P2P e Università, RIAA non si ferma

Sale il numero degli studenti universitari nel mirino delle major. Delle 2500 denunce presentate, però, nessuna si è ancora tradotta in un procedimento giudiziario

Roma - Era il 1999 quando i discografici americani della RIAA iniziarono ad avvertire le università americane della propria intenzione di combattere il fenomeno del file sharing nei dormitori, laddove il peer-to-peer ha conosciuto i suoi primi vagiti. Ora, a quasi cinque anni di distanza, queste minacce si concretizzano.

RIAA ha infatti annunciato un nuovo set di denunce contro quasi 480 utenti, la stragrande maggioranza dei quali sono studenti universitari che vengono ritenuti colpevoli di aver posto in condivisione grandi quantità di file, spesso utilizzando proprio gli strumenti informatici messi a disposizione dagli atenei che frequentano.

Cary Sherman, il presidente dell'associazione delle major della musica statunitensi, ha spiegato che "è necessario per i detentori di diritto d'autore far valere tali diritti contro queste gravi violazioni per ricordare alla gente che queste sono attività illegali".
L'atteggiamento delle università, al contrario di quanto accadeva in passato, è ormai piuttosto chiaro. Dopo aver ricevuto ripetuti avvertimenti dalle major, secondo cui gli atenei potrebbero essere considerati corresponsabili delle attività dei propri studenti, le direzioni universitarie tendono ad avvertire per tempo gli iscritti dei rischi legali connessi a certe attività. Nel caso specifico, gli atenei si apprestano a cancellare gli account internet degli studenti individuati dalle major.

La difficile posizione dei College americani, già stigmatizzata da Electronic Frontier Foundation, si traduce ora nel fatto che almeno un terzo delle circa 2.500 denunce contro utenti del file sharing presentate dalla RIAA dalla scorsa estate ad oggi riguardi proprio studenti universitari.

Va detto, come sottolineano in queste ore i più informati, che nessuna di queste denunce si è fin qui tradotta nell'apertura di un procedimento legale e sono soltanto 430 le persone che hanno deciso di trovare un accordo con la RIAA, versando mediamente 3mila dollari di danni a testa.
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