Roma, soddisfatti i cybercops antipedofili

La Polizia Postale traccia un bilancio delle azioni condotte contro l'utilizzo di internet da parte di chi abusa di minori o sfrutta, anche commercialmente, immagini di violenza

Roma - Tra ottobre dell'anno scorso e la fine di aprile 2000 la Polizia Postale, i "cybercops italiani", ha condotto una quantità decisamente imponente di indagini e inchieste relative allo sfruttamento dei minori in rete, con particolare riferimento alla violenza pornopedofila.

Secondo Giuseppe Messa, direttore della Polizia Postale, sarebbero più di 3mila i siti web passati al setaccio insieme a newsgroup e chatroom. Indagini che avrebbero portato all'apertura di 544 pratiche con 386 segnalazioni inviate alle polizie estere.

Messa, che ha parlato ieri in una audizione alla Camera, ha spiegato che le attività di sfruttamento online sono "oggetto di attenzione permanente su tutto il territorio nazionale". Le statistiche dei cybercops parlano di 106 perquisizioni, 212 persone indagate e di venti individui sottoposti a misure restrittive. Risultati che, secondo Messa, sono ascrivibili anche alla legge italiana, considerata "la più avanzata in materia", che si scontra però con tutte le difficoltà derivanti dalla universalità di internet e dai problemi di competenza territoriale.
Meno chiaro l'avvertimento che Messa ha voluto dare: "Spesso, i siti di pornopedofilia si nascondono dietro facciate innocue o hanno nomi che attirano i ragazzi, come per esempio quelli di cartoni animati come i Simpson o Pokemon. Un modo questo per allargare il target e far alzare le quotazioni del sito a fini pubblicitari". Una dichiarazione che farebbe pensare all'esistenza di siti pedofili dotati addirittura di inserzioni pubblicitarie.
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