Chi può dire come craccare l'anti-pirateria?

Lo chiedono ad un tribunale americano i ricercatori che avevano craccato le protezioni anti-pirateria sviluppate dalla SDMI. Le avevano smontate pezzo per pezzo in un concorso voluto dalla SDMI. E ora vogliono poterne parlare

Washington (USA) - Edward Felten e gli altri membri del team di Princeton che hanno craccato i codici anti-pirateria della Secure Digital Music Initative (SDMI) hanno presentato una denuncia con cui chiedono che sia loro data la possibilità di pubblicare e discutere dei modi utilizzati per craccare quei codici.

Il team di ricercatori, otto persone in tutto, si è rivolto ad una corte del New Jersey affinché gli venga riconosciuto il diritto di portare la documentazione e le argomentazioni di quanto fatto ad una conferenza prevista per questa estate. La loro iniziativa è appoggiata da Usenix, associazione professionale che aveva già sostenuto Felten, e dalla Electronic Frontier Foundation, come sempre in prima linea per difendere le libertà digitali.

Felten aveva craccato i sistemi di protezione anti-copia, sbandierati come sicuri dalla SDMI, nel corso di un challenge voluto dalla stessa SDMI.
L'evento ha rappresentato per la SDMI il colpo di grazia ai suoi progetti di varare uno standard tecnologico per i produttori discografici, capace di allontanare lo "spettro" della pirateria musicale. Un concorso che si è rivelato un boomerang in modo così plateale da portare la SDMI ad avvertire Felten che, se avesse dichiarato pubblicamente le proprie tecniche di cracking, avrebbe violato il contratto firmato per partecipare al concorso. Un tentativo maldestro di far tenere la bocca chiusa su una realtà tecnologica che ha ulteriormente segnalato al pubblico l'inaffidabilità dei sistemi di protezione della SDMI.

Ora, Felten spera di riuscire ad avere un verdetto che consenta a lui e ai suoi ricercatori di parlare liberamente di quanto hanno fatto e di approfondire in libertà con altri esperti la delicata questione delle tecnologie di protezione anti-copia. "Studiare le tecnologie di accesso digitale - ha spiegato Felten dopo aver presentato la denuncia - e pubblicare le ricerche per i nostri colleghi sono elementi essenziali per il progresso della scienza e della libertà accademica".
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