campo medico. Si tratta del progetto Sanità elettronica da poco approvato dal Governo, con una dotazione di 44 milioni di euro, per un Programma Nazionale di Innovazione Digitale della Sanità grande soltanto quanto le sue ambizioni, fondi che hanno l'obiettivo di innalzare i livelli essenziali di assistenza e di prevenzione, incrementare la qualità dei servizi, offrire ai cittadini migliori trattamenti sanitari a costi minori, ridurre i tempi di attesa e tagliare i costi burocratici. Secondo uno studio di Eos Gallup Europe per la Commissione Europea, l'80% degli studi medici ha un PC e più del 65% è già collegato ad internet. Sempre nel settore medico, il progetto Scuola in ospedale garantisce la continuità didattica per i giovani sfortunati studenti ricoverati nei reparti pediatrici di 65 ospedali.

L'Italia, all'avanguardia in alcuni campi ma terribilmente indietro per altri, necessita urgentemente di rilanciare la propria posizione nel panorama tecnologico mondiale. Il treno delle nuove tecnologie informatiche e comunicative è troppo importante per essere perso. Non si fa che ribadirlo in ogni occasione e a tutti i livelli. Non resta da sperare che le molte parole si traducano in almeno una manciata di fatti.

Tommaso Lombardi
TAG: italia
60 Commenti alla Notizia Scenari/ L'Italia alfabetizzata?
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  • Ma quale alfabetizzazione... Quando vado a votare vedo le aule delle elementari con i disegni delle lettere dalla A alla Z appesi alle pareti, e anno dopo anno noto con crescente stupore che continuano a mancare la J, la K, la W, la X e la Y... Poi entri in un negozzio di musica e ovviamente il commesso ha ordinato i CD con la Y dopo I, perché non sa come è fatto l'alfabeto, o chi fa lo "spelling" continua a confondere la I "lunga" con quella "greca". E di questo passo, sarà lo stesso per i nostri bambini... questo nel 2004... bravi eh...
    non+autenticato
  • 1. Il programma di insegnamento dell' Informatica redatto dagli esperti del MIUR per il biennio della nuova Scuola secondaria di primo grado ( ex Scuola media ) prevede l' introduzione di un semplice linguaggio di programmazione.

    2. Ecco quindi il mio quesito;
    " Che cosa ne dite se in quelle classi usassimo Python ? ".

    3. A beneficio di coloro che non conoscono ancora questo linguaggio di programmazione provvedo a fornire l' indirizzo di un sito di riferimento: www.python.it .

    4. Rimango in attesa dei vostri commenti.
    Grazie !

    Grillo Parlante



  • - Scritto da: Grillo Parlante
    > 1. Il programma di insegnamento dell'
    > Informatica redatto dagli esperti del MIUR
    > per il biennio della nuova Scuola secondaria
    > di primo grado ( ex Scuola media ) prevede
    > l' introduzione di un semplice linguaggio di
    > programmazione.
    >
    > 2. Ecco quindi il mio quesito;
    > " Che cosa ne dite se in quelle classi
    > usassimo Python ? ".

    >
    Non conosco alla perfezione le caratteristiche del linguaggio, quindi non posso esprimere giudizi sul suo impiego didattico.
    Sicuramente ha il vantaggio di essere un linguaggio "libero" che non chiede costi aggiuntivi per licenze per interpreti o compilatori o ambienti di sviluppo.

    Personalmente credo che per imparare le basi della programmazione sia meglio usare un linguaggio imperativo rispetto ad uno ad oggetti. La programmazione ad oggetti la vedo ad un livello più elevato rispetto alla programmazione imperativa.
    Credo che per un'introduzione alla programmazione possa essere utile il pascal

    Comunque il problema del linguaggio da insegnare lo vedo secondario rispetto al problema di
    come insegnare la programmazione
    e sopratutto chi la dovrà insegnare?

