Il WTO non teme le teocrazie

di Tommaso Lombardi - L'Arabia Saudita impone il rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale, in vista di una imminente membership WTO. Chi sgarra chiude bottega. E' il mercato, baby

Roma - Il Regno dell'Arabia Saudita annuncia che imporrà il rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale informatica. Il motivo non è esplicitato ma è ovvio: la difesa del copyright è un fattore determinante per entrare nel WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, nonchè una costante fonte di preoccupazioni per i produttori di software della BSA: la pirateria informatica è infatti considerata anche in Arabia una piaga nazionale, che interessa l'utenza domestica e governativa.

Le nuove misure repressive non prevedono mezzi termini: multe dai 5.500 ai 110.000 ? per i privati che trasgrediscono. Mano pesante, anzi pesantissima, sulle imprese: nei casi più gravi si arriva alla chiusura definitiva.

In verità la legislazione saudita sul copyright risale al 2003 ma, evidentemente, c'è ora bisogno di rassicurazioni internazionali. Non è un caso che l'annuncio di Riad arrivi dopo che un recente rapporto negli USA, che gestiscono classifiche dei paesi in base al livello di pirateria riscontrato sui diversi mercati, evidenzia altissimi livelli di diffusione di software illegale. Nonostante gli sforzi che il Ministero dell'Informazione saudita ha dichiarato di aver compiuto, oltre il 90 per cento delle famiglie utilizza programmi sprovvisti di licenze. E solo il 25 per cento degli uffici pubblici sarebbe "in regola".
Questi i motivi che hanno trascinato l'Arabia Saudita nella lista nera dei paesi nel mirino delle associazioni internazionali che tutelano autori ed editori. Ed è in buona compagnia: con lei anche paesi come Italia, Bulgaria, Taiwan e Cina. La lotta ai pirati ha dalla sua l'impegno della BSA che tenta con ogni mezzo di aumentare il consenso popolare alla crociata anti-contraffazione, per esempio spingendo sul fronte delle perdite, economiche ed occupazionali: la pirateria costerebbe, secondo BSA, la bellezza di 13 miliardi di dollari l'anno al settore ICT nel mondo. Jawad Al Redha, vice presidente della divisione BSA dell'area, nel corso di un recente convegno internazionale ha sottolineato come "il nostro scopo è promuovere un maggior rispetto delle leggi IPR (Intellectual Property Regulations), poichè il rispetto del copyright è fondamentale per qualsiasi paese che voglia entrare nel mercato ICT globale".

Ed è questo, il mercato, che attira ineluttabilmente l'Arabia Saudita, che attende ormai l'ingresso nel WTO. L'ambitissima membership, che apre le porte del commercio mondiale, passa obbligatoriamente dal rispetto delle norme IPR, rispetto che ora l'Arabia ha abbracciato con enfasi. Non a caso il Direttore Generale del WTO, Supachai Panitchpakdi, ha dichiarato che il paese sarà "membro entro il 2005".

Deregolamentazione dei mercati, rispetto del copyright ed apertura delle frontiere non basteranno comunque per ammodernare il regno di Fahd bin Abdul Aziz: un vero regime teocratico in cui la "Shari 'a" (legge del Corano) determina, con pugno di ferro, la condotta morale e civile del popolo. Una dura legge che interessa persino la Rete: l'unico nodo d'accesso alle dorsali internazionali ha sede a Riad, presso il Ministero delle Comunicazioni, che gestisce completamente il flusso di informazioni.

Esistono infatti dei monolitici firewall governativi in ciascuno dei 30 provider presenti sul territorio, che filtrano i contenuti "immorali" e determinano l'accessibilità alla Rete per oltre due milioni di utenti. La censura governativa è all'ordine del giorno: sono condannati tutti quei siti che non riflettono "la moralità del paese". Ma i vertici del WTO non sembrano prestare attenzione alla gravità della situazione, non rientra nella mission dell'organizzazione internazionale, interessata esclusivamente al mercato.

