File sharing legale sì ma con tassa

Tra le diverse lettere che propugnano un'uguale soluzione per i problemi delle major e del P2P ne pubblichiamo una che approfondisce una questione: chi ha paura del mercato che cambia?

Roma - Ho scritto spesso alla redazione di Punto Informatico, a seguito di articoli sulle libertà digitali e sulla privacy dopo l'11 settembre. In questa mail esprimo tutto l'orrore ed il raccapriccio che provo in questi giorni. Sembra che al peggio non ci sia mai fine. Non so neanche da dove cominciare, ogni volta che mi guardo attorno vedo solo ipocrisia ed inettitudine, particolarismi, offese alla dignità della persona, del pensiero, al buon senso.

Ho letto un vostro articolo sulla capacità dei provider di fornire contenuti a pagamento. Lucidamente avete sottolineato quanto sia inutile che un provider decida quali contenuti offrire, sperando che questi possano fare fronte alla completa libertà di scelta che internet ha realizzato nelle forme che già conosciamo. Dove stiamo andando dunque?
Già a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, mi domandavo circa la legalità dell'mp3, prevedendo "a braccio" quali sarebbero putute essere le conseguenze della compressione/trasmissione di audio e video nella rete. Al tempo fantasticavo sul prossimo futuro, sulla possibilità di collegarmi ed utilizzare il pc per ascoltare/vedere ciò che desideravo. Temo che questo rimarrà un sogno.

Provo rabbia nel subire paradossi politico/commerciali che farebbero inorridire il più scriteriato dei dittatori. Dopo il decreto urbani (mi viene la nausea al solo parlarne), ogni forma di supporto sembra essere destinato alla tassazione, senza che questa dia la libertà di gestire l'interscambio di prodotti audio/video. Non solo, si pagano le tasse per remunerare un presunto danno, per il quale al momento si rischia il carcere. Anche fosse la sola sanzione amministrativa, non si pagherebbe due volte? Questo è solo uno dei motivi che mi spingono alla protesta.

Sono un sostenitore della legalità, della giusta retribuzione per l'artista e del produttore (in fondo se non ci fosse stato un mercato, adesso non ci sarebbe niente da condividere). Ma come si fa ad essere sostenitori della legalità quando la stessa legittima le più subdole forme di estorsione?

Provo rabbia nel sapere che abbiamo già i mezzi e le conoscenze per mettere in piedi un mercato culturale di un altro livello. Ho visto solo una marea di proteste, e giustamente qualcuno chiede qualche posizione più propositiva. Nel mio piccolo e (lo ammetto) anche nella mia limitata conoscenza, da un paio d'anni sostengo la tassa (ahimè sì, la tassa) sull'abbonamento internet, a condizione che questa sollevi l'utenza dalle persecuzioni giudiziarie. Ma guai a chiedere le tasse: puntualmente arrivano, ma la denuncia resta. L'ennesimo insulto.

Oltretutto l'idea ha sollevato giuste obiezioni (e chi non utilizza internet per scaricare? fra le prime), senza contare tutta la discussione in merito alla sostanza dello scambio su internet (idea materiale? immateriale?). Apparte l'insieme di cavilli a cui si potrebbe aggrappare chi pretende di scaricare gratis, e riprendendo le considerazioni sull'offerta di contenuti, sembra che l'unica soluzione pacifica per le parti sia una rete massiva di filesharing a pagamento: non appunto la mera offerta unilaterale, ma la diffusione tramite appropriata immissione di contenuti nella suddetta rete. Una rete in grado di indicizzare la diffusione del contenuto, ed in base a questo redistribuire agli autori le entrate delle sottoscrizioni dei singoli utenti. L'artista (ogni artista) sarebbe libero di esprimersi e tentare la fortuna, ed ognuno potrebbe assecondare i propri gusti, senza appiattirsi su offerte monodirezionali.

Chiedo conferma a Voi: il diritto d'autore si divide in due componenti: quello morale (paternità dell'opera) ed il diritto economico (sfruttamento dell'opera a fini commerciali, attualmente in mano alle major che controllano il mercato distribuendo e producendo). Nella mia proposta, così semplice da pensare e così difficile da realizzare, il diritto di sfruttamento economico passerebbe per forza di cose in mano al sistema provider/programma di file sharing. E' questo che terrorizza le major al punto da denunciare il proprio mercato obiettivo? Presagiscono lo smantellamento del loro feudo? La rete segue il suo corso, e dubito che si piegherà.

Ritengo inevitabile (di fatto è già successo per vie illegali) che la diffusione di contenuti audio/video sia sempre più telematica. E' quello che vogliono tutti, e si rifiuteranno di avere qualsiasi cosa che costi anche solo un centesimo di più del legittimo.

Lorenzo P.
TAG: mondo
203 Commenti alla Notizia File sharing legale sì ma con tassa
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  • Partiamo da un presupposto: cosa serve per praticare il P2P?
    Risposta: una connessione ad Internet flat (senza limiti di tempo e di traffico) abbastanza veloce.

    Ora, se non sbaglio, almeno in Italia, le connessioni flat si pagano e non poco: io personalmente sporso 45 Euro al mese; e di questi 45 Euro una buona parte sono TASSE!!!

