Multa agli spammer? Con qualche dubbio

di Andrea Lisi e Maurizio De Giorgi - Dopo il caso di Napoli e della sentenza antispam non è affatto tutto chiarito. Lo spamming nelle aule di giustizia: qualche utile regola da seguire

Roma - Anche lo spamming finisce nelle aule di giustizia! Il diffuso e odiatissimo spamming, ovvero l'inoltro automatico ad un numero indefinito di indirizzi di posta elettronica di messaggi non sollecitati a carattere pubblicitario, finalmente è stato oggetto di una pronuncia giudiziale piuttosto severa. E non può che salutarsi con soddisfazione la condanna di 1000 ? (con pubblicazione della sentenza su quattro quotidiani e un settimanale!) irrogata dal Giudice di Pace di Napoli (sentenza 7-10 giugno 2004) ad una società per aver inviato ad un privato cittadino - che non aveva prestato il suo preventivo consenso in tal senso - un messaggio pubblicitario con cui, a grandi caratteri, proponeva l'acquisto di numerosi articoli sportivi.

Nelle motivazioni della sentenza in parola si afferma che gli indirizzi di posta elettronica sono dati di carattere personale e, tra l'altro, si legge "...l'invio di posta elettronica indesiderata nella fattispecie è illegittima sotto due profili: da un lato per la scorrettezza e illiceità del trattamento dei dati personali dell'attore da parte della convenuta e dall'altro lato (n.d.a. perché) provoca una illegittima intrusione e invasione nella sua sfera di riservatezza come stabilito dal Garante della privacy...". Pertanto, la società convenuta è "...responsabile per fatto illecito ex articolo 2043 c.c. essendo chiaro e definito il nesso di causalità tra l'evento ed il danno ingiusto subito dall'attore".

A questo punto si rendono indispensabili alcuni brevi precisazioni.
Il fatto di cui si discuteva in giudizio era avvenuto il giorno 3 settembre 2003 (data in cui l'attore riceveva l'e-mail non sollecitata e a carattere pubblicitario), quindi, sotto il vigore della normativa sul trattamento dei dati personali (legge 675/96) antecedente al Codice sulla protezione dei dati personali (cosìdetto Codice della Privacy - d.lgs. 196/03).

Orbene alla luce della legge 675/96, tra l'altro, "chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile" (art.18). E nel caso di specie, lamentando l'attore di aver subito un danno per effetto del trattamento dei suoi dati personali, avrebbe dovuto farsi più opportunamente ricorso alla norma di cui all'art. 2050 c.c., dettata in tema di responsabilità per attività pericolose (alle quali deve essere ricondotto il trattamento di dati personali). Norma, peraltro, che avrebbe liberato l'attore dall'onere di provare il danno subito (anche di natura non patrimoniale ai sensi dell'art. 29, 9° comma) e il nesso di causalità con l'azione del convenuto, essendo sufficiente, quando si chiede l'applicazione dell'art. 2050 c.c., dimostrare il fatto storico da cui è derivato il danno rimettendosi, poi, al convenuto l'onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele per evitare il danno stesso (cd. principio di inversione dell'onere della prova).

Non solo. Qualche ragionevole dubbio sorge anche in merito alla competenza dell'Autorità adita, ovvero del Giudice di Pace, prescrivendo l'art. 29 della legge n. 675/96 che "tutte le controversie... che riguardano, comunque, l'applicazione della presente legge, sono di competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria".

In definitiva, nel caso di specie si sarebbe dovuto instaurare un giudizio innanzi al Tribunale Civile e non al Giudice di Pace e avrebbe dovuto invocarsi l'applicazione dell'art. 2050 c.c. e non già dell'art. 2043 c.c. Può quindi ritenersi che questa prima pronuncia giurisdizionale in tema di spamming sia destinata ad esser riformata. E poiché già fioccano sulla Rete improbabili atti di citazione per liberarsi dallo spam (!), ci sembra opportuno consigliare a chi volesse proteggersi in sede giudiziaria dalle chiamate indesiderate (successivamente al primo gennaio 2004, cioè all'entrata in vigore del decreto lgs. 196/03) di seguire le seguenti regole.

