
Però è il nostro incubo. Già dobbiamo fare i conti con delle cariatidi ingrassate che continuano ad essere la pesante eredità irrisolta che le istituzioni e leggi italiane hanno tutt'oggi con il ventennio fascista, come l'Ordine dei Giornalisti e la SIAE, nate sotto il fascismo e mai più riformate nella sostanza, ma di tornare alle fantasiose ed estremistiche elucubrazioni di un rivouzionario fallito del 1848 per mano della congrega degli accoliti di alcuni dei più ricchi del mondo: no, scusateci, ma questo è proprio insopportabile!
Se proprio vogliamo tornare alle rivoluzioni facciamolo come si deve, allora. Come avvenne nel 1791 durante la Rivoluzione Francese, a cui la Storia riservò forse miglior sorte dei vaneggiamenti prudhoniani, facciamo in modo di garantire il diritto di sfruttamento economico per soli cinque anni tutelando fortemente il diritto di paternità dell'opera d'ingegno contro il plagio. Tanto basta nella società dell'informazione, dove cinque anni sono poco meno di un'eternità, senza che questa tutela pensata per garantire l'avanzamento culturale degli individui si trasformi in quella odiosa forma sociale di servitù pratica e soggezione politica che le recenti iniziative del fronte dell'antipirateria ha appena cominciato a farci intravvedere.
Emmanuele Somma30 Maggio 2001 - "L'antipirateria dice: la proprietà privata è un furto!"
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