Si vendono meno dischi, colpa di Internet

Lo afferma l'associazione internazionale dei fonografici che annuncia un calo del 7,6 per cento nel valore del mercato musicale mondiale. Diminuisce il fatturato e la colpa, secondo IFPI, è anche degli abusi commessi via Internet

Roma - Non è la prima volta che le major della musica accusano il peer-to-peer per il ridimensionamento del mercato musicale ma è probabilmente la prima volta che l'associazione internazionale dell'industria, IFPI, dedica un'intera sezione del proprio rapporto annuale al fenomeno.

Il calo del 7,6 per cento nel valore globale del mercato musicale viene ascritto da IFPI ad una serie di fattori, tra i quali una maggiore competizione e le attività della pirateria cosiddetta "fisica", ossia quella tradizionale basata sulla riproduzione illegale di supporti, soprattutto CD masterizzati, rivenduti poi sul mercato nero.

Ma il declino, che riguarda praticamente tutte le piazze più importanti, USA e UK compresi, viene attribuito anche alla diffusione della pirateria via internet che - nelle parole di IFPI - "rimane un fattore molto significativo nel declino delle vendite di musica. Le ricerche della IFPI e altri studi indipendenti dimostrano oltre ogni dubbio che il file sharing illegale si traduce direttamente nella perdita di entrate legittime nel commercio musicale".
Nel rapporto IFPI vengono sintetizzati alcuni dei principali studi che secondo le major dimostrano l'esatta correlazione tra P2P e calo del mercato. Tra questi, i più recenti sono:

Enders Analysis (Europa, marzo 2003), secondo cui nell'ultimo anno "la pirateria digitale ha causato la riduzione del 35-40 per cento nella dimensione del mercato globale"
Forrester Research (Europa, gennaio 2003), secondo cui "hanno ragione i manager dell'industria per i quali i servizi come Kazaa e Morpheus cannibalizzano le vendite di CD "; inoltre, secondo Forrester, il 40 per cento dei "downloader" compra meno musica di quanto faceva prima dell'avvento del P2P

Secondo la FIMI, la Federazione dell'industria musicale italiana, "il calo progressivo nelle vendite degli ultimi quattro anni è imputabile alla diffusione della pirateria sia digitale che tradizionale, combinata con la crescente diffusione di altri prodotti di intrattenimento quali DVD, videogiochi e telefoni cellulari".
TAG: mondo
64 Commenti alla Notizia Si vendono meno dischi, colpa di Internet
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  • Si vendono meno dischi e DVD? E la colpa sarebbe di internet???
    I potenti vogliono la botte piena e la moglie ubriaca! Dunque...io x acquistare un DVD in negozio, devo lavorare la bellezza di 8 ore!
    Per comprarmi un CD, invece, devo lavorare 6 ore.
    Ma cosa pensate, che siamo tutti quanti figli di imprenditori multimiliardari?
    Mi spiace che le vendite dei dischi siano in calo solo del 7% (o poco più). Personalmente ritengo che sia più giusto dimezzare il costo dei CD e dei DVD. O in alternativa raddoppiare gli stipendi.
    Per quanto mi riguarda, ho deciso di ascoltare la musica x radio. E siccome nn ho soldi, x evitare la multa, evito anche di installare i P2P (forse è meglio, così ho meno spywere da togliere...).
    Fin quando non vedrò ribassato il costo dei cd e dei DVD nn farò più nessun acquisto. E invito tutti gli italiani a fare altrettanto! Voglio vedere cosa succederà se tutti i negozi di musica e video nn riusciranno + a vendere nulla...
    non+autenticato
  • ABBASSATE I PREZZI
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    non+autenticato
  • Ciao a tutti.
    Lavoro spesso a stretto contatto con l'ambiente discografico e mi capita di captare alcune informazioni piuttosto interessanti.
    Fino a qualche anno fa, la strada che un aspirante musicista percorreva prima di arrivare al grande pubblico era pressapoco questa: dopo aver prodotto un demo-tape a spese proprie, l'artista, spesso sotto la guida di un produttore artistico, rifiniva il proprio lavoro e lo presentava ad una major discografica, che finanziava, se era il caso, la realizzazione del disco e provvedeva alla distribuzione ed alla promozione del medesimo. Naturalmente dopo aver steso due righe di contratto .
    Ora viene il bello: il contratto firmato non garantisce all'artista che il proprio disco venga prodotto e/o distribuito, ma garantisce al discografico che l'artista non passera' mai alla concorrenza, almeno nel periodo di tempo stabilito dal contratto stesso. Ho visto parecchi gruppi obbligati al silenzio (non potevano esibirsi nemmeno alle feste di paese senza che la casa discografica acconsentisse), semplicemente tenuti "in panchina".
    Questo indica quanto le parole "rispetto del lavoro dell'artista" siano senza senso quando sono pronunciate da un discografico, specialmente quando il discorso verte sul pagamento dei diritti.
    Ora, non tutti gli artisti vengono tenuti in panchina: c'e' quello che, secondo gli "esperti" ha capacita' di sfondare ("incassare"), e su di lui vengono investite le risorse.
    La "capacita' di sfondare" e' data da alcuni fattori: il
    look, il sex-appeal , il genere musicale che "tira" in quel momento.
    In particolare, l'ultimo caso da' da pensare: il genere che "tira" non lo stabilisce il consumatore di musica, ma ancora una volta la casa discografica, tramite l'appiattimento dell'offerta musicale. Eminem sfonda? Ecco altri 10 "eminem-like" che invadono radio, tv e discoteche, e per 4 mesi si ascolta solo quello. Non si offre scelta, poi si dice "la ggente vuole questo, e noi glie lo diamo".
    Ma veniamo alla questione economica in se'.
    Mentre tot artisti se ne stanno in attesa (o di essere prodotti, o della scadenza del contratto), fior di dollaroni vengono scialacquati per la promozione dell'artista del momento (che non e' detto che sia sempre un pisquano): e cosi' ci ritroviamo il "ballo di cap. uncino" con frequenza di 15 minuti alla radio, in televisione (addirittura un passaggio al tg), nelle patatine...
    Il mondo dello spettacolo, si sa, e' roba per pochi. E fino a qualche anno fa era un ambiente in cui lo spreco era la regola. Qualcosa che ricorda cio' che sta succedendo ora al calcio: soldi a palate, senza che nessuno si preoccupasse di capire *come* questo danaro venisse gestito. Esempi:
    G. G. fa un buon esordio: la sony gli appioppa 4 miliardi e l'incarico di realizzare altri 3 album. Un disastro.
    Un video del cantante E.R. viene a costare quanto una produzione cinematografica indipendente; V.R. gira gli USA in lungo e in largo per registrare il suo lp: praticamente ogni brano in uno studio differente; L.C. fa i capricci e il costo del suo album raddoppia.
    Per produrre questi signori, altri artisti (forse piu' meritevoli), resteranno in panchina.
    I nostri 20 euro a cd servono quindi a perpetuare sprechi di questo genere e ad appiattire ulteriormente il gia' desolato panorama dell'offerta musicale.

