Spray al pepe contro i cellulari al cinema

di P. Carnera - L'arresto di una coppia in Florida, troppo indaffarata col proprio telefonino per vedere l'inizio del film, può rappresentare l'alba della squisitezza?

Spray al pepe contro i cellulari al cinemaRoma - Apprendo con emozione che una coppia di non più giovanissimi signori di St. Petersburg in Florida è finita in questura e poi in gattabuia per una intera serata. La loro colpa è essersi armati di cellulare ed aver conversato mentre partivano i titoli di testa di una pellicola proiettata in un cinema locale.

L'uso screanzato del telefonino è da anni un problema generale che non ha fin qui trovato soluzione a causa della fascinazione di massa e dell'inazione dei nostri politici, troppo attenti a compiacere per tentare la via di un'educazione possibile all'utilizzo di questa nuova tecnologia. Basta trovarsi in una sala d'aspetto, in un autobus e persino in un cinema per riconoscere, nei sempre più rumorosi trilli, melodie d'autore certo degne di un altro destino: ho notato che, ridotto a squittìo polifonico, persino il Requiem di Mozart ha cominciato ad innervosirmi.

Dicevo però dell'emozione dell'arresto dei due infingardi che, alla luce di una legge appena approvata nella regione dove si trova quel fortunato cinema, nel parlare al telefonino nell'oscurità della sala cinematografica non hanno soltanto commesso un'offesa ai danni degli spettatori paganti ma hanno persino violato la legge. Le cronache affermano anche che le maschere in sala hanno chiesto con ferma gentilezza ai due di chiudere la conversazione. Non avendo eseguito, la stessa domanda è stata posta loro poco dopo da due poliziotti ai quali quei due facinorosi hanno avuto l'ardire di rispondere spiegando dove avrebbero dovuto riporre i loro manganelli. Insomma è finita con una mezza zuffa, con uno spray al pepe che ha consentito di immobilizzarli e portarli fuori dal cinema tra, immagino, gli applausi dei presenti. Uno dei due, a posteriori, si è difeso dicendo che parlava di una cosa urgente con la sua mamma. Un figlio d'oro. Un vero peccato che non gli sia venuto in mente di farlo fuori dal cinema. Quella mamma deve averlo educato male.
Sappiamo tutti che altrove, a New York, è da qualche tempo in vigore una legge che punisce con 50 dollari di multa chiunque rovini una pubblica esibizione, uno spettacolo o una rappresentazione a causa delle urla elettroniche di un paganini represso ingabbiato nel proprio cellulare. È vero, sono 50 dollari che ben in pochi hanno pagato, pare anzi che nessuno sia ancora incappato in questa sanzione, eppure è uno di quei provvedimenti che dovrebbero essere presi ad esempio come impiego intelligente della politica nell'educazione all'uso consapevole delle tecnologie. In Florida hanno preso la palla al balzo e a leggere le cose americane parrebbe che anche altri stati federali si stiano attrezzando per dare una regolata agli appassionati del wireless più costoso.

Le notizie dalla Florida e da New York fanno presagire che, seppure lentamente, una teletiquette possa farsi largo, come un sublime schizzo di squisitezza in un oceano di fangoso silicio. Non vorrei però che il godimento che certo in molti abbiamo provato nel leggere la notizia dell'arresto in Florida metta in ombra l'insegnamento che occorre trarne.

Il cellulare non è più soltanto un telefono, è sempre più spesso un parco giochi, un oggettino pieno di stuzzicanti sorpresine, perlopiù a pagamento, è un portale di accesso verso siti e servizi ed è quindi destinato ad assumere una importanza sempre maggiore nella vita di tutti coloro che possono permetterselo. È, per così dire, l'avanguardia delle nuove tecnologie e, tra queste, quella che urla e strepita di più. Forse proprio da qui, da un uso più consapevole del telefonino, magari puntato all'utilità più che al gioco, un uso che comprenda tra le opzioni anche lo spegnimento dell'aggeggio, potrebbe nascere una consapevolezza nuova su cosa significhi convivere con le nuove tecnologie.

P. Carnera
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