    Assunzione di nuovi docenti informatici ?
    sono pessimista, temo che si tenterà di riciclare il parco docenti presenti In lacrime
  • A me sembra una buona idea.
    Oltretutto, e' un linguaggio di programmazione nato in Europa.
    :)
    non+autenticato
  • Lo stavo prendendo in considerazione anch'io. Purtroppo nonostante sia un linguaggio che si impara facilmente ha invece altri costrutti un po' più complessi. Inoltre partire direttamente con un linguaggio ad oggetti non penso sia una buona idea. A proposito come gestisce la matematica il python? Perché in fondo dobbiamo chiederci proprio quello. Anche il perl è potente ma ad esempio per farci matematica sarebbe una schifezza. Di solito si parte col pascal. Se devo dire la verità io amo molto il pascal ma non posso dire che anche gli studenti lo apprezzino qunto me. Lo trovano obsoleto e inutile. Poi dipende molto anche dalla versione di compilatore che si usa. Ad esempio un buon compromesso sarebbe usare delphi 1.0 che è divenuto liberamente distribuibile ed installabile. Ha il pregio che ha un ambiente più accattivamente, si integra perfettamente in windows, puoi programmare in vecchio pascal e più avanti puoi anche usare gli oggetti o la programmazione visuale senza cambiare linguaggio. Alternativamente negli ultimi tempi ho sperimentato il truebasic, che invece è molto usato negli stati uniti. Per dir la verità non è male anche se l'interfaccia lascia un po' a desiderare. Il basic è ancor più semplice ed intuitivo del pascal e in questa versione è facilissimo manipolare la grafica. Uno studente potrebbe fare il plot di una funzione in meno di 5 righe di codice e forse più velocemente che in excel. Inoltre è rispetto al pascal è più robusto dal punto di vista scientifico e ha più funzioni già tabulate. Mi ricordo che la grafica in pascal non era proprio il massimo. Spesso c'erano problemi di path e di scheda video.
    non+autenticato
  • La scuola secondo me dovrebbe insegnare a studiare. Inoltre dovrebbe insegnare l'analisi logica e l'analisi critica. Cioè dovrebbe insegnare a ragionare.
    Concludo dicendo che la scuola dovrebbe insegnare come si arriva ad una tesi attraverso una dimostrazione logica.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La scuola secondo me dovrebbe insegnare a
    > studiare. Inoltre dovrebbe insegnare
    > l'analisi logica e l'analisi critica.
    > Cioè dovrebbe insegnare a ragionare.
    > Concludo dicendo che la scuola dovrebbe
    > insegnare come si arriva ad una tesi
    > attraverso una dimostrazione logica.

    Sarebbe bello fosse così...ma sai quanti insegnanti licenziati o inadeguati?
    La scuola attuale si fonda sul nozionismo, e l'insegnate vuole la ripetizione "a memoria". Il ragionamento è considerato uno "skill" aggiuntivo, e per alcuni innato, di certi alunni.
    non+autenticato

  • Cerchiamo di essere pratici e di non perdere
    di vista il mondo reale. Come a scuola si insegna
    l'inglese perche' e' la lingua piu' diffusa e quindi
    risultera' piu' utile nella vita, cosi' si deve insegnare
    un linguaggio di programmazione che sia
    quantomeno diffuso.

    Ora io non so quale sia il piu' diffuso in ambiente
    lavorativo (cioe' quello che viene effettivamente
    piu' usato per fare programmi e che viene richiesto
    a chi viene assunto), ma so per certo che la logica
    e' materia universitaria (perlomeno quella vera) e
    invece programmare in c e' ad esempio una cosa
    che mio fratello di 12 anni ha imparato a fare da
    sola (io gli ho dato solo il compilatore). Naturalmente
    scrive programmini piccoli e semplici che fanno
    domande, fanno qualche calcolo e stampano
    la risposta, ma e' tutto quello che serve per creare
    le basi culturali dell'informatica.
    Si passa dal particolare al generale, non viceversa.
    Dopo aver imparato un linguaggio in pratica, si puo'
    astrarre e discutere di teoria dell'informazione.

    La programmazione non e' un campo elitario,
    ma qualcosa di utile a qualunque professione.
    Se un ingegnere, un architetto o un medico e
    perche' no, anche un idraulico, hanno
    bisogno di farsi un piccolo, semplice programma
    per risolvere un problema specifico della loro
    professione, devono poter aprire un computer e
    poterlo programmare senza battere ciglio. Nulla
    di complesso, ma quanto basta per dare al computer
    il senso che avrebbe dovuto avere fin dall'inizio.
    Che, lo ricordo, NON ERA FAR GIRARE MSWord,
    ma essere una macchina general-purpose per
    risolvere problemi quotidiani.

    Non sono il solo ad essere convinto che, comunque
    vadano le cose, l'umanita' e' diretta verso un futuro
    dove tutti programmeranno.
    Su questo non c'e' alcun dubbio. Si tratta solo di
    non rimandare ancora questo domani.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Cerchiamo di essere pratici e di non perdere
    > di vista il mondo reale. Come a scuola si
    > insegna
    > l'inglese perche' e' la lingua piu' diffusa
    > e quindi
    > risultera' piu' utile nella vita, cosi' si

    La lingua più diffusa è lo spagnolo, poi viene il cinese.
    non+autenticato
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