NetFraternity sì, fratelli no

di M. Mantellini. Si può brevettare il surf'n'pay? Si può impedire ad un'altra società di fare la stessa cosa? La mia impressione è che sia come tentare di brevettare una foto della Torre di Pisa

Web - Il dott. Alberto Vazzoler, che mi dicono essere un medico pentito, ha una di quelle belle facce da veneto che chi ha vissuto come me da quelle parti conosce bene. Ha i capelli lunghi e lo sguardo sveglio di chi ha avuto una idea e vuole tenersela. L'idea come molti di voi sanno, è quella (a essere sinceri non originalissima) del surf and pay, di cui Vazzoler è stato un antesignano. Tu navighi in rete sopportando la presenza sul tuo monitor di messaggi pubblicitari e io ti rifondo le spese di collegamento. Questo in soldoni il messagio di Netfraternity che, a dispetto del nome, tutto è tranne che una congrega francescana.

Quella che oggi è una pratica pubblicitaria banale e largamente utilizzata in tutta Internet, è stata qualche anno fa la grande pensata di Vazzoler che evidentemente si è posto a tempo debito anche un'altra domanda: come posso brevettarla?

Confesso che non sono troppo interessato ai nuovi meccanismi di marketing, i vecchi mi infastidiscono già a sufficienza: non utilizzerei quindi un account gratuito tipo quello che in USA regala Altavista (utilizzando un meccamismo a banner simile a quello di Netfraternity), non voglio telefonare con gli spot di Gratistel, né collegarmi alla rete da Milano con Nopay. Non penso quindi minimamente di accedere a Internet accettando i rimborsi di Netfraternity, la grande idea di Vazzoler in attesa di brevetto internazionale.
Il motivo per cui oggi me ne occupo è un altro. Si può brevettare una idea del genere? Si può impedire che altri scrivano software dalla funzione analoga a quelli di Netfraternity o aprano servizi simili sul web?

Dico questo perché Vazzoler, con il cipiglio che la sua bella faccia da veneto lasciava sospettare, in questi giorni ne ha combinate delle grosse, forse spronato dalla grande corrente del contenzioso legale che sta avvelenando da qualche mese il web americano. I legali di Netfraternity hanno infatti, come i lettori di PI sanno, ottenuto il sequestro del server di Payland, un servizio sparabanner analogo, innescando un pasticcio legale di incerta soluzione.

Incerta in larga misura poichè si porterà davanti a un povero giudice un universo a lui totalmente ignoto (banner, software, percentuali di schermo occupate, modalità di navigazione, etc. etc.) nel quale è difficile orientarsi persino per gli addetti ai lavori.

Incerto, anche perché tutta la partita della brevettabilità software e della proprietà intellettuale su Internet sono un "work in progress" che non ha ancora, da nessuna parte nel mondo, una legislazione di riferimento né un numero sufficiente di casi che consentano un orientamento. Figuriamoci cosa succederà al tribunale di Padova.

Il mio personalissimo parere è che una idea del genere possa essere brevettabile circa come una fotografia della Torre di Pisa.

Quanto alla minacciata querela annunciata dai legali di Netfraternity a Punto informatico (ora, pare, rientrata) per aver linkato all'interno di un articolo sulla questione, un forum di utenti di Payland, essa mi consente di dire un ultimo paio di cose.

La prima è che, sfortunatamente, il dottor Vazzoler non potrà brevettare l'idea della querela, poiché si tratta di uno stumento di "tentata" limitazione della libertà di espressione, ogni giorno più utilizzato in rete dai soggetti più vari.

La seconda è che "forse" il sito di Netfraternity (e il nome stesso della società che ha sede a Montecarlo) sarebbe, alla luce di queste scelte, meritevole di un qualche restyling: mai ci è capitato infatti di trovare nelle pagine web di un censore, frasi del tipo "Fratelli della rete, Uniti".

Caro dottore, noi certo non siamo "fratelli", e date le sue allergie ai link, necessariamente e un po ' anche per colpa sua, non siamo nemmeno "uniti". Non crede?

Massimo Mantellini
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