DL Urbani, dichiarazione di Folena

Il deputato diessino racconta la sua versione di come sono andate le cose alla Camera quando è stato approvata la conversione del DL Urbani

Roma - Dopo l'approvazione (con modifiche) del Decreto Urbani, si è aperta nel mondo di Internet una diatriba sugli effetti del testo uscito dalla Camera. Da un lato i provider sottolineano la vittoria sul comma 7 dell'art.1 che li obbligava a segnalare alla magistratura o al Ministero degli Interni i dati degli utenti sospettati di scambiarsi materiale coperto da copyright. Dall'altra gli utenti "normali" che temono per gli effetti di un'altra modifica, quella che rende punibile lo scambio di contenuti digitali "per trarne profitto", espressione che in dottrina ricomprende non solo il fine di lucro (cioè la ricerca di un guadagno) ma anche il risparmio dei costi, consentendo, almeno in teoria, che un giudice condanni lo scambio a titolo gratuito e per uso personale di contenuti digitali tramite Internet.

Non voglio entrare nella disquisizione giuridica, sulla quale il discorso sarebbe non solo lungo e complesso, ma non coglierebbe il dato politico della vicenda che è quella che mi interessa maggiormente.

Voglio solo brevemente ricostruire quanto accaduto e trarne spunto per un'iniziativa per modificare il Decreto in Senato. Quando il Decreto Urbani è stato presentato, subito l'opposizione ha chiesto sostanziali modifiche al testo. In particolare i Ds hanno presentato una pregiudiziale di costituzionalità, poi ritirata a seguito delle promesse del governo di rivedere le norme contestate (promessa almeno in parte non mantenuta, come tante altre). Il successivo iter in Commissione cultura (di cui peraltro non faccio parte), tuttavia, non ha colto tutti gli aspetti critici del decreto ed è vero che l'opposizione s'è lasciata sfuggire la modifica sul "fine di lucro".
E' stato un errore e su questo non ci piove. E tuttavia non vorrei si dimenticasse che l'opposizione si è battuta per la modifica tendente ad escludere dalla punibilità l'uso personale del materiale scaricato. Modifica che l'effetto perverso della dizione "trarne profitto" rischia di inficiare. Anzi, come è stato notato, se il giudice ritenesse che scambiarsi file, sia pure a titolo gratuito, vuol dire "trarre profitto" allora potrebbe addirittura condannare il malcapitato utente al carcere. Del resto si tratta di una situazione paradossale, visto che la discussione alla Camera è stata improntata sulla volontà di escludere l'uso personale dalla punibilità. E non vorrei neppure che si mettesse in sordina il malessere di settori della stessa maggioranza, malessere che indirettamente ha portato alla cancellazione del comma 7 dell'art.1.

Ora la palla passa al Senato (per fortuna abbiamo ancora un bicameralismo perfetto!).
Qui l'opposizione dovrà battersi perché si torni alla originaria dizione "a fini di lucro". Dico di più, dovrà essere esplicitamente esclusa dalla punibilità, penale o amministrativa, "la cessione e lo scambio a titolo gratuito di materiale coperto da diritto d'autore tramite tecniche di condivisione di file". I senatori di opposizione, a quanto mi consta, si stanno preparando a questa battaglia. Spero che, nonostante la "svista" (grave, ma pur sempre svista) della Camera il popolo della Rete possa sostenere, con i mezzi che gli sono propri e che spesso hanno dimostrato grande efficacia, questo nostro impegno.

Pietro Folena
deputato DS
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