Canada: provider innocenti per il P2P

Editori ed artisti ci hanno provato, chiedendo che agli ISP venisse imposto il pagamento di royalty sulla musica scaricata dagli utenti. Ma la Corte Suprema canadese la pensa in modo diverso

Toronto - Uno schiaffo all'industria dei contenuti che cerca di trovare un modo per rientrare dei denari che ritiene di perdere a causa del peer-to-peer si è sentito risuonare ancora una volta in Canada. La Corte Suprema ha infatti affermato che i provider non sono tenuti a rispondere economicamente delle attività di sharing condotte dai propri utenti.

La questione evidentemente non è affatto di poco conto, in quanto la decisione della Corte è giunta dopo un lungo procedimento messo in piedi dalla SOCAN, la SIAE locale. Secondo la società di compositori, autori ed editori musicali, infatti, in quanto fornitori del veicolo attraverso il quale la musica viene condivisa e scaricata dagli utenti Internet, gli ISP avrebbero dovuto essere ritenuti finanziariamente "corresponsabili".

Non contenta di aver preso di mira gli ISP per il P2P, SOCAN aveva anche sostenuto che la legge canadese sul copyright avrebbe dovuto essere resa efficace anche al di fuori dei confini canadesi per perseguire servizi internet e siti web ai quali gli utenti canadesi si connettono. Una visione talmente costrittiva delle attività di rete che assieme ai grandi provider si erano schierati, contro SOCAN, anche grossi nomi della tecnologia.
La visione di SOCAN si è ora scontrata anche con quella dei massimi giudici di Toronto che in una votazione unanime (9 a 0) hanno stabilito che gli ISP altro non sono che intermediari che non possono essere soggetti alla legge sul copyright. I giudici hanno spiegato che se delle royalty devono essere pagate, SOCAN dovrà dialogare con i servizi Internet che offrono i servizi di cui parlano, non con gli ISP. I provider sono considerati responsabili dalla Corte solo qualora venga comunicata la presenza sui propri network di un sito illegale e questo non venga da loro rimosso.

Va detto che la decisione di Toronto fa seguito ad un'altra importante decisione presa nei mesi scorsi quando l'Ufficio del Copyright spiegò che gli utenti che scaricano musica non sono perseguibili. Una dichiarazione che aveva suscitato l'intervento del Governo fin qui poco fruttuoso per l'industria discografica. Proprio con gli ISP le major si erano scontrate quando, denunciando 29 utenti del peer-to-peer, l'industria aveva dovuto fare i conti con la determinazione dei provider di tutelare la riservatezza e la privacy dei propri utenti e dunque la riluttanza a fornire nomi e log.
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