    "Quando sento un discografico parlare di qualita', metto mano alla pistola".

    Parliamo di qualita'/prezzo.
    Io stesso ho visto artisti italiani entrare in studio di registrazione con 3 brani in mano, i tre brani che hanno convinto la produzione che vale la pena di fare un album. Poco importa se poi bisogna infilarci altre 7-8 tracce per raggiungere un minutaggio decente. Si fa in un paio di mesi.
    Chi ha un filo di sale in zucca si rende conto che non e' possibile acquistare un album intero per ascoltare 2 brani decenti (non sempre, almeno). Anche il discografico, probabilmente, lo sa, ma pur di ammetterlo iniziera' a tirare in ballo quel che piu' gli fara' comodo: dopo l'attentato al WTC del 2001, ad esempio, le cose sono cambiate. In peggio.
    Di colpo, la crisi! Una settimana prima andava tutto bene, ora non ci si puo' permettere nemmeno la pre-produzione degli esordienti. Per esempio, se un certo sig. Jagger e la sua rock-band chiedesse udienza alla universal, dovrebbe presentarsi con un cd *gia' prodotto*, fatto e finito. La universal (o chi per essa) non si esporrebbe mai al punto da spendere quei 30000 euri per produrre 'sti cavolo "rolling stones", quando gli 883 vanno cosi' forte... E poi "la ggente" vuole gli 883, non risponderebbe bene al genere proposto dal sig. Jagger , anche se non sa chi sia e che cosa suoni, non avendo mai avuto occasione di ascoltarlo.
    Piuttosto, una bella compilation di musica anni '70, che e' collaudata e funziona sempre.
    Intanto i cd costano dai 18 ai 25 euro e, salvo eccezioni, fanno sempre piu' schifo.
    Ma la tecnologia accorre in nostro aiuto:
    se 4 anni fa mi dovevo servire di un mixer SSL (una miliardata di lire), un registratore sony DASH (qualche centinaio di megalire) ecc, ora posso ottenere risultati qualitativamente (dal punto di vista tecnico) equivalenti con un computer e un po' di rack che mi costano una decina di milioni di vecchie lire (meno del costo di affissione dei manifesti di un concerto in una citta' come Roma).
    E' cosi' che ultimamente molti dischi vengono realizzati.
    "Capperi, allora le cose cambiano", verrebbe da dire.
    Invece questi dischi costano 20 euro ugualmente.
    Entrano in gioco i pirati, dunque: lo siamo tutti per principio, dal momento che paghiamo una tassa "preventiva" sui supporti il cui scopo sarebbe appunto quello di risarcire parzialmente chi dalla pirateria riceverebbe un danno economico.
    E' colpa di chi scarica musica, quindi.
    Non di V.R. che fa i capricci perche' al posto della limousine gli hanno dato il mercedes per raggiungere il set del suo video. Non dei discografici, che gli danno la limousine e poi dicono agli esordienti "c'e' crisi, non ci sono soldi per produrvi". Non di chi decide di intraprendere campagne promozionali milionarie per promuovere artisti di dubbio talento.
    Non voglio pensare a quanti potenziali grandi artisti sono passati sotto silenzio in favore delle "las ketchup".
    Un imprenditore lungimirante dovrebbe capire che la rete, tra le altre cose, e' rimasto l'unico sistema per ascoltare musica diversa da quella che ci viene proposta ormai in maniera coatta da chi ha la pretesa di conoscere i gusti e le esigenze musicali di tutti.
    Ma la lungimiranza non e' virtu' dei discografici, che seguendo oramai un modello diffuso, badano all'incasso senza preoccuparsi della validita' del prodotto che spacciano.
    E siccome lo spaccio di musica e' l'unica cosa che sono rimasti in grado di fare, non permetteranno a nessuno di servirsi da solo.
    Finche' dureranno.
    Ciao.
  • questo avviene perché commercialmente parlando, non c'è concorrenza.

