Caro Sledgehammer, su Napster ti sbagli

Uno dei massimi musicisti viventi si scaglia contro il sistema accusato di favorire la pirateria musicale. Eppure alcuni accenti nelle sue parole producono una inusuale stonatura

Web - Peter Gabriel è uno dei massimi esponenti della musica di questi decenni, è un ricercatore e uno sperimentatore, uno che ha fatto della rottura degli schemi la propria bandiera. Ha affrontato tra i primissimi il computing e il multimediale, con produzioni (penso alla vecchia e attualissima "Eve", ma ce ne sono diverse altre) che rimarranno nella storia. Se di Napster avessero parlato (ancora) i Metallica o simili, in pochi si sarebbero scomodati per affrontare nuovamente l'argomento. Ma a scomunicare il più conosciuto dei sistemi scambia-file online è stato addirittura Peter Gabriel. Occorre dunque prenderne atto, sebbene le sue parole mi siano parse, per la prima volta, stonate.

Non so quanto Gabriel conosca Napster. Ne parla come di un sito, dice che lo vorrebbe chiuso, non accenna ai molti altri sistemi che, come Napster e molto più di Napster, consentono ad utenti internet di scambiare file musicali e non solo in tutto il mondo. Sì, perché condannando Napster in quanto sostenitore di attività di pirateria, non si possono ignorare, e quindi assolvere, tutti gli altri sistemi che consentono di fare la stessa cosa. Non solo, ci si assume anche la responsabilità di dover trovare un modo "tecnico", oltre che giuridico, per impedire a questi ambienti di prosperare.

Ed è qui la nota stonata. L'impossibilità di porre un freno effettivo a sistemi come Gnutella o ancor più Freenet, rende pressoché accademica l'intera discussione. Chiedere di chiudere Napster, a fronte di quello che c'è in giro, in bocca a personaggi meno carismatici di Gabriel appare una provocazione o un ingiusto accanimento. Perché chiuderlo non risolverebbe alcuno dei problemi che vengono esposti, anzi probabilmente darebbe maggiore forza agli schemi e ai sistemi alternativi a Napster e invisi a tutta l'industria discografica.
Sarebbe prezioso, da parte di una delle voci più ascoltate della musica contemporanea, un contributo nella direzione opposta, verso l'innovazione del diritto d'autore e di copyright, in grado di garantire chi produce opere di ingegno senza intestardirsi però a riproporre, nell'era delle nuove tecnologie di comunicazione, modelli di business che con questa hanno sempre meno a che fare.

Gilberto Mondi