Stanca: Toscana troppo open source

Il ministro se la prende con la normativa regionale che spinge il codice aperto e difende la propria direttiva sull'open source da più parti criticata: è equilibrata e introduce tra le scelte possibili anche il software libero

Roma - Il ministro all'Innovazione Lucio Stanca ha sconfessato le dichiarazioni dell'assessore ai Sistemi informativi della Regione Toscana, Carla Guidi, affermando che la disposizione regionale sull'open source "ha una valenza normativa che appare poco chiara e, ove non rettamente interpretata, potrebbe incidere sulla par condicio dei mercati, violando così la normativa in materia di concorrenza a danno di soluzioni di altro genere, quali quelle dei sistemi proprietari acquisibili mediante licenze".

Guidi, come si ricorderà, aveva dichiarato poche settimane fa che la scelta della Regione, mirata a diffondere l'open source nella pubblica amministrazione, era in linea "con quanto indicato dall'Unione Europea e dal ministro Stanca".

Rispondendo ad una interrogazione del deputato della Margherita Renzo Lusetti, Stanca ha anche difeso la sua contestata direttiva sull'introduzione del software libero nelle pubbliche amministrazioni, affermando che non ha bisogno di correzioni poiché "intende favorire l'utilizzo di prodotti informatici che promuovano il pluralismo del software nella pubblica amministrazione e, quindi, la possibilità di scegliere soluzioni convenienti, non solo in termini economici, sia a software proprietario che a software aperto".
Stanca ha spiegato che la direttiva "non fa una scelta prescrittiva, per certi versi ideologica, per di più imbalsamata in una norma che sarebbe, con la sua aprioristica rigidità, in contraddizione con la dinamica tipica delle nuove tecnologie, oltre che con la libertà del mercato e della concorrenza. Ma prospetta l'inserimento di una nuova tipologia di offerta all'interno delle soluzioni tecniche tra cui le pubbliche amministrazioni possono scegliere, ampliando la gamma delle opportunità e delle possibilità in un quadro di economicità, equilibrio, pluralismo e aperta competizione".

Il Ministro ha anche difeso il fatto che la direttiva impone alle amministrazioni di "considerare sempre" l'opzione del software aperto quando devono decidere le proprie strategie informatiche, un obbligo "garantito dal ruolo che ha il CNIPA nell'esaminare ed esprimere un parere su tutti i contratti della stessa P.A. centrale per la migliore scelta di tipo tecnico ed economico, tenendo conto che quando si usa denaro pubblico per acquistare beni e servizi bisogna perseguire l'obiettivo della massima efficienza".

Stanca ha anche voluto evidenziare che "negli ultimi due anni" i tassi di crescita nella PA del software libero "sono notevolmente alti, come conferma il fatto che l'Italia è al quarto posto nel mondo per percentuale di sviluppatori open source" (stima FLOSS).
TAG: italia
46 Commenti alla Notizia Stanca: Toscana troppo open source
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  • x Stanca: PPPPPPPppppppppppppprrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!!!!!!!!
    non+autenticato
  • Ma vogliamo fare un applauso ed anche una standing ovation a questo DIRIGENTE PUBBLICO che invece di scaldare la sedia si e' preso UNA RESPONSABILITA' che neanche suoi colleghi uomini prenderebbero. La scelta di OPENSOURCE viene vista nei piani alti delle aziende come un alto rischio che nessuno si vuole prendere e scelgono tutti M$ per pararsi il didietro. Evidentemente alla Regione Toscana non fa' schifo risparmiare....bravi.

    PS: Ho avuto modo di colloquiare per lavoro con il TIX ( Tuscany Internet eXchange) ed e' da sottolineare il loro comportamento da applauso. Stanca vai a vedere come lavorano i tuoi helpdesk ministeriali che ci facciamo due risate ( insieme a loro )
    non+autenticato
  • E' Gratis ed ammazza la concorrenza "violando così la normativa in materia di concorrenza a danno di soluzioni di altro genere, quali quelle dei sistemi proprietari acquisibili mediante licenze"?

