
Una delle linee portanti dell'attuale antipirateria è il sostegno incondizionato ad alcune "estensioni" di un concetto particolare di diritto di proprietà che, parlando in termini giuridici, risulta essere lontanissimo dai diritti cosiddetti "reali" (ovvero i primari diritti dell'essere umano): il diritto d'autore (che poi nell'accezione intesa dagli antipirati ha veramente poco a che fare anche con gli autori delle opere d'ingegno ma è relativo piuttosto a chi intermedia e sfrutta questo lavoro).
Secondo queste moderne teorie estremistiche del copyright, che attraverso un lungo e documentabile lavoro di pressione sulle istituzioni legislative, amministrative e giudiziarie, si stanno trasformando nelle peggiori fonti di distorsione normativa dei nostri codici penali (questo campo sembra essere l'unico per cui un illecito civile viene punito, e pesantemente, in sede penale), la proprietà privata di un bene legalmente acquisito non è ragione sufficiente per permettere all'acquirente di poterne disporre liberamente, neppure tra le proprie mura domestiche.
Su molti dei pur costosissimi CD musicali, ad esempio, è oggi possibile leggere la seguente dizione "RISERVATI TUTTI I DIRITTI DEL PROPRIETARIO DELL'OPERA REGISTRATA". E ' l'etichetta di una strana concezione che unita alle ultime norme emanate tende a far prevalere il diritto del *proprietario dell'opera registrata*, la casa discografica (mai l'autore), e cioé chi vende il prodotto, al diritto reale del *proprietario del disco fisico*, e cioé chi compra il prodotto, il quale non potrà far altro che accettare supinamente le volontà del primo, come e quando gli verranno in mente!
Se da domani dovessero decidere che tra i diritti del proprietario dell'opera registrata rientri quello di imporre l'ascolto solo di mattina prima di colazione, un clandestino ascolto pomeridiano sarebbe una violazione di tale licenza d'uso. Già oggi l'acquirente di un CD musicale non può, secondo molti teorici dell'antipirateria, realizzarsene una copia per lo stereo dell'auto, o prestarlo ad un amico e, durante una festa in casa, non potrà senza dubbio lasciarlo come sottofondo delle chiacchiere della propria comitiva senza pagarne gli stessi diritti di esecuzione in pubblico a cui è tenuta una discoteca.
Cosa ci riserva il futuro? Il campo delle licenze sul software proprietario in questo caso è il modello. Licenze che prevedono che i software si possano installare su alcune macchine sì e su altre no, o che si possano installare ma non usare contemporaneamente, o che si debbano installare o deinstallare ad intervalli prestabiliti, comunicando alla software house chi come dove quando e perchè si vuole usare quel programma, esistono persino licenze di software classisti che non possono essere usati da alcune categorie professionali particolari, di solito medici o fabbricanti di armi, e poi programmi protetti da altri programmi, da chiavi hardware, sofware che telefonano automaticamente per sapere quel tale giorno ci sono le condizioni climatiche favorevoli per fornire i propri servizi.
Insomma un piccolo panorama di orrori in cui i diritti dei consumatori, nella migliore delle ipotesi, sono stracciati con una noncuranza che va di pari passo solo al colpevole lassismo delle istituzioni che dovrebbero tutelare i consumatori. Una tendenza non più solo limitata al software. Già sono comparsi, infatti, libri elettronici di fiabe sui quali, oltre al prestito e alla donazione, le licenze di distribuzione impongono l'impossibilità di leggerli a voce alta. Secondo alcuni, questi fantasiosi impedimenti all'uso di qualcosa che avete comprato e pagato in denaro sonante dovrebbero essere limitati solo dalla contorsione mentale di quanti - senza avere mai dimostrato un grammo di creatività propria, o avendola tutta spesa in queste ignobili creazioni - vivono sfruttando tutto il possibile ritorno economico della creatività altrui.