Carta d'Identità Elettronica, proteste FSF

La divisione italiana di FSF Europe ritiene che il problema con le nuove carte di identità non sia il rischio della schedatura quanto invece il riferimento tecnologico proprietario adottato fin qui dal Governo

Roma - Alla vigilia del convegno internazionale in programma per il 16 e il 17 aprile 2004 sulla Carta di Identità Elettronica, il capitolo italiano di Free Software Foundation Europe rileva che, a fronte delle promesse del Governo per un'informatica e una telematica che avvicinino pubblica amministrazione e cittadino, queste stesse parole verrebbero smentite dalla pratica di utilizzo del nuovo strumento elettronico.

Secondo FSF, infatti, le promesse di miglioramento del rapporto con la PA e dell'offerta dei servizi al cittadino connesse all'introduzione delle nuove Card rischiano di finire nel nulla "in quanto i programmi per accedere alla carta sarebbero proprietari e resi disponibili per un solo sistema operativo".

FSF ricorda che l'uso della CIE da parte di enti e cittadini dotati di PC richiede infatti l'installazione di un modulo software di interfacciamento con la tessera. "Finora - afferma la divisione italiana di FSF - il Ministero ha diffuso tale modulo per la sola piattaforma Microsoft Windows, senza fornire le informazioni necessarie a portarlo su altre piattaforme".
Non è accettabile, scrivono i rappresentanti di FSF Europe in Italia, che l'accesso ai servizi sia limitato a "uno specifico programma e uno specifico sistema operativo".

Conseguenza di tutto questo sarebbe un e-government accessibile ai soli cittadini che hanno comprato uno specifico sistema operativo e uno specifico tipo di computer; un vincolo per gli enti pubblici costretti ad usare un solo sistema operativo, ostacolando la migrazione verso altri ambienti e impedendo di fatto la libera scelta degli strumenti informatici da adottare; l'esclusione dall'accesso ai servizi da parte delle piattaforme emergenti che affiancheranno e rimpiazzeranno il personal computer.

La soluzione, fa notare una nota della FSF, è a portata di mano, basterebbe infatti distribuire il programma come software libero e pubblicare le specifiche di interfacciamento, "per permettere ad organismi e aziende indipendenti di realizzare soluzioni alternative".

La nota ricorda anche come questa sia la strada scelta da paesi come Belgio, Svezia, Finlandia ed Estonia nonché sia quella auspicata, ma fin qui non perseguita, persino da membri del CNIPA, l'autorità italiana che si occupa dell'informatica nella pubblica amministrazione.

"Free Software Foundation Europe - conclude la nota - si augura che, in forza del confronto che avverrà al convegno citato in apertura, l'Italia possa finalmente fregiarsi di un sistema pubblico di autenticazione completamente documentato e interoperabile tra le varie piattaforme, nell'attesa che sia resa disponibile anche una implementazione come software libero".
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