Editoriale 11/6/2000

Siamo proprio sicuri che Microsoft sia l'unica monopolista sul mercato informatico? Oggi forse sì, ma nel recente passato certamente no. Che la sua compare si sia dimostrata più astuta?

Microsoft è stata giudicata un monopolio e quindi, a meno di sorprese durante l'inevitabile appello che ne seguirà, verrà scissa in due parti. La colpa più grossa del gigante di Redmond non sta tanto nel fatto, di per sé ammissibile, di possedere oltre l?80% del mercato dei sistemi operativi, quanto semmai nell?aver abusato di questa sua posizione dominante per sotterrare gli avversari o "pilotare" le scelte dei produttori e dei rivenditori di PC.
Da quando digito caratteri su di uno schermo io ho però sempre sentito parlare, in realtà, di duopolio: la parola Wintel fa venire in mente qualcosa? E sì, si direbbe proprio che in tutta questa faccenda Intel abbia perso quel ruolo di monopolista che sempre le è stato attribuito.
Sebbene il caso Microsoft sia sicuramente il più eclatante e giustamente degno di considerazione, non scordiamo che Intel solo pochi anni or sono deteneva nelle sue mani oltre il 90% del mercato dei processori per PC e che oggi, nonostante tutto, ne gestisce ancora una fettina pari a quasi l?80% del totale.
Come Microsoft ha sfruttato la sua posizione per rifilarci Internet Explorer, Intel non avrebbe forse potuto sfruttare la sua per rifilarci i suoi chipset? Sono in molti a credere di sì, specie considerando quante difficoltà abbiano incontrato i suoi (per la verità pochi) avversari nel proporre le proprie soluzioni tecniche ai produttori di schede madri.
Oggi AMD sembra d?improvviso aver trovato la giusta corrente e procedere a vele spiegate, mentre dall?altra parte Intel, nell?ultimo anno, sembra non averne indovinata una: chipset bacati, scelte azzardate, problemi di produzione, annunci ?virtuali? e via di questo passo. Insomma, l?inventrice del microprocessore x86 sembra essersi trasformata, dopo 32 anni di storia, in un laboratorio di artigiani del microchip. Effetto della tecnologia moderna, o forse della prima vera concorrenza, chissà. Certo è che il caso Microsoft deve averle dato parecchio su cui meditare. Meglio un 10% in meno oggi che un 50% domani, voi che dite?
Alessandro Del Rosso
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