Accantonato il Wi-Fi alla cinese

Sotto le pressioni dell'industria americana, Pechino rinuncia per ora ad una versione del Wi-Fi incompatibile con quella standardizzata dall'IEEE

Pechino (Cina) - Ammorbidendo una posizione che fino a pochi mesi fa appariva inflessibile, il Governo cinese ha deciso di rimandare a tempo indeterminato il varo di una direttiva che prevedeva l'obbligo, per i produttori stranieri, di implementare nei prodotti Wi-Fi venduti in Cina la specifica di sicurezza Wireless Authentication and Privacy Infrastructure (WAPI).

WAPI, che si pone come sostituto dello standard Wired Equivalent Privacy (WEP) dell'IEEE, è una tecnologia che è stata concepita in Cina con lo scopo di consentire al Governo locale di decrittare ogni comunicazione che passa attraverso una rete Wi-Fi. La specifica, incompatibile con il WEP, costringerebbe i produttori stranieri a modificare i propri prodotti, con un conseguente rialzo dei costi, e a collaborare con una delle 11 aziende locali che hanno accesso alla tecnologia.

L'imposizione ha suscitato, come prevedibile, le vive proteste dell'industria occidentale e, in particolar modo, di alcuni giganti americani: far questi Intel, che proprio di recente aveva deciso di interrompere la commercializzazione dei suoi chip Wi-Fi in Cina fino a che la situazione non fosse mutata. Sotto le pressioni dell'industria e del Governo americano, la Cina ha infine accettato di sospendere i suoi piani e collaborare con l'IEEE allo sviluppo di una versione del WAPI pienamente compatibile con lo standard Wi-Fi.
"Dal momento che la Cina è il mercato tecnologico a più elevata crescita, l'impegno del Governo cinese di risolvere il problema insieme alla comunità internazionale è una cosa molto importante", ha affermato Rhett Dawson, CEO dell'Information Technology Industry Council.

La Cina ha promesso di trovare un accordo con l'industria americana anche in merito alla delicata questione legata alle tasse applicate ai prodotti hi-tech importati, tasse che, secondo i produttori statunitensi, discriminano tutte le aziende che non hanno impianti di fabbricazione in Cina.

Pechino ha infine accettato la proposta della Recording Industry Association of America (RIAA) di adottare una nuova politica di repressione della pirateria che preveda l'approvazione di leggi sul copyright in linea con quelle americane e massicce campagne d'informazione.
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