IBM spinge il software Linux

IBM espande i suoi Solution Partnership Centers in tutto il mondo dando così una spinta decisiva allo sviluppo di applicazioni Linux per i suoi server

NEW YORK (USA) - Nei prossimi mesi IBM porterà gli attuali Solution Partnership Centers (SPC), luoghi dove gli sviluppatori Linux possono creare e testare i loro prodotti, da 2 a 12, coprendo tutti e 5 i continenti.

Gli SPC permettono agli sviluppatori di provare i loro programmi in ambienti di lavoro reali ed avendo a disposizione tutta la documentazione, il supporto tecnico e le novità sull'hardware ed il software dei server IBM. Per l'azienda questo è un passo importante affinché la comunità di sviluppatori possa creare software open source di qualità ed altamente affidabile.

Questo imponente incedere di Big Blue verso la piattaforma Linux non ha più connotati "pionieristici" ma va in contro ad una precisa tendenza della domanda.
IBM fa sapere che gli ambiti d'utilizzo più frequenti per i suoi server Linux sono quelli dipartimentali, attraverso servizi come l'archiviazione, la stampa e la pubblicazione di siti Web, ma si sta facendo sempre più importante anche la richiesta di server Linux capaci di fa girare grosse applicazioni open source.

IBM pensa che i tempi non siano ancora del tutto maturi per incoraggiare allo stesso modo lo sviluppo di applicazioni desktop, ma non dubita che la domanda nei prossimi 6 mesi possa crescere abbastanza da prendere presto in considerazione anche questo nuovo campo d'applicazione per Linux.

Ad oggi IBM conta circa 100 partnership con sviluppatori in tutto il mondo appartenenti al programma IBM ServerProven, un programma che consente a sviluppatori hardware e software di testare i loro prodotti su server Netfinity in ambienti di lavoro reali. All'interno di questo programma sono previste 53 certificazioni per le 4 maggiori distribuzioni Linux.