Washington a caccia di e-oscenità

Critiche all'amministrazione USA perché persegue la pornografia pedofila online ma non le oscenità. Secondo molti parlamentari è indecente la forza di mercato assunta da molte case editrici a luci rosse

Washington (USA) - "Con i loro link incrociati, le finestre di pop up e la falsificazione degli URL accalappiano milioni di utenti e il Governo non fa nulla per contrastarli": questo il tono dei commenti che in queste ore si ascoltano tra i parlamentari americani della Camera. Sotto accusa è finito "il lassismo" dell'amministrazione nel colpire l'industria pornografica "oscena", limitando le proprie azioni alla pur fondamentale lotta alla pornopedofilia.

Nel corso di alcune audizioni sarebbero piombate al centro del dibattito le preoccupazioni delle "associazioni per la famiglia" per i pericoli online rappresentati dai siti pornografici.

Secondo FamilyClick, provider che filtra i contenuti web "alla fonte" non consentendo ai suoi utenti "certe navigazioni", "se non si ostacolano sul piano legale, sociale e morale, i pornografi continueranno ad espandere con rapidità e senza scrupoli il proprio mercato che già copre un terzo dei servizi venduti online, secondo soltanto ai prodotti dell'informatica e ai viaggi".
Da parte sua, l'ufficio del procuratore federale ha sottolineato che la lotta all'oscenità in rete è una delle priorità, in cima alle quali, però, rimane la caccia alla pornopedofilia online che va assumendo, secondo l'ufficio, dimensioni sempre maggiori e che assorbe risorse sempre più ingenti.

A rincarare la dose ci si è messo anche J. Robert Flores, vicepresidente dell'influente National Law Center for Children and Families, secondo cui il business del porno sulla rete è destinato a crescere se non viene represso con forza: "C'è un'atmosfera da Far West su internet perché lo sceriffo non c'è". Secondo Flores il Dipartimento della Giustizia semplicemente "non ce la fa".

Contro tendenza come sempre, invece, l'intervento dell'avvocato Mary Johnson della American Civil Liberties Union secondo cui siamo di fronte a reazioni esagerate e poco pratiche: "Non sono cose così facili da reprimere. La maggioranza di questi siti rappresenta un business e nessuno è disposto a cedere il proprio business senza reagire". Secondo Johnson, occorre anche ricordare che il Primo Emendamento, quello che negli Stati Uniti protegge la libertà di espressione, garantisce libertà anche alla pornografia.
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