Dimettersi per un sito hard

di L. Assenti - Sangue nobile deve scorrere nelle vene di un manager irlandese di altissimo livello che lascia per aver navigato su siti proibiti dal regolamento aziendale. Il solito esagerato

Roma - Ho appreso con stupore prima, con soddisfazione poi ed infine con una punta di stizza che si è dimesso dalla sua importante carica Michael Soden, amministratore delegato della Bank of Ireland. Non che nutra particolari interessi per le sorti del certo importante istituto di credito nordeuropeo ma come non fracassare il mouse leggendo i motivi delle dimissioni?

Soden le ha annunciate dopo aver ammesso di aver utilizzato il proprio personal computer, quello che teneva sulla scrivania del proprio ufficio di amministratore, per accedere a contenuti pornografici. In sé, ha riconosciuto lo stesso Soden, i siti che ha visitato non hanno nulla di illegale ma l'azione è contraria alla politica della Bank of Ireland.

"Le dimissioni - ha affermato Soden - si devono al fatto che dal mio PC ho avuto accesso a siti Internet che non sono ammessi dal regolamento del Gruppo".
La legge intestina, quella che lo stesso Soden ha voluto e controfirmato per riportare lustro nell'istituzione creditizia che ha guidato per un paio d'anni, su questo punto non ammette scusanti: l'uso dei mezzi informatici aziendali dev'essere finalizzato al solo espletamento dei compiti professionali associati alla propria posizione. E certo l'esplorazione dei siti pornografici non è un'attività compatibile con la dirigenza di uno dei più importanti istituti di credito europei.

Eppure...

Si può credere che Soden abbia firmato le proprie dimissioni per evitare il pubblico ludibrio o la scomunica formale di un Consiglio di Amministrazione. Si può ritenere che un uomo in una posizione del genere abbia voluto cercare di salvare il salvabile dichiarando la propria colpevolezza come ultimo estremo tributo all'integrità di un ente di quel rilievo e reputazione. Oppure si può credere che un gesto come quello di Soden sia fuori dal mondo.

Posso capire che ci possa essere un richiamo formale, e non dico per Soden ma per qualsiasi dipendente che sbagli nell'uso dei mezzi messi a disposizione dalle imprese, ma non ho mai capito tale severità né riesco a capire come nei regolamenti aggiornati all'era di Internet che ormai vanno di moda anche nelle aziende italiane, sia ritenuto così incredibilmente grave l'uso scorretto di questi strumenti.

Possibile che tutto quello che è cambiato con l'arrivo di Internet è che prima si veniva licenziati per aver inviato un fax personale e oggi questo avvenga per aver navigato un'ora su siti a luci rosse? Non c'è davvero spazio per qualche bit di fragilità?

Lamberto Assenti
TAG: censura
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