BT sostiene di avere il brevetto dei link

Il colosso delle telecomunicazioni britannico se ne esce con una rivelazione shock: nel 1976 avrebbe brevettato il sistema di collegamento ipertestuale. E ora vuole royalties dai provider

BT sostiene di avere il brevetto dei linkLondra - Può sembrare incredibile ma dato che a pretendere i diritti sulla connessione ipertestuale, o link, è un colosso come British Telecom, per quanto incredibile occorre prenderne atto e prepararsi al peggio.

Pare infatti che l'ufficio legale dell'azienda, una delle maggiori compagnie del settore di tutto il mondo, si sia reso conto che nel lontano 1976 BT, allora General Post Office (GPO), ha depositato un brevetto per una tecnica che ricorda molto da vicino il link ipertestuale. Nel 1989 quella richiesta di brevetto sarebbe stata esaudita dall'ufficio britannico competente.

Per rendersi conto della cosa basta dare un'occhiata alla presentazione del brevetto 4.873.662 "Hidden Page" ("Pagina nascosta") posseduto da BT: "L'informazione da visualizzare su un terminale viene archiviata in blocchi la prima parte dei quali contiene l'informazione che viene effettivamente visualizzata mentre la seconda parte contiene informazione relativa a quella visualizzata e che può essere utilizzata in risposta ad un comando da tastiera".
"Per esempio - continua l'abstract del brevetto - la seconda parte del blocco potrebbe contenere informazioni utili a fornire l'indirizzo completo di un altro blocco di informazione da selezionare con un secondo comando sulla tastiera".

Su queste basi, BT pare si appresti a chiedere royalties sull'uso dei link ipertestuali a provider ed editori di mezzo mondo e forse più. Ha già dichiarato di voler investire questi fondi in ricerca e sviluppo. Ma di certo non sarà facile per BT superare le opposizioni che inevitabilmente metteranno in campo tutti gli operatori del settore a cui verranno richieste "percentuali" dovute all'uso dei link. BT ha "comunque assicurato" che nulla verrà chiesto agli utenti privati?
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