A sostenere una tendenza del P2P europeo che non risente delle minacce legali è una società di rilevazione canadese, secondo cui dall'inizio dell'anno la condivisione online è rimasta sempre agli stessi livelli
Londra - Se a Roma, come si può leggere oggi su Punto Informatico, qualcuno parla di calo notevole nell'uso del peer-to-peer da parte degli utenti italiani, in Europa la situazione sembra decisamente diversa, almeno a sentire lo studio condotto dalla
Sandvine, società di rilevazione con base in Canada ma con sedi in diversi paesi.
Sandive sostiene che le
ripetute minacce legali che provengono dai detentori del diritto d'autore non hanno fin qui intaccato
l'uso del peer-to-peer in Europa che si sarebbe mantenuto stabile dall'inizio dell'anno ad oggi.
In quel periodo "negli Stati Uniti - sostengono i ricercatori di Sandvine - si è visto un calo contenuto di circa il 5 per cento. Ma in Europa i livelli di file sharing rimangono robusti come sempre".
Secondo Sandvine,
il 70-80 per cento di tutto il traffico gestito oggi dai provider europei è relativo allo scambio di file zippati che contengono film, album musicali e trasmissioni televisive.
La società di rilevazione sostiene anche che gli utenti europei, al contrario di quelli americani, tendono a scambiare
file di grosse dimensioni preferendo, dunque, sistemi di sharing che ne facilitano la condivisione, come eMule o Direct Connect.
Dati identici, invece, vi sarebbero nella percentuale di utenti USA e UE che usa il peer-to-peer: il 30 per cento degli abbonati broad band sfrutta il P2P per scambiare qualsiasi genere di file.