    Adesso, mi sapere dire a cosa mai servirebbe una connessione flat ad uso domestico, se non a effettuare il P2P?
    Per la posta, la navigazione e consultare i vari social network basta e avanza una connessione a consumo che sicuramente non costa come la flat; quindi non temo smentita affermando che chi ha una connessione flat ad uso domestico, molto probabilmente pratica il P2P (naturalmente ci sono sempre le eccezioni).

    Tutta la facenda del P2P sta diventando una grande baggianata: da una parte ti minacciano di mandarti in galera secondo leggi volutamente poco chiare; dall'altra Telecom querela chi protegge i diritti d'autore perché viola la privacy dei suoi utenti.

    Non sarebbe più semplice che una parte del canone Internet andasse agli autori (magari in parti direttamente proporzionali ai download effettuati delle loro opere), e che finalmente la smettessero di praticare questa forma di violenza spicologica nei confronti di quegli utenti che chiedono solo di poter sfruttare, come meglio credono, ciò per cui pagano.

    Del resto se mi abbono a Sky, Mediaset Premium o altro, non mi devo mica preoccupare se chi trasmette i contenuti ha pagato o meno i diritti d'autore; allora perché dovrei farlo collegandomi ad internet?

    In alternativa, che chiudano tutti i link ai siti P2P (e non mi dicano che è una cosa impossibile) e che blocchino tutti i protocolli che lo permettono; a quel punto voglio vedere quanti utenti continueranno a mantenere una connessine flat... Poi quando qualcuno incomincerà a vedere dov'è che si perde di più, be forse allora le cose cambieranno veramente.

    Saluti,
    GO
    non+autenticato
  • A parte che è a bimestre e non a mese, a meno che tu non abbia sottoscritto chissà che contratto, io pago 16€ al mese ad esempio, sarei disposto a pagarne 25€ al mese per poter scaricare legalmente tutto il mondo e che ogni mercoledì sera mi portino a casa la pizza (compresa nell'abbonamento).

    Però non tirar su thread del 2004A bocca aperta
    Wolf01
    3329
  • Canone telefono fisso + traffico + internet (tariffa Telecom) = 45 Euro mese (90 a bimestre).

    La pizza la voglio con i peperoni Occhiolino)))
    non+autenticato
  • "se non ci fosse stato un mercato ora non ci sarebbe niente da condividere..."

    e chi sei, uno dei chicago boys sbarcato in italia?

    ti potrei dire che se non ci fossero stati miliardi di soldi pubblici usati per costruire le infrastrutture di internet (quindi contributo fuori mercato secondo la tua logica) e miliardi non retribuiti a milioni di appassionati scrittori di software, creatori di siti e rippatori (alcuni da encomiare che hanno probabilmente salvato opere che altrimenti sarebbero cadute nel dimenticatotio...) tu non condivideresti un bel nulla....

    la cosa più stupida è che usi quella frase per dire che l'artista va remunerato... beh ti cito stallman che tutto è meno che un neocon "la legge sul diritto d'autore nata negli stati uniti serviva per tutelare gli autori dagli editori.. oggi siamo ad uno stravolgimento della stessa logica per cui è nato il diritto d'autore"....

    quando vuoi usare delle figure retoriche evita di dire caxxate... leggi di più e troverai un modo per dirle che ha qualche fondatezza se non altro storica....

    a questo punto chiudo con "se non ci fosse il mercato non avremmo avuto britney spears, george w.bush, oriana fallaci e le lollipop etc...."

    che è un'altra caxxata....

    :)

