CyberWAR: sotto attacco i computer americani

Dall'amministrazione Clinton la conferma: dall'estero i sistemi informativi americani vengono sottoposti a continui scanning alla ricerca di buchi e vulnerabilità. Primi passi di un nuovo genere di conflitto?

Washington (USA) - "Si rischia una Pearl Harbor informatica, un disastro senza precedenti": con queste parole un altissimo funzionario dell'amministrazione Clinton ha "terrorizzato" Congresso e media americani, parlando delle nuove scoperte della "difesa informatica".

Secondo Richard Clarke, che coordina il Consiglio per la sicurezza delle infrastrutture e l'antiterrorismo, "non siamo più di fronte ad una minaccia teorica ma ad un dato di fatto". Il pericolo, per gli States, non è dato soltanto dal fatto di avere numerosi nemici grandi e piccoli nel mondo ma di dipendere anche in modo massiccio dalle infrastrutture di telecomunicazione. Sono anni che lo stesso Clarke avverte di un possibile, disastroso "Pearl Harbor" informatico.

Lo scenario è decisamente preoccupante. Il gruppo di Clarke, è stato detto, ha rilevato che diversi paesi sono impegnati "in un tracciamento elettronico delle reti informative infrastrutturali degli Stati Uniti. Stanno cercando modi per aggredire i network americani in periodo di guerra".
Sebbene non siano stati nominati i paesi, da più parti si parla della Corea del Nord e già in passato i vertici della CIA avevano avvertito il Congresso delle operazioni di "information warfare" attive in Russia e Cina.

Come noto, da tempo gli USA si preparano a quella che definiscono "guerra dell'informazione", prevedendo anche la possibilità di attaccare "i sistemi nemici", oltre che difendersi. Secondo Clarke i pericoli sono molti: "Immaginate uno scenario nel quale le città hanno perso il controllo dell'energia e dei telefoni, in cui i gasdotti saltano in tutto il paese e i treni deragliano. Dopo un attacco del genere molti vorranno sopprimere le libertà civili... Non so se prima di Pearl Harbor un aereo-spia ogni giorno passasse a verificare le condizioni dell'obiettivo. Ma so che se ci fosse stato e lo avessimo saputo, qualcosa di preventivo si sarebbe potuto fare. Oggi abbiamo l'equivalente di aerei-spia nemici che sorvolano il loro obiettivo tracciando le nostre reti".

"Non posso capire - ha attaccato Clarke - come sia possibile che un paese come il nostro veda quanto sta accadendo e non reagisca".
TAG: cybercops