    Non c'è problema!
    La licenza c'è già! Si chiama GPL e non impedisce la vendita di un prodotto! Formiamo un consorzio che masterizza su CD le copie dei programmi distrimbuii sotto GPL che servono alla regione toscana ed entriamo nella gara d'appalto offrendo i prodotti ad 1 euro in meno della "concorrenza"!

    Se proprio quel a gran cervello di Stanca il risparmio gli fa così schifo...
    Terra2
    2332
  • Io sono dell'idea che richiedere che la PA utilizzi del software free è contro i principi del software free stesso!

    Io uso linux perchè mi piace, perchè è gratuito, perchè non si pianta ogni "four and four-heigth" ma, soprattutto, perchè nessuno mi obbliga ad usarlo.

    Se qualcuno mi obbligasse ad usare linux probabilmente non sarei cosi' contento.

    Dobbiamo spingere non su software libero, ma sugli standard non proprietari di dati.

    Se usiamo standard dati aperti, poi diventa una scelta personale usare WinWeird oppure OpenOffice(withfreecoffee)

    non+autenticato
  • Molti non capiscono bene cosa significhi avere software non libero in un sistema produttivo.

    Mettiamo XY sia un ufficio comunale, un'azienda o un privato.

    Esempio attuale: Windows 98 è un sistema operativo facile da usare e conosciuto da praticamente tutti. XY ha questo S.O. e il software e l'hardware comprato sono adatti a questo S.O..
    Accade che fra un anno Win 98 non verrà più supportato dalla Microsoft. Questo significa due cose: o si sceglie di rimanere con un Win98 vulnerabile (nuove falle non patchate), con il rischio di perdita dati, oppure si rinnovano tutte le licenze passando ad XP, aggiornando l'hardware e col rischio che qualche software smetta di funzionare (qui le spese possono andare alle stelle visto che spesso vengono usati software programmati su misura).

    Se Win 98 fosse open source non ci sarebbero problemi, dato che sicuramente qualcuno rilascerebbe patch di sicurezza ogni qualvolta venissero fuori nuove vulnerabilità.

    Io ho sempre usato Windows però adesso ho proprio questa situazione. Ultimamente ho iniziato ad usare anche Linux perché costretto da questa situazione.

    Un comune può permettersi di cambiare tutto ogni tot anni solo perché il produttore del software vuole continuare a vendere roba nuova? in questo caso il comune è in balia del fornitore, che produce un software di qualità dubbia che necessita di costanti aggiornamenti, il quale dopo x anni scade, come fosse un prosciutto.

    vi sembra logico? voi che fareste?

    Artillero
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Molti non capiscono bene cosa significhi
    > avere software non libero in un sistema
    > produttivo.
    > Mettiamo XY sia un ufficio comunale,
    > un'azienda o un privato.
    > Esempio attuale: Windows 98 è un
    > sistema operativo facile da usare e
    > conosciuto da praticamente tutti. XY ha
    > questo S.O. e il software e l'hardware
    > comprato sono adatti a questo S.O..
    > Accade che fra un anno Win 98 non
    > verrà più supportato dalla
    > Microsoft. Questo significa due cose: o si
    > sceglie di rimanere con un Win98 vulnerabile
    > (nuove falle non patchate), con il rischio
    > di perdita dati, oppure si rinnovano tutte
    > le licenze passando ad XP, aggiornando
    > l'hardware e col rischio che qualche
    > software smetta di funzionare (qui le spese
    > possono andare alle stelle visto che spesso
    > vengono usati software programmati su
    > misura).
    > Se Win 98 fosse open source non ci sarebbero
    > problemi, dato che sicuramente qualcuno
    > rilascerebbe patch di sicurezza ogni
    > qualvolta venissero fuori nuove
    > vulnerabilità.
    > Io ho sempre usato Windows però
    > adesso ho proprio questa situazione.
    > Ultimamente ho iniziato ad usare anche Linux
    > perché costretto da questa
    > situazione.
    > Un comune può permettersi di cambiare
    > tutto ogni tot anni solo perché il
    > produttore del software vuole continuare a
    > vendere roba nuova? in questo caso il comune
    > è in balia del fornitore, che produce
    > un software di qualità dubbia che
    > necessita di costanti aggiornamenti, il
    > quale dopo x anni scade, come fosse un
    > prosciutto.
    > vi sembra logico? voi che fareste?

