Il Giappone forgia superchippetti

Alcuni scienziati hanno messo a punto un processore che promette di divenire il principale tassello di supercomputer molto compatti, capaci di fornire prestazioni nell'ordine dei petaflops. Sfida agli USA

Tokyo (Giappone) - Il Giappone, che con l'Earth Simulator di NEC detiene nelle sue mani il primato del più potente supercomputer al mondo, sembra deciso a conservare l'ambito record sfidando gli Stati Uniti in uno dei settori più promettenti del calcolo ad alte prestazioni: quello dei cosiddetti supercomputer-on-a-chip.

L'Istituto nazionale di ricerche fisiche e chimiche, noto in ambito internazionale in lingua inglese con l'acronimo RIKEN, ha svelato pochi giorni fa un nuovo processore, battezzato MDGrape 3, progettato per massimizzare l'efficienza di calcolo in specifici ambiti della ricerca scientifica.

Gli scienziati del RIKEN hanno spiegato che il nuovo system-on-a-chip rappresenta il fondamento per una futura generazione di elaboratori capaci di fornire, a prezzi e consumi energetici ragionevoli, potenze di calcolo dell'ordine dei petaflops (milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo). Tanto per fare un confronto, l'Earth Simulator ha oggi una potenza di 36mila miliardi di flops.
MDGrape 3 è per certi versi simile al processore Cell di IBM, lo stesso che promette di fornire, in un solo chip, prestazioni nell'ordine dei teraflops.

Le prime versioni sperimentali del superchippetto giapponese sono oggi capaci di fornire potenze di calcolo appena al di sotto dei 250 gigaflops ad una frequenza di clock di 350 MHz. E' questo un rapporto clock/prestazioni che, secondo il RITEK, è sensibilmente superiore a quello dei comuni processori general purpose.

L'MDGrape 3 è stato ottimizzato per eseguire lunghe e ripetitive sequenze di calcoli su di un insieme di dati relativamente piccolo, una caratteristica che lo rende particolarmente adatto per l'impiego in settori quali le scienze naturali e la bio-nanotecnologia.

"Possiamo ottenere performance fino a 100 volte superiori grazie alla specializzazione dei processori. I chip general-purpose non possono più rispondere con efficacia alle esigenze di calcolo del mondo scientifico", ha affermato Makoto Tanji, un ricercatore di RIKEN.
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