    ci sono tanti modi di creare concorrenza. il p2p è concorrenza.

    Legalizzare l'uso del p2p con opere vincolate dal (C) è improponibile, anche se sarebbe bello (dal punto di vista del consumatore).


    altri modi per creare concorrenza potrebbero essere: creare un bacino di musica gratuitamente accessibile (quella vecchia), per la quale, la copia privata e lo share via internet non è più un illecito amministrativo.


    oppure rendere vietati i contratti di natura esclusiva.. altre volte ho parlato di vincolare il contratto tra artista e casa discografica rispetto al medium che si utilizza per la distribuzione e riproduzione.


    insomma fare qualcosa per il quale nella distribuzione discografica comincino a valere le regole del libero mercato, nel quale gli sprechi e i capriccetti non sono ammessi.


    avvelenato che spaccherebbe ben volentieri la faccia ad un negoziante di dischi che si vanta di guadagnare 10k?/mese, che piagnucola ogni volta di rischiare il fallimento per colpa dei p2pari, che cambia cellulare ogni sei mesi (ma se non è >500? non lo vuole!), insomma un autentico bauscia.
  • Oh, complimenti per il post, davvero illuminante !

    Saluti,
    Piwi
    non+autenticato
  • mi associo hai complimenti, e aggiungo al secondo post che la migliore cosa è NON comprare la robbaccia che ti proprinano..poi vedrai che cambieranno "musica"...il problema è che nonostante tutto continuano a vendere....

    ciao
    Blu PWR
    non+autenticato
  • Complimenti ad u.d.o. .
    Un post interessante e illuminante ( da un addetto ai lavori? ).

    Grazie
    non+autenticato
  • "il calo progressivo nelle vendite degli ultimi quattro anni è imputabile alla diffusione della pirateria sia digitale che tradizionale, combinata con la crescente diffusione di altri prodotti di intrattenimento quali DVD, videogiochi e telefoni cellulari"

    Forse qualcuno si sta rendendo conto che negli ultimi cinquant'anni il mercato è cambiato, e che l'importanza della musica come forma di intrattenimento è destinata a scendere sempre di più.
  • L'abbassamento del prezzo dei CD non verra' applicato se non tra molti anni.
    Il motivo e' semplicissimo

    Io major voglio vendere 1000 CD a 20 euro l'uno.
    Guadagnerei 20,000 euro.
    Ma la pirateria mi porta via il 10%, quindi ne vendo solo 900.
    Guadagno 18,000 euro.
    Se, come ipotizzato da molti, porto il prezzo a 5 euro ed elimino la pirateria...
    Guadagno 5,000
    I 13,000 di differenza rispetto a prima dove li prendo?

    Quindi i prezzi sarebbero abbassati a 5 euro solo se la pirateria portasse via alle major (nell'esempio) piu' del 75% delle vendite, in modo che con i CD a prezzo basso (che rimuovono totalmente la pirateria) ci guadagnino piu' che con i CD a prezzi alti.

    Ovviamanente l'esempio e' per assurdo e temo che invece le major guadagnino maggiormente nel portare il prezzo da 20 euro a 25 con un aumento della pirateria...Triste
    3518

  • > Io major voglio vendere 1000 CD a 20 euro
    > l'uno.
    > Guadagnerei 20,000 euro.
    > Ma la pirateria mi porta via il 10%, quindi
    > ne vendo solo 900.
    > Guadagno 18,000 euro.
    > Se, come ipotizzato da molti, porto il
    > prezzo a 5 euro ed elimino la pirateria...
    > Guadagno 5,000
    > I 13,000 di differenza rispetto a prima dove
    > li prendo?

    si, ma se i cd li vendi a 10?, prezzo onesto, magari invece di 1000 ne vendi 2000 e guadagni lo stesso...

    > Ovviamanente l'esempio e' per assurdo e temo
    > che invece le major guadagnino maggiormente
    > nel portare il prezzo da 20 euro a 25 con un
    > aumento della pirateria...Triste

    questo lo penso anch'io, altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo un cd che nel 1994 costava 25.000 lire oggi costa 21?...secondo me tra il p2p e la pirateria "stradale" è un vero miracolo che le perdite si attestino sul solo 7%
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