Instaurare un giudizio innanzi al Tribunale in composizione monocratica (ex art. 152 Codice privacy); proporre l'azione con ricorso e non già con atto di citazione; depositare il ricorso nella cancelleria del Tribunale del luogo ove risiede il titolare del trattamento; chiedere il risarcimento del danno (anche non patrimoniale) subito per effetto del trattamento dei propri dati personali invocando l'applicazione dell'art. 15 del Codice della privacy e quindi dell'art. 2050 c.c.

avv.Andrea Lisi
avv. Maurizio De Giorgi
www.studiodl.it - www.scint.it
14 Commenti alla Notizia Multa agli spammer? Con qualche dubbio
Ordina
  • Leggo le "precisazioni" al presente articolo probabilmente di un avvocato, il quale spiega diligentemente che l'art. 2050 prevederebbe una inversione dell'onere della prova solo sull'imputabilità... in verità, la questione è molto più complessa e molta parte della dottrina (direi la maggioranza) parla giustamente di "responsabilità oggettiva" in caso di attività pericolose.
    Infine, è opportuno sottolineare che non è questa la sede più adatta per le "dispute dottrinali" e l'articolo aveva un evidente intento divulgativo, quindi trovo veramente pretestuose queste così dettagliate "precisazioni"....
    Lasciamo ai siti giuridici le dispute dottrinali sulle sottili differenze interpretative di una norma e liberiamo siti più "leggeri" come Punto Informatico da tutto questo (ache anessuno interessa qui). Dott. Paolo Traversin
    non+autenticato
  • > verità, la questione è molto
    > più complessa e molta parte della
    > dottrina (direi la maggioranza) parla
    > giustamente di "responsabilità
    > oggettiva" in caso di attività
    > pericolose.

    Appunto, oggettiva in quanto la prova liberatoria sull'imputabilità è talmente difficile da fornire, da essere in pratica impossibile. Ciò non toglie che il danneggiato da attività pericolose debba comunque fornire la dimostrazione del danno subito, della sua entità e del fatto che il danno lamentato sia in nesso causale con l'evento dannoso.

    > Infine, è opportuno sottolineare che
    > non è questa la sede più
    > adatta per le "dispute dottrinali" e
    > l'articolo aveva un evidente intento
    > divulgativo, quindi trovo veramente
    > pretestuose queste così dettagliate
    > "precisazioni"....

    Se precisare che una determinata ipotesi normativa è "divulgata" in maniera inesatta è pretestuoso, allora sì, lo confesso, sono pretestuoso. Spiegare la materia giuridica con semplicità senza cadere nell'accademico non è semplice, tuttavia non si possono dare informazioni sbagliate, altrimenti le persone si convincono che basti lamentare di essere vittime di spam per portarsi a casa un migliaio di euro.

    > Lasciamo ai siti giuridici le dispute
    > dottrinali sulle sottili differenze
    > interpretative di una norma e liberiamo siti
    > più "leggeri" come Punto Informatico
    > da tutto questo (ache anessuno interessa
    > qui). Dott. Paolo Traversin

    Opinione degnissima, tuttavia non concordo sul fatto che si tratti di sottile differenza interpretativa. Queste sono le istituzioni.
    Poi non ci lamentiamo dell'approssimazione di certi resoconti giornalistici di fatti giudiziari o giuridici.
    Bisogna dare atto a PI di informare in genere con correttezza su materie ostiche per il non specialista e nemmeno semplici per gli stessi addetti ai lavori (mi riferisco in particolare alle tematiche della proprietà intellettuale).
    Cordialità
    Daniele Coliva
    non+autenticato

  • - Scritto da: Traversin
    > > verità, la questione è
    > molto
    > > più complessa e molta parte della
    > > dottrina (direi la maggioranza) parla
    > > giustamente di "responsabilità
    > > oggettiva" in caso di attività
    > > pericolose.