    non+autenticato
  • La domanda è "nascosta" nella tua lettera, ma è fondamentale. chi ha paura del file sharing (legale o meno, la sostanza non cambia)? è molto semplice dare una risposta, che si tira appresso tutta una serie di considerazioni su come si fanno le leggi, per chi e per cosa vengono fatte, da sempre.
    sono le major, solo le major, ad avere il terrore della condivisione. Il medium internet gli è scappato di mano, è un po' la sindrome di Frankenstein che si ribella al suo creatore: la rete è un medium intrinsecamente democratico e libertario, dato che si basa sul modello orizzontale utente=fornitore di contenuti, laddove invece la televisione era fondata su un modello fortemente verticale: utente=fruitore passivo. La televisione è (era????) il Grande Fratello, la rete è qualcosa di altro, è una rivoluzione.
    La rete (il p2p soprattutto) ci ha insegnato il concetto di smaterializzazione del prodotto artistico. Ci ha spiegato che si può trasformare la musica in numeri e farcela recapitare dritta dritta dentro il nostro hard disk, pronta per essere/ascoltata /masterizzata /copiata /rispedita a chicchessia.
    ("ma vuoi mettere il piacere del cd originale, con il booklet con i testi, la confezione in digipack edizione limitata ecc. ecc.?" "smettetela di fare i fessi: la musica non ha corporeità, il cinema neppure. è solo la confezione ad averne, ma è una strategia per farvi assuefare al mercato dell'originale, guaglio' ").
    Infine la rete ci sta insegnando che (e qui casca l'esercito degli asini...) c'è un'intera fetta dell'economia mondiale, una tra le più cospicue, che viene detenuta da una categoria di multinazionali potentissime, una categoria che oramai, grazie alla rete, non ha più motivo di esistere, fondamentalmente, così come è ora concepita. Ecco chi ha paura del p2p: non l'utente, nè l'artista: che come dici giustamente tu, Lorenzo, c'è, è giusto, necessario e bello che ci sia. E' solo la major che si impegna a proporre e distribuire il prodotto intellettuale, che sente che stanno finendo i suoi giorni, che si è affermata una nuova tecnologia, e con essa una nuova realtà sociale, in cui NON SERVE PIU'. Virgin, CBS, Geffen, Miramax, Warner, Viacom: cominciano ad essere superflue, almeno nella forma in cui le conosciamo oggi. se le riusciamo ad estromettere dal circuito artista-pubblico, se riuscissimo ad entrare in un altro circuito in cui l'artista compone il suo disco e me lo vende direttamente da casa sua a casa mia, senza che io debba muovermi per andarlo a cercare, ordinarlo, lasciare un acconto, ritornare per scoprire che no, ancora non è arrivato ecc., quanto pensate che costerebbe il disco? otto euro, tanto per buttare lì un numero? Ma io lo compro! E subito. E come me tutta quella gente (e sono milioni) che adesso scarica illegalmente, perchè non sono ladri, non si tratta di criminali: per la maggior parte si tratta di gente che sta intuendo che il p2p è una potente risposta al monopolio di un branco di pirati mondiali che tiene i prezzi così alti per fornire un servizio che non interessa più a nessuno.
    Quindi, caro Lorenzo, non serve un p2p con la tassa. Serve soltanto il p2p, che significa da pari a pari. E, cosa finora impensabile, per la prima volta l'utente può trattare l'artista, il suo idolo, il suo beniamino, come un pari, a cui chiedere DIRETTAMENTE una cosa, e dargli altrettanto DIRETTAMENTE un corrispettivo dovuto in cambio. Ecco tutto ciò di cui abbiamo bisogno: una tecnologia sufficientemente potente e un po' di giustizia.
    Ecco tutti i perchè del caso. Perchè la RIAA, perchè Urbani e via dicendo. Perchè le major del media entertainment sono lobby potentissime e spaventatissime.
    C'è una guerra in atto, una guerra senza armi, si combatte nella rete, e c'è già un perdente designato, che scalcia e si dibatte, ma comincia già a sentire la puzza del proprio cadavere. Questa rivoluzione è irreversibile (e senza volto).
    non+autenticato
  • perfettamente d'accordo....

    prima o poi crolleranno, ritengo anche io che sia solo questione di tempo
    non+autenticato
  • ...dietro una barriera di riservatezza IMPENETRABILE? Perché le vittime (capri espiatori) di questa vicenda hanno voluto essere lasciati soli? Dopo che la vicenda è partita, qualcosa si è saputo, ma nulla più, e comunque solo da parte del "nemico" (le fiamme gialle). In tanti (e non era ipocrisia) avrebbero voluto aiutarli, ma sono spariti tutti, e i pochi rimasti non erano "autorizzati" a dire nulla.

    Ma non vogliono capire che questo silenzio non li aiuta? Avrebbero dovuto fare il diavolo a quattro, scatenare un polverone incredibile... I sostenitori delle libertà digitali li avrebbero appoggiati, gruppi di utenti avrebbero potuto sostenerli, e invece buio totale! Con il rischio che i giudici addetti alla questione liquidino la questione in quattro e quattr'otto, emettendo una sentenza che FARA' GIURISPRUDENZA nel merito degli ed2k links... e noi, ma soprattutto loro, saremo rimasti a guardare!!! Guardate il caso di DVD Jon e la pubblicità che ne è seguita!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ...dietro una barriera di riservatezza
    > IMPENETRABILE? Perché le vittime
    > DVD Jon e la pubblicità che ne
    > è seguita!

    Sono questioni diverse
  • Un po' OT ...

    Non so se ne è parlato nei vari forum (forse non ho guardato dove avrei dovuto, mi scuso se ho detto una Trollata), ma la pagina web che si trova su Google cercando "incapace" adesso è questa:

    http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=177&...

    Questa pagina è aggiornatissima, infatti fa riferimento alle ultime vicissitudini internettiane nel nostro giulivo MinCulPop.
    Non parla però dell'idillio con la dolce Ida e del recente NetStrike. Ma diamo tempo al tempo ...


    La pagina istituzionale sul sito della Camera ora è questa:

    http://www.palazzochigi.it/Governo/biografie/URBAN...

    Non so voi, ma ho la vaga impressione che stiano cambiando nome alla pagina di cui sopra un po' troppo spesso (esigenze tecniche? Google? Coda di paglia?)
    Per come funziona il meccanismo di indicizzazione di Google, ho idea che non dovremo aspettare molto prima di avere il piacere di rivedere la pagina istituzionale nella pole position del risultato di Google.search("incapace") accando alla paginetta descritta all'inizio.

    :D:D:D
    non+autenticato
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