Che poi l'applicazione di leggi oscurantiste e restrittive oltre ai diritti umani e civili danneggino proprio l'economia e il mercato sembra non interessare granché in Arabia, figuriamoci all'estero. Ovvio peraltro che i leader del WTO siano pronti a chiudere non uno ma due occhi: in fondo, i sistemi di controllo sauditi si basano su preziosissimi software prodotti in Occidente. Programmi da tutelare con leggi sul copyright. Poco importa se una donna adultera (oppure omosessuale) viene lapidata pubblicamente. Poco importa se le notizie consultabili tramite Internet sono soltanto quelle governative: l'importante è che tutti quanti utilizzino software protetto.

Tommaso Lombardi

Precedenti approfondimenti di T.L:
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Una Internet... stupefacente?
TAG: censura
14 Commenti alla Notizia Il WTO non teme le teocrazie
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  • La Wto è l'emblema del fallimento delle democrazie occidentali che antepongono l'interesse economico all'interesse dei cittadini e del consumatore!
    Non siamo tanto meglio dei regimi teocratici!Ficoso
    non+autenticato
  • Non capisco cosa centri il WTO.
    Nell'articolo e nei commenti lo si dipinge come una specie di nemico dei diritti umani...
    Mi sembra che tutti si stiano dimenticando che si chiama World Trade Organization non World Charity Organization e non fa altro che il suo lavoro cioè assicurarsi che i paesi che vi aderiscono rispettino gli accordi.
    Non è il suo compito vigilare sulla politica degli stati membri per assicurarsi che non facciano i cattivi, del resto nessuno si aspetta che un'agente di borsa scenda per strada a
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Non capisco cosa centri il WTO.
    > Nell'articolo e nei commenti lo si dipinge
    > come una specie di nemico dei diritti
    > umani...

    Non so se ti chiami Ekleptical e non ti sei voluto firmare, ma lasciati dire che non hai capito il senso dell'articolo. Che a mio avviso è questo:
    Nel nostro mondo civile, occidentale, democratico, ipertecnoclogico, riescono a ottenere di più le organizzazioni che hanno a che fare col vil denaro piuttosto che quelle che si occupano di giustizia e diritti umani.
    Detto questo, tu hai ovviamente il diritto di continuare a pensare che comunque il WTO non sia lo strumento per esportare nei paesi "del terzo mondo" tutte quelle normative naziste fatte su misura per legittimare il dominio dei potentati dei paesi potenti.
    Bruco
    2098
  • Se per legge chi volesse acquistare un'auto fosse obbligato a prendersi una Mercedes serie S nuova di fabbrica, vietandogli di comprare la Panda usata, andremmo tutti a piedi...
    Con cio' voglio dire che impedendo la pirateria le decine di migliaia di miliardi di mancati guadagni non sarebbero in nessun caso entrate nelle casse dei produttori, non posso aggiungere altro perche' commetterei un'apologia di reato (riferita alla pirateria).
    non+autenticato
  • ...in effetti non so quale sia il termine che suscita piu' inquietudine: teocrazia o WTO...
    Si capisce bene la propensione del WTO a chiudere uno o due occhi sui diritti umani e sulla liberta' di opinione. L'importante e' la difesa della proprieta' (intellettuale), lo spostamento di capitali e di uomini d'affari

    Bell'articolo, oltre alla notizia apre un po' gli occhi sul WTO (a proposito, l'Italia c'e' dal 1995...).


  • - Scritto da: Baruch
    > ...in effetti non so quale sia il termine
    > che suscita piu' inquietudine: teocrazia o
    > WTO...

    Vabbé, cambia il nome e la forma dei rituali, ma la sostanza ...
    non+autenticato
  • per curiosita', gli apparati "monolitici" di cui si parla, sono dei router della JuniperFicoso
    non+autenticato
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