    Coliva:
    > Appunto, oggettiva in quanto la prova
    > liberatoria sull'imputabilità
    > è talmente difficile da fornire, da
    > essere in pratica impossibile. Ciò
    > non toglie che il danneggiato da
    > attività pericolose debba comunque
    > fornire la dimostrazione del danno subito,
    > della sua entità e del fatto che il
    > danno lamentato sia in nesso causale con
    > l'evento dannoso.

    ***senta Coliva, mi sa che Lei una causa da spam neppure se la immagina. Cosa dovrebbe fare il danneggiato se non provare il fatto storico come hanno scritto De Giorgi-Lisi???
    Si prova lo spam , cioè aver ricevuto una mail commerciale e basta e si dice di aver ricevuto un danno (così hanno fatto anche nell'atto di citazione di cui alla sentenza commentata).
    Quindi veramente non riesco a non vedere pretestuosità nelle Sue parole!


    Coliva:
    > Se precisare che una determinata ipotesi
    > normativa è "divulgata" in maniera
    > inesatta è pretestuoso, allora
    > sì, lo confesso, sono pretestuoso.
    > Spiegare la materia giuridica con
    > semplicità senza cadere
    > nell'accademico non è semplice,
    > tuttavia non si possono dare informazioni
    > sbagliate, altrimenti le persone si
    > convincono che basti lamentare di essere
    > vittime di spam per portarsi a casa un
    > migliaio di euro.

    ***mio caro Coliva lo sa anche Lei che l'articolo è chiaro e semplice e dall'intento divulgativo ed è Lei mi sa che ha le idee un po' confuse!

    Con altrettanta cordialità. Dott. Paolo Traversin
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > - Scritto da: Traversin
    > ***senta Coliva, mi sa che Lei una causa da
    > spam neppure se la immagina. Cosa dovrebbe
    > fare il danneggiato se non provare il fatto
    > storico come hanno scritto De Giorgi-Lisi???

    Questo è lo step 1.

    > Si prova lo spam , cioè aver ricevuto
    > una mail commerciale e basta e si dice di
    > aver ricevuto un danno (così hanno
    > fatto anche nell'atto di citazione di cui
    > alla sentenza commentata).

    Bene, l'attore afferma di avere patito un danno. La mera affermazione non basta, occorre dimostrare: a) che esiste un danno; b) che questo danno ammonta a X (salvo il potere del giudice di liquidare una cifra diversa).

    > Quindi veramente non riesco a non vedere
    > pretestuosità nelle Sue parole!

    Senta Traversin, io cerco di scrivere in tono pacato, e non offendo nessuno, non mi piace essere provocato. Credo di avere qualche esperienza di contenzioso giudiziale e proprio in tema di responsabilità civile, e ho visto qualche causa, per cui la sua affermazione in ordine alle mie conoscenze di procedimenti è poco opportuna.

    > ***mio caro Coliva lo sa anche Lei che
    > l'articolo è chiaro e semplice e
    > dall'intento divulgativo ed è Lei mi
    > sa che ha le idee un po' confuse!

    La confusione sta nel confondere l'inversione dell'onere della prova sull'imputabilità dell'illecito con la prova del danno. Che poi ci sia la tendenza ad individuare il pregiudizio in re ipsa, allora è un altro discorso. Ma è il merito di ogni singola causa.

