UMTS, varato il digital divide di Stato

Il minimo che il Governo intende racimolare dall'asta delle licenze per il wireless ultraveloce è un massimo che si ripercuoterà sulle tasche dell'utenza e sul futuro dei servizi UMTS

Roma - Le aziende interessate dovranno sbranarsi per le licenze UMTS mettendo sul piatto almeno 4mila miliardi, somma notevolissima che appesantirà i costi del "rivoluzionario" servizio di iperconnettività wireless. Stando alle ultime decisioni del Governo, essendo cinque le licenze UMTS in gioco, 20mila miliardi è la somma minima che entrerà nelle tasche dello Stato.

Nei prossimi giorni, pare entro il 27 giugno, dovranno essere decisi i dettagli della gara, questioni in realtà rilevanti come le "modalità di rilancio" delle aziende partecipanti. I "concorrenti", infatti, partendo da una base di 4mila miliardi, potranno scannarsi a piacere con rilanci successivi.

I tecnoguru e gli esperti governativi vedono nella diffusione dei cellulari in Italia il motivo principale per il quale il pubblico nostrano dovrebbe decidere di acquistare e utilizzare i servizi UMTS, ma c'è chi teme che le somme richieste alle aziende si ripercuoteranno pesantamente sui costi dei servizi stessi per l'utente finale.
Con tariffe più elevate, peraltro già "annunciate" da alcuni degli operatori che cercano le licenze UMTS, la nuova tecnologia vede già in partenza ridotte le proprie possibilità di diffusione. Ci vorrà probabilmente molto tempo prima che, con il lento allargarsi del mercato e l'ammortizzamento della spesa iniziale costituita dall'acquisizione della licenze, gli operatori arrivino a praticare tariffe "popolari", la vera chiave di volta secondo alcuni per la diffusione dell'UMTS in Italia.

Da quanto si è appreso, le modalità di assegnazione delle cinque licenze si baseranno su una "prequalificazione" alla gara e su una fase successiva nella quale, oltre al "peso" dell'offerta in termini economici, si valuterà anche il "peso" sul piano tecnico e della qualità.