    NO, non e' affatto logico, infatti il sospetto che M$ rilasci nuovi SW rendendoli via via gradualmente incompatibili con i precedenti anche per obbligare via via al rinnovo del parco SW (c'e' da dire che ci sono anche validi motivazioni tecniche...) e' molto forte e certamente e' cosa plausibile.
    Pero' vorrei osservare una cosa,
    riprendiamo l' esempio tuo di Win98:
    Se io in quel S.O. uso applicazioni che importano ed esportano correttamente e completamente dati, documenti in formati aperti e se i protocolli di comunicazione sono anch'essi aperti e standard il passaggio ad un'altra piattaforma concorrente (sempre che faccia uso degli stessi protocolli e nella quale possa usare gli stessi formati) e' molto facilitato, se poi in entrambe le piattaforme posso anche usare le stesse (o quasi) applicazioni (esempio OO) direi che se non e' una passeggiata e' una "corsettina" direi ben sostenibile.
    Vedi che alora se la questione del codice OPEN ha la sua importanza, quella dei formati/protocolli ne ha secondo me una ancora maggiore.
    Ma ti porto anche un' esempio di SW comemrciale: un gestionale diuna certa ditta (che non nominero') e' proposto sia nella versione AS400, sia WIN, sia Linux... ci sono aziende che hanno questa politica ed evidentemente sta pagando. In questi casi il passaggio da un sistema ad unaltro si risolve nel semplice passaggio (senza alcuna conversione tranne nei casi di release differente) degli archivi dati. Poco piu' di una copia... Ma in questo caso si tratta di una facilitazione che viene dalla portabilita' dell' applicazione pur in S.O. notevolmente differenti tra loro sia in tipo di licenza che architettura.
  • > Esempio attuale: Windows 98 è un
    [cut]
    > Accade che fra un anno Win 98 non
    > verrà più supportato dalla
    > Microsoft.
    >[cut]
    > Se Win 98 fosse open source non ci sarebbero
    > problemi, dato che sicuramente qualcuno
    > rilascerebbe patch di sicurezza ogni
    > qualvolta venissero fuori nuove
    > vulnerabilità.
    >
    Questo non è detto, ci sono anche un sacco di progetti OS abandonati perchè non più di interesse, progetti parzialmente sviluppati e poi abortiti.
    Il vantaggio di avere il codice sorgente è che se la correzione dell'errore è fondamentale al più si può pagare qualche programmatore per risistemarlo.

    > Io ho sempre usato Windows però
    > adesso ho proprio questa situazione.
    [cut]
    > necessita di costanti aggiornamenti, il
    > quale dopo x anni scade, come fosse un
    > prosciutto.
    >
    diciamo che il software non scade, ma si evolve e si aggiorna continuamente.
    Nuove funzionalità, sulla cui utilità si può rimanere a disquire per ore, nuovi hardware da supportare (tanto per dire USB, USB2.0, FireWire, WiFi)
    Non per fare l'avvocato del diavolo ma considera che ormai per molte schede esistono solamente i driver per 2000, XP e il supporto alla famiglia 9x è già stato accantonato dai produttori di hardware.
    L'hardware invecchia e si deve cambiare
    Idem il software, quello che deve durare, per un tempo molto lungo, sono i dati.
    Ecco perchè la neccessità di formati aperti, come già spiegato bene da Alessandrox, con i formati aperti non sono schiavo della tecnologia di uno specifico produttore per poter accedere ai miei dati.
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