    > Con altrettanta cordialità. Dott.
    > Paolo Traversin

    Cordiali saluti
    Daniele Coliva
    non+autenticato

  • Coliva:
    >
    > Se precisare che una determinata ipotesi
    > normativa è "divulgata" in maniera
    > inesatta è pretestuoso, allora
    > sì, lo confesso, sono pretestuoso.
    > Spiegare la materia giuridica con
    > semplicità senza cadere
    > nell'accademico non è semplice,
    > tuttavia non si possono dare informazioni
    > sbagliate, altrimenti le persone si
    > convincono che basti lamentare di essere
    > vittime di spam per portarsi a casa un
    > migliaio di euro.
    >
    Sig. Coliva, ma Lei la sentenza l'ha letta prima di parlare?
    Il giudice ha sentenziato semplicemente sulla base del fatto storico: e cioè sulla ricezione di una spam mail da parte dell'avvocato attore!!! Nessuna dimostrazione del danno, nessuna stringente dimostrazione del nesso di causalità! Il danno è stato valutato equitativamente dal giudice. Penso abbia ragione Traversin a dire che Lei cause di questo tipo neppure le abbia mai immaginate!
    Prima di affermare che si danno informazioni sbagliate o inesatte dovrebbe stare più attento e spero che gli avv.ti De Giorgi-Lisi (profondi conoscitori della materia) possano prendere provvedimenti nei Suoi confronti per le semplicistiche e pretestuose accuse da Lei affermate. Distinti saluti. Paolo Romani
    non+autenticato

  • > Sig. Coliva, ma Lei la sentenza l'ha letta
    > prima di parlare?
    > Il giudice ha sentenziato semplicemente
    > sulla base del fatto storico: e cioè
    > sulla ricezione di una spam mail da parte
    > dell'avvocato attore!!! Nessuna
    > dimostrazione del danno, nessuna stringente
    > dimostrazione del nesso di causalità!
    > Il danno è stato valutato
    > equitativamente dal giudice. Penso abbia
    > ragione Traversin a dire che Lei cause di
    > questo tipo neppure le abbia mai immaginate!

    E sotto questo profilo la sentenza è alquanto carente. Il giudice ha dato per scontata l'esistenza del danno, quando questa deve, secondo le regole generali, essere provata da colui che ne chiede il risarcimento. Parlando con altri colleghi della decisione ho raccolto la loro insoddisfazione proprio sulla mancanza di motivazione sul danno. Ricordo che la valutazione equitativa riguarda solamente l'entità (monetaria) del danno e non la sua esistenza, che deve essere dimostrata. Il principio è generale, sia che si parli di spam sia che si discuta del danno da uccisione di un congiunto.
    La mia precisazione verteva unicamente sul fatto che l'art. 2050 c.c. non esonera il danneggiato dalla prova del pregiudizio e del nesso causale.

    > Prima di affermare che si danno informazioni
    > sbagliate o inesatte dovrebbe stare
    > più attento e spero che gli avv.ti De
    > Giorgi-Lisi (profondi conoscitori della
    > materia) possano prendere provvedimenti nei
    > Suoi confronti per le semplicistiche e
    > pretestuose accuse da Lei affermate.

    Si dia una calmata e legga meglio prima di offendere.

    > Distinti saluti. Paolo Romani

    Cordialità
    Daniele Coliva
    non+autenticato
  • Ehmm, che ne dite di calmare un po' gli animi?
    Io e Maurizio non faremo assolutamente nulla nei confronti del collega Coliva, che è anche un fine conoscitore della materia.
    Effettivamente nell'articolo alcune cose forse andavano precisate meglio, ma l'intento era quello divulgativo e soprattutto quello di far riflettere prima di intentare una causa per SPAM sulla base delle informazioni contenute su alcuni siti che già raccolgono fac simile di atti di citazione per intentare cause contro lo spamming!
    Considero la discussione sempre un arricchimento e mai pretestuosa, anche in caso di feroci critiche (motivate o non motivate che siano). Inoltre, so benissimo difendermi da solo! (non preoccupateviA bocca aperta)
    L'avv. Coliva ha ben sottolineato la sua lettura interpretativa, probabilmente prima di leggere dettagliatamente la sentenza che abbiamo commentato e senza valutare l'opportunità di un eccessivo approfondimento in articoli che hanno diversa natura e scopo. In ogni caso, ho apprezzato i suoi contributi.
    Cordialissimi saluti a tutti. Andrea Lisi (andrealisi@scint.it)
    non+autenticato
  • L'art. 2050 c.c. inverte sì l'onere della prova, ma sull'elemento dell'imputabilità dell'illecito (la colpa o il dolo); non esonera certamente dalla prova dell'esistenza del danno e del nesso causale rispetto alla condotta.

