Editoriale 21/5/2000

Internet potrebbe creare problemi, e li sta creando, a chi commercializza prodotti "digitalizzabili", come musica, film, libri. Come fermare il problema pirateria? La forza bruta non sembra un'arma efficace

Durante i primi anni dell?avvento di Internet si diceva che a fare le spese del nuovo che avanza sarebbero stati i libri, quelli cartacei, e con loro gli editori che non avessero saputo cavalcare le nuove tecnologie. In pieno 2000 e a qualche anno di distanza da quelle dichiarazioni, possiamo ben vedere che Internet e la tecnologia in generale non solo non hanno ancora ucciso il libro di carta, ma sembra addirittura che grazie alle librerie on-line questo stia rivivendo una seconda giovinezza.
Noi uomini del terzo millennio possiamo invece toccare con mano un altro fenomeno, inizialmente non previsto, o comunque non previsto in questi termini: il boom della musica digitale. Sebbene infatti 5 anni or sono Internet non sembrava affatto adatta a trasportare contenuti multimediali come musica o video, ma al massimo testo o immagini compresse, oggi grazie alla rivoluzione introdotta dall?algoritmo MP3 Internet toglie il sonno all?industria discografica (e fra poco forse anche a quella cinematografica). La pirateria musicale è dilagata ed oggi chi ha una buona connessione ad Internet potrebbe davvero fare a meno di comprare i CD: una cosa illegale, deprecabile e disonesta, ma che non si può fermare. Non saranno le censure a Napster né le intimazioni di qualche industriale a fermare qualcosa che la maggior parte della gente sente come una sorta di ?libertà acquisita?. Il problema va posto quindi in altri termini: come rendere la musica, nell?era di Internet, nuovamente un bene commercializzabile, ovvero un prodotto al quale l?industria possa nuovamente incorporare un ?valore aggiunto? ed al quale possa applicare un prezzo di nuovo interessante? Per il valore aggiunto non sono io il più adatto a rispondere (biglietti scontati per i concerti? Magliette? Biografie?), ma per i prezzi direi che dovrebbero essere abbastanza competitivi da scoraggiare il "fai da te" informatico, e del resto la distribuzione e la vendita on-line della musica lo potrà permettere. Insomma, le case discografiche non si estingueranno, solo si trasformeranno in società di e-commerce e promozione on-line. Il resto lo dovranno fare, come sempre, gli artisti.
Alessandro Del Rosso