    Il danno va provato in ogni caso o comunque ne va provata la sussistenza, potendo il giudice quantificarlo in via equitativa in base all'art. 1226 c.c.
    In sostanza, il danneggiato deve provare il fatto, il danno ed il nesso causale. Spetterà al danneggiante fornire la prova liberatoria (diabolica) prevista dal 2050 c.c.

    Inoltre, l'art. 2050 c.c. è un caso particolare di fatto illecito, la cui clausola generale è costituita appunto dall'art. 2043 c.c. Il giudice non ha quindi sbagliato nell'applicazione di quest'ultima norma.

    Infine, per le cause relative a fatti ante codice della privacy, il giudice di pace è autorità giudiziaria ordinaria, anche se composto da magistrati onorari, cioè non di carriera.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > L'art. 2050 c.c. inverte sì l'onere
    > della prova, ma sull'elemento
    > dell'imputabilità dell'illecito (la
    > colpa o il dolo); non esonera certamente
    > dalla prova dell'esistenza del danno e del
    > nesso causale rispetto alla condotta.

    giusto e, infatti, gli autori espressamente dicono "quando si chiede l'applicazione dell'art. 2050 c.c., occorre dimostrare il fatto storico da cui è derivato il danno rimettendosi, poi, al convenuto l'onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele per evitare il danno stesso (cd. principio di inversione dell'onere della prova)." ...è chiaro che si tratta di un articolo non per giuristi e quindi è stato scritto in mnaiera più "elastica"

    > Inoltre, l'art. 2050 c.c. è un caso
    > particolare di fatto illecito, la cui
    > clausola generale è costituita
    > appunto dall'art. 2043 c.c. Il giudice non
    > ha quindi sbagliato nell'applicazione di
    > quest'ultima norma.

    ***no e, infatti, ha sbagliato l'avvocato nel suo "atto di citazione" a indicare quel riferimento normativo e a richiare di dover trattare un caso più semplice in maniera più difficile...

    > Infine, per le cause relative a fatti ante
    > codice della privacy, il giudice di pace
    > è autorità giudiziaria
    > ordinaria, anche se composto da magistrati
    > onorari, cioè non di carriera.

    **ti consiglio di rileggere cosa diceva la dottrina in proposito.
    saluti.
    non+autenticato


  • > giusto e, infatti, gli autori espressamente
    > dicono "quando si chiede l'applicazione
    > dell'art. 2050 c.c., occorre dimostrare il
    > fatto storico da cui è derivato il
    > danno rimettendosi, poi, al convenuto
    > l'onere di dimostrare di aver adottato tutte
    > le cautele per evitare il danno stesso (cd.
    > principio di inversione dell'onere della
    > prova)." ...è chiaro che si tratta di
    > un articolo non per giuristi e quindi
    > è stato scritto in mnaiera più
    > "elastica"

    E' vero, ma il periodo del commento non è citato per intero, il testo integrale recita testualmente: "Norma [l'art. 2050, n.d.r.], peraltro, che avrebbe liberato l'attore dall'onere di provare il danno subito (anche di natura non patrimoniale ai sensi dell'art. 29, 9° comma) e il nesso di causalità con l'azione del convenuto, essendo sufficiente, quando si chiede l'applicazione dell'art. 2050 c.c., dimostrare il fatto storico da cui è derivato il danno rimettendosi, poi, al convenuto l'onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele per evitare il danno stesso (cd. principio di inversione dell'onere della prova).".


    > ***no e, infatti, ha sbagliato l'avvocato
    > nel suo "atto di citazione" a indicare quel
    > riferimento normativo e a richiare di dover
    > trattare un caso più semplice in
    > maniera più difficile...

    Esatto, ma a parte la considerazione che iura novit curia, se non c'è errore non c'è spazio per un'eventuale riforma.

    > > Infine, per le cause relative a fatti
    > ante
    > > codice della privacy, il giudice di pace
    > > è autorità giudiziaria
    > > ordinaria, anche se composto da
    > magistrati
    > > onorari, cioè non di carriera.
    >
    > **ti consiglio di rileggere cosa diceva la
    > dottrina in proposito.

    Non è discutibile che il GdP sia parte dell'a.g.o. Il problema si pone in termini di valore della causa, per cui se è fatto valere un diritto diverso dal risarcimento di danni inferiore ai vecchi 5 milioni, la causa ha valore indeterminabile e quindi appartiene alla cognizione del tribunale. L'art. 152 del t.u. ha innovato prevedendo, anche per le cause non di impugnazione, un procedimento avanti il solo tribunale, e assimilabile in parte all'opposizione ex lege 689/1981.

    cordialità
    Daniele Coliva
    non+autenticato
  • La causa non è detto che abbia un valore indeterminabile (nel qual caso si dovrebbero pagare anche circa 154 euro di contributo unificato, mi pare); se io chiedo, che so, 1000 euro di risarcimento, ecco che il valore non è più indeterminabile e la causa è di competenza del GDP. Questo per quanto riguarda il valore. La questione della competenza per materia effettivamente può suscitare dubbi, anche se io propenderei comunque per la competenza del GDP, che è sempre Autorità Giudiziaria; il tribunale, invece, è sicuramente competente solo nel caso di opposizione al provvedimento del Garante per la Privacy. Inoltre, sotto il profilo territoriale, secondo me il foro di competenza è quello del danneggiato, così come avviene nel caso di altri illeciti on line (ingiuria) dove tale competenza si radica nel luogo in cui il pregiudizio viene effettivamente avvertito, e cioè il luogo di residenza del danneggiato. Si potrebbe inoltre ritenere che un privato cittadino, che riceve un messaggio promozionale via e-mail, sia tutelato dal dlgs. 185/99 (sulla tutela dei consumatori nei contratti a distanza) 70/2003 con conseguente foro inderogabile individuato sulla residenza appunto dell'utente-"spammato". Le mie sono solo riflessioni, attendo correzioniSorride
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La causa non è detto che abbia un
    > valore indeterminabile (nel qual caso si
    > dovrebbero pagare anche circa 154 euro di
    > contributo unificato, mi pare);

    Questo discorso vale per le cause promosse a suo tempo in base all'art. 29 l. 675. Dall'1/1/2004 si applica l'art. 152 del t.u. che prevede espressamente una competenza esclusiva del tribunale.
    Ci possono essere poi cause di valore intrinsecamente indeterminato, es. un accesso ai propri dati, che non è possibile quantificare.

    non+autenticato
  • Noto con piacere la presenza di persone competenti in materia, per cui farò un'ulteriore osservazione, anzi una domanda:
    I discorsi finora fatti presuppongono che Tizio, ricevuta l'email pubblicitaria, si rivolga direttamente all'Autorità Giudiziaria sia per l'accertamento del merito vero e proprio, sia per la determinazione del quantum, e cioè la quantificazione del danno. Mettiamo invece che Tizio si sia rivolto prima al Garante (vigente la 675/96), abbia ottenuto un provvedimento di accoglimento del ricorso che accerti i fatti e le responsabilità dello "spammer"; mettiamo che il provvedimento del Garante non venga impugnato nei termini, davanti al Tribunale.
    Ora che deve fare Tizio per ottenere il risarcimento del danno? Io penso che possa rivolgersi al GdP, dato che ormai non si discute più del merito, ma si tratta solo di quantificare il danno già definitivamente accertato dal Garante. Si tratta di azionare un credito, in sostanza, anche se non determinato nell'ammontare. Mi sbaglio?
    non+autenticato
  • Troppo spesso ricevo chiamate dalla telecom o altre società telefoniche che mi propongono offerte adsl e simili. Ho chiesto più volte di essere escluso dalle loro liste pubblicitarie, mi hanno detto che poichè il mio numero è sull'elenco telefonico, loro possono chiamarmi quando e quanto vogliono, purchè non attraverso sistemi automatici. Può essere vero, ma io dovrei avere il diritto di chiedere di non ricevere più comunicazioni commerciali di questo tipo. Loro lo negano. Qualcuno sa chi dei due ha ragione? E nel caso cosa potrei fare?
    non+autenticato